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Il crash dei social network: un’ora d’aria per complicarsi la vita

Il crash dei social network: un'ora d'aria per complicarsi la vita
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Facebook ed Instagram hanno smesso di funzionare regolarmente per alcune ore qualche giorno fa. Momenti surreali per i tanti che si sono visti scorrere tutta la vita (virtuale) davanti agli occhi. Migliaia le segnalazioni da tutto il mondo che lamentano il disservizio, qui .

E se domattina i social sparissero? Se all’improvviso smettessero di funzionare davvero? Se non esistesse più la Rete? Il World Wide Web scomparso, nessun segnale Wi-Fi: avremmo le strade piene di zombie.

Crash di facebook e Instagram: utenti in crisi

Il tempo che trascorriamo su internet è così tanto da generare dei comportamenti paragonabili a quelli di una dipendenza psicologica: i social sono diventati la risposta alle sensazioni negative e ai momenti di vuoto durante la giornata, compensano i nostri stati emotivi.

Questo spiega il malessere di milioni di utenti per un guasto temporaneo, immobili davanti allo schermo, nello stesso momento, in un flash mob planetario: è stato come staccare la spina ad un cervello collettivo che non allenta mai l’attenzione e la tensione.

Per essere felici abbiamo bisogno di Facebook? Se ci pensiamo la maggior parte delle esperienze online sono pseudo-esperienze in cui non è il contenuto ad interessarci quanto la sua funzione di distrazione.

Utilizziamo una serie di servizi gratuiti che ci gratificano, ma siamo consapevoli che il soggetto di questo sistema non siamo noi? Ci chiediamo che fine fanno i dati che quotidianamente forniamo, l’insieme di tutte le nostre esperienze che cediamo volontariamente?

Facebook e Instagram: se semplificare tutto non paga…

Non è una critica alla tecnologia ma a chi, per scelta cosciente, non riesce a staccarsene, come in una moderna sindrome di Stoccolma.

Il rischio più grande è la semplificazione. L’online è generalista, un mezzo che corre talmente veloce da non consentire di approfondire nulla: sovraccarico di informazioni non è cultura se le conoscenze che abbiamo sono superficiali e ripetitive.


Credit photo: facebook account “Hanno creato un clima infame”

La manifestazione per la difesa dai cambiamenti climatici ne è l’esempio. Internet, quale strumento incredibilmente potente nella connessione delle persone, ha consentito ai giovani di darsi appuntamento nelle piazze (reali): ma una volta lì bisogna sapere. La giornalista che chiede ai ragazzi con il volto dipinto di verde e i cartelli “Salviamo il pianeta” cosa sia il buco dell’ozono fotografa lo stato attuale delle cose. L’incapacità dei presenti a rispondere è la prova che a questa generazione manca la complessità dello studio, della ricerca, di una conoscenza che non passi attraverso link, meme e post.

Bisogna affiancare agli strumenti più moderni i testi, i saggi, fondamentali perché orientano le idee, stimolano domande alle quali su internet non c’è risposta: quando tutto è più facile non bisogna accontentarsi di sapere superficialmente.

Climate change e social: l’importanza di scendere in piazza

I media propongono notizie omogenee, l’appiattimento dell’informazione online contribuisce al disinteresse dei lettori per temi più articolati: abbiamo smesso di essere curiosi, alimentiamo la passività e l’assenza di partecipazione e invece dovremmo tentare di complicarci la vita.

Vignetta di
GianLorenzo Ingrami, in arte Cecigian

Scendere in piazza, alzarsi dalla scrivania e andare fisicamente a manifestare è la strada giusta per riprendere in mano il presente e affrontare il futuro, consapevoli che online anche la nostra indignazione è un guadagno per qualcuno. Serve lo sforzo di mettere in discussione il nostro stile di vita recente per capovolgere lo schema di potere attuale e guidare un cambiamento di cui altrimenti siamo solo pedine. (Leggi e guarda il video del corteo degli studenti avellinesi ad Avellino per il Climate Change)

Ben venga il blackout dei social ogni tanto, un distacco che consente di esorcizzare la paura della disconnessione e il panico all’idea di tornare nel mondo reale: è come sottrarsi all’inventario della Rete .

I ribelli in piazza devono ribellarsi anche all’ignoranza e all’economia digitale che basa il suo profitto sul tempo che passano online, devono sperimentate la bellezza di essere meno esposti, meno vincolati e meno controllati. In un mondo che somiglia sempre di più ad “Internet apocalypse” il romanzo di Wayne Gladstone, essere “fuori dal giro” è la vera libertà.

Fico all’università di Salerno. I giovani: sentirete la nostra voce

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