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In Italia stipendi crollati in 13 anni: cosa è successo

In Italia stipendi crollati in 13 anni: vediamo cosa è successo, quali sono le ragioni e le prospettive.

di The Wam

Dicembre 2022

In Italia stipendi crollati in 13 anni, tra il 2007 e il 2020 la retribuzione netta dei lavoratori si è ridotta del 10 per cento secondo l’Istat. Va anche peggio, secondo il rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro, che segnala un calo del 12 per cento. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Nel nostro Paese il 76% dei redditi individuali non raggiunge i 30mila euro lordi l’anno. Queste cifre vengono fuori da un report dell’Istat «Reddito e condizioni di vita»  che inquadra la situazione del biennio 2020/2021 (e su questo fronte la situazione non è molto cambiata nel 2022).

La questione non riguarda solo l’Italia, ma da noi il calo è molto più evidente. Infatti nello stesso periodo gli stipendi in Giappone sono scesi del 2 per cento, in Gran Bretagna del 4 per cento.

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Il Global Wage Report segnala che la crescita dei salari è rimasta indietro rispetto alla crescita di produttività del lavoro nelle grandi economie sviluppate. Nella media totale, il divario tra la produttività e l’aumento dei salari è aumentato tra il 1999 e il 2022 del 12,6 per cento.

I gruppi che hanno sofferto di più solo:

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In Italia stipendi crollati in 13 anni: si guadagna sempre meno

In pratica in Italia le persone che lavorano guadagnano sempre meno. Un calo costante, che racconta anche l’erosione ormai ben nota della classe media.

Ma ci sono anche altri dati che fotografano una situazione dove la divaricazione sociale è sempre più evidente: rispetto a pochi che hanno stipendi decisamente alti c’è una moltitudine di lavoratori con stipendi medio/bassi. Nei dati ha una certa incidenza anche l’effetto pandemia, ma c’è da rilevare che per il 2022 bisogna tener conto della crisi energetica e dell’inflazione che ha superato per molti mesi il 10%.

Proprio l’inflazione sta erodendo il potere di acquisto dei salari minimi.

Questo è il quadro descritto dall’analisi dell’Istat:

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In Italia stipendi crollati in 13 anni: in crescita quelli sotto i 10mila

Quelli che aumentano non sono gli stipendi, ma il numero di persone che ha redditi al di sotto dei 10mila euro. L’incremento è stato notevole tra il 2020 e il 2019.

La questione riguarda in particolare i redditi da lavoro autonomi (35,5% nel 2019 e 41,7% nel 2020).

Gli stipendi inferiori a 10mila euro per i lavoratori dipendenti sono stati il 25% (nel 2019 erano il 19%).

In Italia stipendi crollati in 13 anni: reddito medio autonomi

Verifichiamo come se la passano gli autonomi (in media). Le notizie non sono per niente incoraggianti.

Il reddito medio da lavoro autonomo, al lordo delle imposte e dei contributi, è di 24.885 euro annui. Nel 2020 rispetto al 2019 si è registrata una riduzione del 5,9%.

Questo è il loro, vediamo al netto com’è la situazione:

In Italia stipendi crollati in 13 anni: il confronto

Direte, ma si stanno valutando stipendi di due anni particolari, con il 2020 segnato dalla pandemia e quelli dell’anno precedente. Vero, ma solo in parte. L’analisi infatti diventa preoccupante come andamento complessivo se il riferimento è all’ultimo decennio.

Dal 2007 al 2020 la retribuzione netta è scesa del 10% 

Se infatti si confrontano le variazioni nelle componenti del costo del lavoro tra il 2007 (ovvero l’anno che precede la crisi economica del 2008) e il 2020, viene fuori – si legge nello studio – che «i contributi sociali dei datori di lavoro sono diminuiti del 4%, anche per l’introduzione di misure di decontribuzioni mentre i contributi dei lavoratori sono rimasti sostanzialmente invariati, le imposte sul lavoro dipendente sono aumentate in media del 2%, la retribuzione netta a disposizione dei lavoratori si è ridotta del 10%». 

Nell’immagine la freccia in già racconta questo dato: in Italia stipendi crollati in 13 anni

In Italia stipendi crollati in 13 anni: le altre cifre

Entriamo nel dettaglio. Nel 2020 i redditi netti da lavoro dipendente sono diminuiti del 5 per cento. E il valore medio del costo del lavoro, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è di 31.797 euro. Ovvero il 4,3 per cento in meno rispetto all’anno precedente.

In pratica la retribuzione netta per i lavoratori (in media) è di 17.335 euro. Poco più della metà dell’intero costo del lavoro (54,5 per cento).

Questo significa che il cuneo fiscale e contributivo pesa per 14,600 euro sugli stipendi, il 45,5 per cento del costo del lavoro.

Il costo maggiore è rappresentato dai contributi sociali, che sono così ripartiti:

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