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I permessi legge 104 devono essere programmati?

I permessi legge 104 devono essere programmati? Vediamo cosa dice la legge e la differenza tra dipendenti pubblici e privati.

di The Wam

Luglio 2022

I permessi legge 104 devono essere programmati? La questione è stata spesso terreno di scontro tra datori di lavoro e fruitori dei permessi retribuiti (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE:

I permessi legge 104 devono essere programmati: dipendenti pubblici

In questo articolo verifichiamo come funziona nella pubblica amministrazione e nei posti di lavoro privati.

Partiamo dai dipendenti pubblici.

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Di recente alcuni contratti della pubblica amministrazione hanno introdotto delle novità, una in particolare: il lavoratore che assiste un familiare con disabilità grave deve predisporre una programmazione mensile e solo in caso di urgenza potrà comunicare l’assenza nelle 24 ore precedenti e comunque non oltre l’orario di inizio dell’attività lavorativa.

In particolare le norme riguardano questi comparti:

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I permessi legge 104 devono essere programmati: tre norme

Per i dipendenti di questi settori sono state inserite nei contratti tre norme:

I permessi legge 104 devono essere programmati: solo caregiver

È opportuno precisare che queste disposizioni riguardano solo i caregiver familiari, e cioè i lavoratori che assistono dei familiari con disabilità, (I permessi legge 104 sono cumulabili?)

Sono esclusi da queste “regole” i dipendenti con disabilità che fruiscono per se stessi dei periodi di permesso retribuito.

Non c’è nessun riferimento preciso. E quindi resta quanto stabilito fino a ora: i dipendenti con disabilità non hanno la necessità di programmare le assenze.

I permessi legge 104 devono essere programmati: settore privato

Se nel settore pubblico si è arrivati a una regolamentazione che mette fine ad annose questioni sulla fruizione dei permessi, nel settore privato la situazione è un po’ più sfumata.

Ma ci sono delle prassi consolidate che dovrebbero garantire sia il lavoratore che ha il compito di assistere un familiare con disabilità, sia il datore di lavoro che deve gestire e far funzionare al meglio la sua azienda. (Permessi legge 104, quante ore di assistenza?)

I permessi legge 104 devono essere programmati: principi generali

Come detto non esiste una disciplina normativa sulla programmazione dei permessi. Per questo motivo vengono richiamati dei principi di carattere generale che consentono la coesistenza delle esigenze del datore di lavoro con quelle del dipendente che deve fruire dei permessi legge 104.

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Il ministero del Lavoro rispondendo a due interpelli (il numero 31 del 2010 e il numero 1 del 2012) ha riconosciuto al datore di lavoro la facoltà di chiedere ai dipendenti la programmazione dei permessi. A patto comunque che questa programmazione non comprometta i diritti della persona con disabilità a una adeguata assistenza.

Nelle circolari si riconosceva la possibili al datore di lavoro di chiedere una programmazione dei permessi fruiti dal dipendente. Poteva essere a cadenza mensile o settimanale.

E poteva farlo quando:

I permessi legge 104 devono essere programmati?

I permessi legge 104 devono essere programmati: accordi mensili o settimanali

Queste ipotesi possono trovare una soluzione con accordi a cadenza mensile o settimanale tra il datore di lavoro e i beneficiari dei permessi. (Tutti i documenti per i permessi legge 104)

Anche i giudici della Cassazione hanno stabilito (sentenza numero 175 del 2005 – Sezione Civile) ha affermato la necessità di intese tra lavoratori e datori di lavoro che non facciano prevalere gli interessi di una parte, ma siano inquadrati in un regime di reciproca comprensione.

Per cui la programmazione settimanale o mensile resta una buona regola di base, ma ciò non esclude che in presenza di improvvise urgenze la tutela dell’assistenza al familiare con disabilità sia prevalente rispetto agli interessi dell’azienda.

Come detto in alcuni contratti collettivi nazionali questa regolamentazione, con tempistiche ben definite, è già stata inserita. Ma dove queste norma non è stata ancora definita può essere utilizzata la prassi che abbiamo appena descritto.

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