Il fisco sui social per scoprire gli evasori

Il fisco sui social per scoprire gli evasori: quello che postiamo sul web sarà utilizzato dall'Agenzia delle Entrata. I dati saranno incrociati con tanti altri a disposizione del fisco (compresi i conti correnti) e analizzati da una intelligenza artificiale che metterà individuerà i cittadini ritenuti a rischio evasione. Una rivoluzione che potrebbe ridurre l'elusione fiscale, ma che suscita una certa inquietudine.

5' di lettura

Il fisco sui social per scoprire gli evasori: non solo intelligenza artificiale, ma anche verifiche sul web. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Una strategia a tutto campo quella disposta dall‘Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia, direttamente collegata al Piano nazionale di ripresa e resilienza. La parola d’ordine è ridurre l’evasione. Operazione possibile semplificando le procedure e modernizzando il sistema di controllo.

Il fisco sui social: tecnologia e dati personali

Ovviamente un maggiore controllo per contrastare gli evasori fiscali è possibile utilizzando al massimo le nuove tecnologie. Questo punto è alla base delle delega di riforma del fisco in discussione al Parlamento e che dopo il lungo braccio di ferro tra partiti e governo sul nuovo sistema del Catasto è in procinto di essere approvata.

Pur salvaguardando i dati personali, e quindi nel pieno rispetto della privacy (il Garante boccerebbe la norma), è previsto:

  • potenziamento dell’analisi del rischio;
  • ricorso alle tecnologie digitali e alle soluzioni di intelligenza artificiale.

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Il fisco sui social: potenti armi di controllo

Beh, diciamolo: si tratta di due armi potentissime per andare a stanare gli evasori fiscali, quelli in particolare che eludono completamente il fisco. Soprattutto se abbinate a un uso sempre più esteso e obbligato dei pagamenti digitali (obbligato perché di fatto non ci saranno detrazioni per chi paga in contanti).

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

Il fisco sui social: verifiche sistematiche

Per il controllo sistematico dei social (quando ci sono sospetti evasori), c’è comunque da affrontare prima il passaggio con il Garante della privacy. In particolare nella parte della normativa che riguarda la «definizione di algoritmi appositamente addestrati ed altre soluzioni di intelligenza artificiale per effettuare sistematicamente attività di analisi del rischio basate sulla raccolta massiva e sull’elaborazione automatizzata dei dati liberamente accessibili su siti e piattaforme web, nonché di quelli resi pubblici dagli utenti».

Leggete bene: raccolta massima dei dati liberamente accessibili su siti e piattaforme web, nonché di quelli resi pubblici dagli utenti.

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Tante parole per dire: che si sarà un controllo massiccio sui social.

Per dire: se su Instagram brindo con champagne davanti alla mia nuova fuoriserie è ho dichiarato guadagni quasi inesistenti al fisco, posso aspettarmi un controllo molto serio da parte dell’Agenzia delle Entrate e, nel caso, della Guardia di Finanza.

Il fisco sui social: non solo in Italia

Il controllo social a fini fiscali non è una novità italiana. Un sistema simile è stato già adottato in Francia. Nel mirino c’è anche tutta una fetta di economia digitale e del commercio elettronico dove, secondo i dati, sarebbe emerso un consistente fenomeno di omessa fatturazione o sottofatturazione.

Il fisco sui social: incrocio

I dati raccolti sul web e sui social saranno poi incrociati con quelli che sono disponibili in tante altre banche dati. Ci saranno comunque dei limiti (pochi):

  • non potranno essere usati i commenti o altre interazioni con terze persone pubblicati sul web;
  • saranno fissati dei limiti di tempo per particolari categorie di dati, soprattutto quelli che non hanno alcun rilievo per le attività di analisi.

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Il fisco sui social: impatto sui cittadini

Ma tutto questo controllo, questa capacità di analisi del rischio, se da una parte può essere strategicamente essenziale per il fisco, dall’altra suscita una certa inquietudine nei cittadini (e non solo tra gli eventuali evasori fiscali).

L’Agenzia delle Entrate e qualsiasi altra amministrazione che avrà accesso a tutte quelle informazioni (che saranno vagliate e selezionate da sistemi di intelligenza artificiale sempre più complessi ed efficienti), dovrà anche garantire un aspetto che porta con sé una conseguenza:

stringendo il campo solo agli evasori sicuri si otterrà un utilizzo mirato delle risorse riducendo nel contempo l’impatto su cittadini e imprese.

Il fisco sui social: vincoli della privacy

Questi controlli incrociati stanno comunque per essere attivati (in attesa di includere a breve anche i social). Sono stati necessari due anni di attesa proprio per superare tutta una serie di vincoli che erano stati pretesi dal Garante della privacy.

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Queste verifiche riguardano ovviamente anche tutte le informazioni sui conti correnti (e quindi anche una più semplice e veloce applicazione dei pignoramenti).

Se il Garante ha detto sì è in particolare perché è stata attivata la cosiddetta pesudonimizzazione. In pratica si oscura l’identità del contribuente nella fase del controllo (in quel momento è solo un codice). I dati personali saranno recuperati quando inizia la fase delle comunicazioni nei suoi confronti (richieste di chiarimenti, solleciti, cartelle esattoriali).

Il fisco sui social: in arrivo 2,6 milioni di lettere

Con il nuovo sistema le comunicazioni dovrebbero comunque essere più mirate e raggiungere solo cittadini che hanno effettivamente evaso il fisco.

Per il 2022 è previsto l’invio di 2,6 milioni di lettere “a colpo sicuro”. Una cifra che dovrà raggiungere i 7 milioni nel prossimo triennio. Tra le ipotesi c’è anche quella di attivare subito un accertamento fiscale se il contribuente non risponde. Ma questa possibilità non dovrebbe essere introdotta nel prossimo decreto fiscale. Nel caso se ne riparla il prossimo anno.

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