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Il caso di Elvira Notari, prima regista italiana: star negli Usa sconosciuta da noi

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Gli attori e le maestranze della sua troupe, e gli stessi familiari, l’avevano ribattezzata “la marescialla” (versione più rispettosa e nobilitante della dialettale e comune “brigadera”), con un misto di timore e ammirazione per quel carattere determinato ed il piglio manageriale “ante litteram” che fecero di lei la prima regista del cinema italiano, e prima donna capace di fondare e dirigere una casa di produzione, la “Dora Film” (dal nome della seconda figlia), tra le più attive in Italia e persino oltreoceano.

Quando il film era “la filma”

Una autentica e coraggiosa pioniera, la salernitana Elvira Coda coniugata Notari. Quando diresse il suo primo “ciak”, nel 1913, l’industria cinematografica italiana era agli albori, e la parola “film”, che indicava la membrana della pellicola, veniva declinata ancora al femminile: “la film”, o persino “la filma”. 

Un personaggio del suo calibro, noto in Italia a pochi addetti ai lavori, in un altro Paese sarebbe un’icona della cultura, e non ci sarebbe da meravigliarsi se Hollywood le dedicasse un film o addirittura un kolossal, come è già accaduto per Tina Modotti e per altre straordinarie e affascinanti figure femminili dell’Europa del primo Novecento. Non a caso, proprio negli Usa la figura di Elvira Notari è da tempo oggetto di studi e ricerche, che si irradiano a tutta l’eccezionale, e misconosciuta, parabola del cinema napoletano delle origini, quando il capoluogo della Campania era il più importante polo artistico e produttivo, insieme a Torino, del cinema italiano. 

Per la illustre antenata delle Wertmuller e delle Cavani, tuttavia, sembra finalmente arrivata anche in Europa e in Italia l’ora della definitiva riscoperta. 

In Germania il cinema ha parlato napoletano

Appena due mesi fa, anche in Germania la storia del cinema ha parlato napoletano. E la figura della regista salernitana ne è stata la testimonial d’eccezione. A lei è stato espressamente dedicato il festival “Transito”, con il successivo simposio di studi, che dal 14 al 21 dicembre scorso ha riunito a Francoforte centinaia di studenti e i più autorevoli esperti del cinema delle origini (accanto alla giovane e quotata rappresentanza di docenti universitarie e studiosi di Napoli – Gina Annunziata, Giovanna Callegari, Lucia Di Girolamo, Mariangela Fornaro, Simona Frasca, Anna Masecchia  – spiccavano gli storici degli atenei di Bologna e di Padova, di Berlino e di Glasgow, ricercatori da Washington e Tel Aviv, musicisti ed artisti da Francia, Gran Bretagna ed Olanda) per iniziativa della Cineteca “Asta Nielsen” di Francoforte, la più importante della Germania.

Icona di questo evento culturale, destinato a segnare una svolta nella storiografia del cinema muto internazionale, è stata l’immagine di Elvira, che campeggiava ovunque nella prestigiosa Università intitolata a Goethe, sede del convegno, ma anche nei locali e sui magazine della capitale dell’euro, a poche centinaia di metri dalla sede della BCE e dei mercatini di Natale dislocati tra l’antico Municipio e il fiume Meno.

Al variegato e attentissimo pubblico che ha gremito il Cinema Pupille l’impatto inedito con i film made in Naples nel primo Novecento ha suscitato un fenomeno di autentica fascinazione, con prevedibili effetti di appeal turistico oltre che di studio e ricerca.

La musica del Sud

Le pellicole della Notari, e di altri interessanti registi come Eugenio Perego, Orazio Cammi, l’irpino Roberto Roberti (al secolo Vincenzo Leone, padre di Sergio), accompagnate dalle sonorizzazioni in diretta (particolarmente suggestivi gli interventi della cantante-attrice Dolores Melodia con il musicista Michele Signore), hanno restituito agli spettatori il sapore delle atmosfere e della musica, del vitalismo popolare e dei paesaggi evergreen del Golfo e del Vesuvio, della Costa d’Amalfi ma anche della Campania interna: uno dei momenti più apprezzati al festival di Francoforte è stata la proiezione del documentario del 1923 sulle feste religiose in Irpinia (la Madonna della Libera a Trevico e la Festa dell’Assunta ad Avellino), uno dei rarissimi frammenti superstiti dell’immensa e in gran parte dispersa produzione della “Dora Film”, che tra il 1913 e il 1929 realizzò sessanta lungometraggi e più di cento tra “corti” e documentari nei paesi del Sud Italia che, oltre a riscuotere successo presso il pubblico locale, furono distribuiti soprattutto oltreoceano per gli emigranti che si nutrivano di ricordi ed in quelle scene “dal vivo”, con didascalie in italiano e in inglese, potevano rivivere intense suggestioni nostalgiche e identitarie. 

Dalla Campania parte l’ “operazione Notari”

Dove si possono trovare altri film della Notari? Come mai si sa così poco della “Dora Film”? Perché non riprendere le ricerche?”, mi ha chiesto il pubblico di Francoforte nel partecipato dibattito dopo la proiezione dei film. L’unica risposta possibile può giungere proprio dagli Stati Uniti, da qualche ritrovamento fortuito in archivi privati di famiglie italoamericane. Magari proprio in Pennsylvania, dove un’altra comunità di emigranti della provincia di Avellino, da Altavilla Irpina, sponsorizzò l’ultimo lungometraggio della “Dora Film”, nel 1930: si intitolava Trionfo cristiano e rievocava il martirio del patrono del paese, San Pellegrino, interpretato dal figlio di Elvira e Nicola Notari, Eduardo, più noto col nome d’arte di Gennariello con cui compare in tantissimi film della madre, fra i quali i tre lungometraggi superstiti (E’ piccerella‘A santanotte e Fantasia ‘e surdato) che sono approdati con successo a Francoforte dopo la “prima” di tre anni fa ad Avellino. 

È proprio dal capoluogo irpino, hanno attestato le autorevoli direttrici di “Transito”, Heide Schlupmann e Karola Gramann, che è partita la vasta “operazione Notari”, con il progetto “La film di Elvira”, promosso dalla salernitana Cactus Film di Licio Esposito e Paola Vacca in collaborazione con il Festival internazionale del film “Laceno d’Oro”, diretto da Antonio Spagnuolo, che nell’estate del 2014 ha presentato ad Avellino con grande successo i tre film della Notari, musicati in diretta da Giosi Cincotti e Rocco De Rosa, la mostra fotografica curata da Esposito (in collaborazione con la Cineteca di Bologna) e la puntata del documentario Rai Guagliò, ciack si giradel 1979 in cui lo storico dell’arte Mario Franco rivelò al grande pubblico la figura di Elvira Notari, sulla quale tornò poi ben presto l’oblio. In quell’occasione fu inoltre presentato in prima assoluta il corto sulle feste irpine, ritrovato e generosamente messo a disposizione del “Laceno d’Oro” dal docente avellinese Fiorenzo Carullo. 

Dall’iniziativa del 2014, in concorso con la Cineteca Nazionale, sono scaturiti l’anno successivo gli eventi ospitati nelle tre città di Elvira (Salerno, Napoli e Cava de’ Tirreni, dove la regista si spense nel 1946) e il libro di autori vari La film di Elvira, giunto alla seconda edizione nella collana “Cinema Sud”, in cui vengono proposti per la prima volta interpretazioni nuove e documenti inediti: sulla censura fascista contro la “Dora Film” (accusata di eccessivo realismo), sull’importanza antropologica dei suoi film, sul ruolo del paesaggio e delle scene in esterni, sugli ultimi anni della Notari a Cava de’ Tirreni, ricostruiti con dati nuovi e importanti da Patrizia Reso.

Il cinema di Elvira – spiega il regista Licio Esposito – è stato un cinema popolare e antesignano del Neorealismo, che si ispirava alla sceneggiata e al prezioso e infinito repertorio della canzone napoletana. Un cinema sonorizzato da orchestre e cantanti in diretta e anche colorato fotogramma per fotogramma. Con l’avvento del Fascismo, la “Dora Film” sarà messa a dura prova dalla censura e tenuta a margine del mondo del cinema, che andava accentrandosi a Roma, fino a provocarne il fallimento. Anche una parte degli storici del cinema, soprattutto del Novecento, contribuirono a questo oblio poiché non le resero i dovuti onori, relegando la sua opera a poche righe approssimative o spesso negandone il nome”.

È per rendere una giusta memoria alla prima regista d’Italia, e tra le prime nel mondo, che è partito – finalmente, nella regione in cui è nata – il progetto “La film di Elvira”. E dopo Avellino, Salerno, Napoli e Cava de’ Tirreni – e il successo di Francoforte – si appresta a tornare nel capoluogo partenopeo e a realizzare un ulteriore salto di qualità in sinergia con le più importanti cineteche d’Italia: a Roma e a Bologna. 

Una bella storia di studio e passione che parte dal Sud e riesce a parlare al mondo. Come riuscì, quasi un secolo fa, alla volitiva “marescialla” Elvira Coda Notari.

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