In pensione a 62 anni, ma solo con il contributivo

In pensione a 62 anni, ma solo con il contributivo: il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ridisegna il sistema pensionistico e il welfare italiano. La quota retributiva scatta dopo i 67 anni. Più tutele a giovani, pensione anticipata per i fragili e i lavori usuranti. L'addio senza rimpianti a Quota 100 e una apertura sulle proposte dei sindacati.

5' di lettura

In pensione a 62 anni, ma solo con il contributivo. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ribadisce la sua proposta per la riforma delle pensioni in Italia.

In una intervista rilasciata a La Stampa, il responsabile dell’Istituto indica al governo una strada possibile per rendere le pensioni inclusive, flessibili, più adatte a un welfare moderno e che non può essere pensato con gli stessi criteri del ‘900.

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Il presidente dell’Inps non si è detto stupito dal mancato inserimento delle pensioni nel Recovery. E spende poche parole sulla fine di Quota 100.

Quota 100 si autodistrugge, nulla da aggiungere

«Quota 100 ha un pilota automatico che si autodistrugge. È una riforma sperimentale, durava tre anni e finisce il 31 dicembre, non c’è nulla da aggiungere».

Tridico non è preoccupato dallo scalone che la fine di Quota 100 comporta, cioè quando dal 2022 l’uscita verrà spostata da 62 a 67 anni.

Lo scalone? Ci sono uscite alternative

«Non è corretto – ha dichiarato – portare sempre il discorso sullo scalone. Dopo Quota 100 non c’è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l’Ape sociale, i precoci, gli usuranti».

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Poi articola la sua proposta. Lo sta facendo da qualche giorno. Sul punto ha idee chiare.

«Si può andare in pensione a 62 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva».

L’assegno diviso in due quote: in questo modo si garantisce la flessibilità in uscita senza incidere tanto sull’equilibrio dei conti pubblici.

Garantire più tutele

L’altro aspetto sul quale punta il presidente dell’Insp sono le tutele.

«È necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima».

Il confronto con i sindacati

La proposta Tridico ha molti punti in comune con quella che è stata avanzata dai sindacati. Diverge in un punto, la divisione in due quote, Per Cgil, Cisl e Uil gli assegni potrebbero essere troppo bassi.

«Penso che con i sindacati si possa trovare una convergenza. Se pagassimo subito tutta la pensione a 62 anni, indipendentemente dai contributi, verrebbe meno la sostenibilità finanziaria. La mia è una proposta aperta ad altri innesti».

Staffetta generazionale e part time

E infatti il presidente dell’Inps conferma che «il ministro Orlando sta valutando altre soluzioni, come la staffetta generazionale o le uscite parziali con il part-time. Ma non possiamo tornare indietro rispetto al modello contributivo».

Legge Dini e Fornero

«Il sistema previdenziale italiano – aggiunge Tridico – è stato scolpito da due grandi riforme: la Dini del ’95 e la Fornero nel 2011. È quello il nostro impianto ed è proprio qui dentro che dobbiamo incrementare i livelli di flessibilità, tenendo presente che abbiamo bisogno di equità e sostenibilità».

Ma non solo. L’Italia è cambiata profondamente negli ultimi anni, e cambierà ancora nei prossimi, forse a un ritmo anche più sostenuto. Il che significa ridiscutere anche l’impianto del welfare italiano. Non solo, dunque, la pensione a 62 anni.

«È tempo di ridisegnare il welfare italiano – continua nell’intervista a La Stampa -. I principi del welfare novecentesco sono da ridiscutere e noi siamo già avanti perché abbiamo iniziato a farlo affrontando la pandemia».

Welfare inclusivo e universale

«Il sistema di welfare del futuro deve essere più inclusivo e universale. Ai lavoratori occorre garantire una formazione continua, conoscenze e competenze per rimanere sempre agganciati al mercato».

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«Il mondo – continua il presidente dell’Inps – sta ripensando un ruolo dello Stato diverso, più incisivo nella sanità e nel sostegno a famiglie e imprese. Perché ogni crisi rappresenta una rottura rispetto al passato». E dunque non solo pensione a 62 anni.

Il caso dei rider

Uno degli esempi riguarda i rider, che sono un po’ l’emblema del lavoro precario, sottopagato e senza tutele di questi anni.

«È un tema che mi appassiona – dichiara -, stiamo lavorando con il ministro Orlando per dare diritti a questi lavoratori che in molti casi lavorano a cottimo e questo non dovrebbe essere permesso».

«Sono persone – aggiunge – che corrono per strada per fare più consegne possibili, rischiando infortuni gravi. Sono spesso considerati autonomi, ma nella realtà sono etero-organizzati e andrebbero protetti in quanto tali».

«In assenza di un contratto, la legge 128 del 2019 ha fatto passi avanti e prevede per queste figure tutele simili ai lavoratori dipendenti. Però nella realtà vediamo che troppo spesso i rider rimangono senza contributi pagati né assicurazione Inail, perché tenuti sotto la soglia della prestazione occasionale o a partita Iva. Il ministro Orlando ha un progetto per estendere davvero i diritti e all’Inps lo stiamo supportando».

Troppe morti sul lavoro

L’ultimo passaggio Pasquale Tridico lo riserva alle morti bianche, le vittime del lavoro.

«La riforma degli ispettori del 2015 necessita di una revisione perché non ha prodotto buoni risultati né sulla vigilanza degli infortuni né sulla lotta all’evasione. Il testo unico sulla sicurezza del 2008 di Cesare Damiano è una buona legge, ma 13 anni dopo c’è l’esigenza di intervenire sulla prevenzione e stabilire maggiori controlli».

L’Italia post pandemia

E quindi, per Tridico, il futuro molto prossimo prevede di andare in pensione a 62 anni, con una quota contributiva, maggiori tutele a determinate categorie, un welfare universale e inclusivo, più sostegno dello Stato a famiglie, imprese e sanità.

Un modello che sta nascendo in questi mesi, e che in larga parte sta trovando concordi, seppur con qualche distinguo, le diverse parti che stanno progettando il nuovo sistema pensionistico e di welfare italiano nel segno della post pandemia.

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