In pensione a 61 anni nel 2023: come e per chi

In pensione a 61 anni nel 2023: il governo ha deciso di riproporre una sorta di Quota 102 bis. Si uscirà con 41 anni di contribuzione. La misura sarà valida solo un anno, in attesa di formulare una riforma complessiva del sistema previdenziale e di superare la Fornero.

6' di lettura

In pensione a 61 anni nel 2023, con una misura che dovrebbe sostituire quota 102, ovvero: uscita a 41 anni con 61 di contribuzione. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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È la strada che ha scelto il governo per trovare una soluzione ponte in vista di una più estesa riforma del sistema pensionistico e il superamento della legge Fornero.

Legge Fornero che al momento non viene toccata a livello complessivo. Il governo ritiene di non poter fare di più.

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I motivi sono due:

  • c’è poco tempo per strutturare una rimodulazione del sistema in poche settimane;
  • non ci sono fondi sufficienti per attuare una riforma che vada più incontro all’esigenza di flessibilità che richiedono i cittadini.

Su questo argomento puoi anche leggere un approfondimento su Quota 41 e riforma delle pensioni; si discute anche sul bonus che dovrebbe essere introdotto per incentivare i lavoratori a rinviare l’uscita; c’è infine un post che analizza l’ipotesi su Quota 103.

Riforma delle pensioni: i timori del governo

Non ci sono soldi sufficienti, anche perché con la sola rivalutazione dei trattamenti (rispetto alla svalutazione) costerà quasi 60 miliardi di euro fino al 2025. Con un aumento nel triennio del 19,5%.

L’esecutivo teme anche altro: l’uscita anticipata di tante persone che hanno forze e competenze difficili da sostituire. Un esempio classico è quello dei medici.

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In pensione a 61 anni nel 2023: la nuova Quota 102

Proprio per questi motivi l’unica novità introdotta nelle prossima legge di Bilancio sarà questa:

  • uscita anticipata a 61 anni;
  • con 41 anni di contribuzione.

Dovrebbe restare in vigore per un anno, tutto il 2023. Andrà a sostituire l’attuale Quota 102 (64 anni di età e 38 di contribuzione).

Entro la fine del 2023 l’esecutivo conta di introdurre delle misure in grado di ridisegnare la nuova previdenza in Italia con una riforma strutturale più articolata e complessiva in grado di segnare l’addio definitivo alla Fornero.

In pensione a 61 anni nel 2023: la trattativa

Il ministro del Lavoro, Maria Elvira Calderone, ha già avviato incontri nelle scorse settimane. Sono in programma a partire da oggi  altri confronti con le parti sociali. Riformulare la previdenza non sarà un’impresa semplice, soprattutto se il quadro economico non dovesse cambiare. Ma sarà anche impossibile non affrontare e risolvere il rebus pensioni in Italia.

In pensione a 61 anni nel 2023: per quanti?

Sulla misura sono state effettuate le simulazioni del ministero. I cittadini che potrebbero uscire il prossimo anno con questo anticipo pensionistico sono 83mila in più rispetto a quelli che si ritirerebbero seguendo invece le direttive della legge Fornero.

In pensione a 61 anni nel 2023: quanto costa?

I conti sono stati fatti. Con l’uscita a 61 anni la spesa pensionistica aumenterebbe di 1,13 miliardi di euro. Se la misura venisse replicata nel 2024 il costo salirebbe a 1,31 miliardi. Fin qui, un esborso per lo stato sostenibile. Fin qui, appunto. Perché già a partire dal 2025, questa nuova Quota 102 peserebbe sui bilanci per più di 4 miliardi. Queste sono le ragioni per cui difficilmente l’uscita a 61 anni con 41 di contributi difficilmente resterà per più di un anno.

In pensione a 61 anni nel 2023: come sarà finanziata?

I soldi della finanziaria saranno in gran parte dirottati alle misure per contrastare il caro energia, anche i fondi che saranno reperiti dallo scostamento del deficit per il prossimo anno. Le risorse per la nuova Quota 102 arriveranno da altre fonti. Non si esclude che possano arrivare dalla stretta, annunciata a ripetizione, che sarà imposta al Reddito di Cittadinanza.

In pensione a 61 anni nel 2023: confermata Opzione donna

L’uscita anticipata a 61 anni si affiancherà, con ogni probabilità, alle conferme per Opzione donna e l’Ape sociale.

Opzione donna consente alle donne che hanno almeno 58 anni e 35 di contributi (59 anni per le autonome) di andare in pensione. Si tratta di una uscita penalizzante per le lavoratrici. Il calcolo dell’assegno sarà solo con il contributivo e questo comporta un taglio sull’importo mensile che oscilla tra il 20 e il 25%.

In pensione a 61 anni nel 2023: confermata l’Ape sociale

Verso la conferma anche un’altra misura che ha reso meno rigida la legge Fornero, l’Ape sociale (su invaliditaediritti.it la guida completa). Questa misura consente un’uscita anticipata a caregiver, persone fragili, disoccupati e a chi svolge attività gravose.

Il trattamento di accompagnamento alla pensione può essere raggiunto con 63 anni di età e 30 o 36 anni di contribuzione (dipende dalla categoria).

In pensione a 61 anni nel 2023: come e per chi

In pensione a 61 anni nel 2023: cuneo fiscale

In programma nelle prossime ore un nuovo incontro tra i sindacati e il governo Meloni. All’ordine del giorno insieme alle pensioni anche il taglio del cuneo fiscale e contributivo. L’esecutivo ha promesso nei giorni scorsi una sforbiciata di cinque punti percentuali sui contributi (due terzi a favore dei lavoratori e un terzo a vantaggio delle imprese).

Questo taglio sarà però graduale. È quindi molto probabile che nella prossima legge di Bilancio il governo si limiti a confermare il taglio di due punti che era già stato disposto dall’esecutivo Draghi.

Con i sindacati si discuterà anche del caro bollette. Le parti sociali chiedono al governo di ridare potere d’acquisto ai cittadini, con particolare riguardo a chi ha i redditi più bassi. Anche perché gli effetti del caro energia e della svalutazione, si fanno sentire in modo particolare su chi ha redditi familiari inferiori a 35mila euro.

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