Interviste imprenditori

I segreti del miglior Wine Bar campano di musica live: il Tilt

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Quali segreti si nascondono dietro il Wine Bar che offre i migliori spettacoli musicali live della Campania? The Wam è andato a chiederlo al proprietario del Tilt di Avellino. Attività che ha trionfato nella sezione “Best Live Wine Bar” del concorso di Face Night che, ogni anno, premia le migliori realtà del panorama regionale. E assegna i prestigiosi “Oscar della notte”.

In Tilt con Felice…

Felice Caputo, direttore artistico e anima del Tilt, si siede di fronte a noi. Siamo in una sala laterale del locale. L’edificio è immerso nel verde, a due passi dal parco Santo Spirito. Per ora – sono da poco passate le 17 – è un gigante silenzioso. Tranne per la presenza di Felice, del socio Domenico Galasso e di due baristi. 

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«Per quella quelle magliette che facciamo, allora? Scusa, vi rubo solo un minuto». Domenico fa capolino nella stanza. Felice partecipa a ogni decisione: dalla scelta delle t-shirt alle campagne social, dalla selezione delle bibite e quella dei gruppi.

Se durante lo spettacolo un microfono fischia, si salvi chi può: Felice si incazza di brutto. Lo spettacolo e il rapporto con la gente sono sacri. Il direttore artistico – come ama ripetere – è più di un lavoro, è un modo di essere.

Felice, cosa significa questo premio che avete appena vinto?

«E’ il coronamento di un lavoro di quattro anni e mezzo. Fa piacere perché è frutto di due votazioni: le preferenze della gente e quelle degli esperti di settore. FaceNight realizza“ispezioni silenziose” in ogni locale in gara. E’ un onore aver vinto. Con noi competevano realtà più strutturate con tanti anni di esperienza».

Cosa rende il Tilt così speciale?

«Le serate sono il prodotto finale di un lavoro quotidiano. Ogni dettaglio deve essere studiato alla perfezione. La scelta dei gruppi arriva dopo migliaia di ore di ascolto. Setacciamo ogni canale: da quelli tradizionali a quelli digitali. Il Tilt è una delle pagine irpine più seguite, ma anche una di quelle che “segue di più”. Cerco di intercettare le tendenze. Se qualcosa piace alla gente, cerco di capire perché. E, se ne vale la pena, porto quella novità nel mio locale.  Non snobbo nulla prima di averlo conosciuto. Questo non significa appiattirsi sull’opinione comune. Propongo anche artisti di nicchia, ma con la “tecnica del cucchiaino”. Poco per volta. Giocare d’anticipo è fondamentale».

Che intendi con “giocare d’anticipo”?

«Spesso abbiamo anticipato fenomeni che stavano per esplodere. Gruppi in rampa di lancio, ignorati dal grande pubblico. Siamo riusciti a portarli ad Avellino gratis o a cifre irrisorie. Poi, qualche mese dopo, gli stessi gruppi riempivano grandi arene e teatri.  Sono fiero degli artisti portati al Tilt questo inverno: Ghemon, Frah Quintale, Pinguini Tattici Nucleari, Generic Animal, Gnut, Canova e i Sonics».

 

Il palinsesto di musicisti è un punto di forza. Come racconti con efficacia la tua offerta?

«Non descriviamo un gruppo, un artista, una serata, raccontiamo storie. Cerchiamo di farlo in modo diretto e veloce. Vogliamo emozionare chi ci segue: innescare la curiosità e il passaparola. Conosciamo alla perfezione quello che offriamo. E la serata che abbiamo in mente. Amiamo tutti la musica: credo che questo sia un fattore determinante. Dico sempre: «Dammi un contenuto e io te lo “tiltizzo”. Lo rendo appetibile per il nostro pubblico. Conosciamo bene chi ci segue, ma non rinunciamo ad aggiornarci».

Uno dei tratti distintivi del Tilt, sono i grandi eventi a costo zero. Come fate a sostenerli?

«Quando abbiamo creato il Tilt, con Domenico e Roberto Pontis, volevamo offrire un posto diverso. Un luogo dove trovare grandi spettacoli gratuiti. Non abbiamo mai puntato sul guadagno a breve termine. Ci interessava far divertire e far crescere il brand. E così accrescere la nostra famiglia di appassionati. Sono loro, con la straordinaria affluenza, che ci sostengono sempre. Abbiamo una media di mille ingressi a serata durante i live: consumano e se ne vanno soddisfatti. Questo ci consente di offrire gratis lo spettacolo. Il rapporto coi musicisti è altrettanto fondamentale. Dico sempre che al Tilt: «vengono da artisti e se ne vanno da amici». Chi si è trovato bene lo racconta. E questo innesca un circolo virtuoso».

 

Quali sfide e difficoltà hanno reso il Tilt il locale di successo che è oggi?

«Non prendiamoci in giro. Fare impresa, in Italia, è difficile. I problemi con la burocrazia sono enormi. Protocolli di sicurezza, regolamenti sulla somministrazione dei cibi, permessi per l’uso degli spazi esterni. Scegliere i gruppi e organizzare serate non basta. Ho imparato tutto quello che c’è dietro la gestione di un locale. Una selva di norme e regolamenti. Non si può sgarrare o le multe non perdonano. Il segreto è avere dei soci in gamba. Per esempio Domenico è un fantastico Bar manager: tratta con i fornitori, le banche, cura gli aspetti burocratici. Io, da direttore artistico, scelgo chi si esibirà e mi occupo di tenere i contatti con la gente. Siamo una squadra ben assortita. E, sopratutto, siamo riusciti a centrare un obiettivo al quale tenevo».

E cioè?

«Creare un ritorno per i giovani del territorio. I nostri ragazzi, durante gli eventi, sono tutti sotto contratto. Qui le cose si fanno per bene. A una serata possono lavorare anche quindici persone».

Siete stati premiati perché offrite spettacoli musicali straordinari. Quando un evento si definisce grandioso?

«Questa è una domanda difficile. Ormai, da quando faccio questo lavoro, non riesco più a godermi uno spettacolo, stando dal lato del pubblico. C’è sempre l’occhio critico sull’organizzazione, la qualità della musica e della location, la distribuzione degli spazi. Uno spettacolo grandioso è quello offre alla gente emozioni indimenticabili e un po’ di malinconia quando la musica si spegne».

 

Quanta fatica c’è dietro un locale come il Tilt e come si svolge una tua giornata tipo?

«Premetto che io svolgo anche un altro lavoro. Spesso – dopo aver trascorso la notte al locale – inizio subito la nuova giornata. E dormo nel pomeriggio. Il tempo impiegato dipende dal tipo di serata che devo organizzare. Quando ci sono in programma spettacoli importanti, inizio a preparare tutto la mattina. Altrimenti arrivo al locale intorno alle 17. Mi piace controllare tutto: le forniture, la sistemazione dei tavoli, l’umore dei miei collaboratori, i rapporti con i fornitori, le condizioni dell’impianto audio, la disposizione delle luci. Oltre ai rapporti continui con artisti e affezionati: la cura delle pagine social e non solo».

Un lavoro totalizzante e tu sei diventato da poco papà. Come è possibile conciliare questi due aspetti della tua vita?

«Devo essere sincero: è difficilissimo. Spesso non riesco a dedicare il tempo che vorrei a mia figlia. Ci sono giorni nei quali non rientro a casa. Con il locale e poi il doppio lavoro. Ho promesso a me stesso di rimediare. Voglio esserci per la mia famiglia. Faccio tutto questo per loro. Per mia figlia. Perché un giorno possa essere fiera di me». 

Scegli un film e un libro per descrivere il Tilt…

«Per il film dico di sicuro“Paz!”. Ispirato a un’ opera del grande fumettista Andrea Pazienza. Con protagonisti diversissimi fra loro che si incrociano, un po’come accade al Tilt. Dove, oltre alla musica, abbiamo immaginato una offerta varia e ricca: teatro, giochi da tavola, disegno, per riempire anche i pomeriggi in attesa delle serate. Per il libro dico “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni: una raccolta di racconti dove il protagonista si ritrova in uno straordinario bar. Dove si alternano incontri con personaggi sorprendenti».

Quali sono le esperienze che ti hanno formato come direttore artistico?

«Professionalmente tutto quello che abbiamo creato con l’associazione Elementi:  ho imparato a creare spettacoli di grande successo, anche in mezzo a mille difficoltà. E tutti i tour ai quali ho partecipato come musicista. Io e la mia amata batteria. Umanamente due esperienze uniche sono state l’apertura di una azienda agricola, che mi ha fatto capire le difficoltà e il piacere di avere una attività autonoma, e il viaggio a Cuba con i miei amici: emozioni indimenticabili».

Facciamo un passo indietro lungo quattro anni e mezzo: come è nato il Tilt e chi ha scelto questo nome?

«Io, Domenico e Roberto, volevamo creare un locale grandioso che offrisse musica straordinaria. Un punto di riferimento per tutti. All’inizio eravamo indecisi fra altri due nomi oltre a “Tilt”: Titty Twister come il locale del capolavoro di Tarantino, “Dal tramonto all’alba”, e“Zipper Blues”, un gruppo che adoriamo. Poi la scelta è caduta su “Tilt”:immediato, “elettrico” e facile da ricordare. Sì, l’ho scelto io, sono o non sono il creativo della squadra? (Ride ndr)».

Qual è la persona che ti ha insegnato di più?

«Mio padre. Nonostante alcuni scontri avuti in passato. Abbiamo caratteri difficili. Eppure, siamo così simili, anche nei difetti. Lui mi ha insegnato che con la correttezza, la abnegazione e la tenacia, nella vita puoi ottenere quello che vuoi. Mia madre mi ha insegnato a mettere il cuore in tutto ciò che faccio».

Dopo aver guardato indietro, facciamo un salto in avanti. Come vedi il Tilt fra cinque anni?

«Un locale che offre spettacoli ancora più grandiosi. E fa felice migliaia di persone. Voglio sfide sempre più ambiziose. Fra qualche anno vorrei dedicarmi alla cura di grandi eventi che riuniscano grandi folle. Il direttore artistico è la mia vita e spero di continuare a farlo per tanto altro tempo ancora».

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