Idrissa Camarà aiuta la sua gente: Mi vedono come un eroe ma sto solo dando una mano”

L'ex attaccante dell'Avellino, Idrissa Camarà, parla del suo aiuto alla sua gente in Guinea, per contenere l'espandersi del'epidemia del Coronavirus.

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Intervistato dal Corriere dello Sport, l’ex attaccante dell’Avellino, Idrissa Camarà, ora alla Luparense in Serie D, ha raccontato della sua grande opera di solidarietà che sta svolgendo per aiutare la sua popolazione, in Guinea, contro il coronavirus. In una terra, già molto povera e falcidiata da tanti problemi, l’arrivo del coronavirus potrebbe provocare una catastrofe.

Queste le parole di Camarà: “In Guinea da anni mi vedono come un “signore”. Giocando a calcio ammetto che qualcosa guadagno, rispetto agli standard di vita del mio Paese e quindi faccio una vita agiata rispetto a loro. Ma quando posso porto sempre dei regali, come palloni, magliette, tute, ma anche cibo dall’Italia, sostegno a chi ha bisogno. Ad inizio marzo quando è iniziata l’emergenza in Italia, con i primi casi solo a Codogno e in Lombardia, la Serie D era già ferma e prima del lock down ho deciso di partite per la Guinea. Sono partito per aiutare il mio Paese. D’accordo con il mio agente sono tornato in Guinea, non per scappare dall’Italia per paura del contagio, ma per aiutare la mia gente. Sapevo che sarebbe arrivato anche qui. Ho fatto in tempo perchè le autorità africane stavano chiudendo le frontiere verso l’Europa per impedire arrivo di persone che avessero potuto espandere anche da noi il Covid19 e sarebbe stato un casino. Mi sono chiesto. Come posso aiutare la mia gente? Lì manca acqua pulita. non c’è sapone, mascherine, nulla. Qualora arrivasse il coronavirus sarebbe una strage. La cosa da fare era prevenire il contagio, visto che in Guinea un lock down era impossibile da praticare. Le case sono solo luoghi chiusi in spazi aperti, dove vivono anche famiglie con 15 persone in spazi piccolissimi. E soprattutto, qualora venisse a mancare il cibo, ci saremmo ritrovati migliaia di persone ammassate per sfamarsi. Allora ho deciso di dare una mano a garantire a tante famiglie un sostentamento, oltre a fare arrivare guanti, sapone, disinfettante e mascherine. Non sono un eroe, aiuto chi ha bisogno e veder limitato il contagio è una vittoria per me”.

Sul calcio: “Può aspettare, manca sicuramente ma la salute di tutti ora viene al primo posto. Per ora mi limito a tirare due calci al pallone con mio figlio Giuseppe e ci divertiamo così. Poi quando si potrà tornare a giocare in sicurezza ne sarò felice, ma non è il momento. Ora il mio pensiero è aiutare chi soffre, aiutare chi ha bisogno”.

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