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Avellino. Imu e Irpef, che stangata. Primi in Italia

Uno studio del Corriere della Sera certifica il primato avellinese. Per fortuna la Tari…

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Imu e Irpef stangate avellinesi. Era prevedibile, ma ora lo certifica anche una analisi del Corriere della Sera. Avellino si segnala in cima alla graduatoria, insieme a pochi altri comuni della Penisola.

Per gli aumenti dell’Irpef 2019, tra i 250 comuni che hanno già provveduto ad aumentare l’addizionale, ci sono solo due città capoluogo. La prima è Avellino (da 0,7 a 0,8 per cento), e l’altra è Barletta, dove però si è fatto un discorso di equità fiscale: le aliquote sono state alzate in rapporto agli scaglioni di reddito.

Stesso discorso per Mantova e Rimini, che hanno abbandonato l’aliquota piatta (una sorta di flat tax Irpef), per aliquote progressive e fino allo 0,8 (che ad Avellino è per tutti: a prescindere dal reddito). Se vi consola ci sono altre città che l’aliquota non hanno potuto ritoccarla, solo perché erano già al massimo: Milano, Torino, Bari e Venezia.

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Avellino nel gotha del caro Imu

Avellino si distingue anche per l’Imu. Sono solo quattro i capoluoghi che hanno aumentato l’aliquota: oltre ad Avellino, c’è Torino (una sorta di gemellaggio nel caro tributi comunali), poi La Spezia e Pordenone. Unici nel sud. Questa non è una consolazione. L’aliquota cala invece a Firenze, Grosseto e Pavia.

Ci salva la Tari, niente aumenti

Avellino non risulta tra comuni che impongono invece l’aumento della Tari (e per fortuna). E’ infatti tra i 24 comuni che hanno deciso di lasciarla invariata. Beccheranno invece una sonora stangata i residenti a Imperia (più 15,7 per cento), Pisa (8,9), Trieste (6,9). Ma c’è anche chi festeggia, per modo di dire. La Tari è infatti in calo ad Arezzo (un meno 22,2 per cento molto gradito), Cesena (meno 4,1), Grosseto (meno 3,1), e in altri cinque città, con riduzioni meno significative. E’ invece invariata a Roma, Milano, Bologna e Bari.

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Questi generalizzati aumenti delle tasse locali sono possibili con la legge di Bilancio varata dal governo Lega-5Stelle. I tributi erano infatti fermi dal 2016, quando vennero bloccati dall’esecutivo Renzi.

La decisione di concedere la libertà di imporre aumenti, è stata adottata dietro la forte spinta degli stessi sindaci.

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