In pensione a 62 anni: la proposta di Draghi

In pensione a 62 anni; su questa proposta di Mario Draghi si avvia il confronto con i sindacati per la riforma che sarà approvata nel 2022. Il premier ritiene possibile una uscita anticipata con il solo contributivo, come già previsto con Opzione donna e in parte con l'Ape Sociale. Martedì il primo faccia a faccia.

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In pensione a 62 anni: il governo non perde tempo. Sono già iniziate le riunioni e gli incontri per la riforma strutturale delle pensioni che vedrà la luce entro il 2022. Non si vuole perdere tempo. Riformare la previdenza è un passo essenziale per costruire il futuro.

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Ma su cosa si lavora?

Pensione a 62 anni: ma solo contributiva

Palazzo Chigi ha una idea precisa: in pensione a 62 anni con il sistema contributivo per tutti. Lasciando da parte il sistema misto e abbandonando la stagione delle quote, che più che una soluzione sono sembrate pezze a colori.

In pratica è un ritorno alla legge Fornero (contributivo) ma con maggiore flessibilità in uscita.

Lo ha dichiarato lo stesso Ministro Orlando: «Tornare al contributivo non significa necessariamente tornare alla Fornero com’era: lo sforzo che si può fare è mantenere l’impianto contributivo, ma costruire elementi di flessibilità che consentano di evitare alcune rigidità e andare così incontro ad alcune delle istanze del sindacato».

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Pensione a 62 anni: vantaggi e svantaggi

Che il sistema contributivo da qui a qualche anno (una decina) sarà l’unico con il quale andare in pensione è chiaro. Matematico: il calcolo contributivo parte dal primo gennaio del 1996. Sono ventisei anni.

La questione riguarda dunque chi ha iniziato a lavorare prima di quella data e che quindi ha deve calcolare una parte della pensione con il sistema retributivo (più conveniente per l’assistito e meno per la casse dell’Inps).

La questione è lì. Complessa, ma non impossibile da risolvere. Si tratta di trovare una soluzione per una decina di anni. Un accordo è probabile. Anche perché sarebbe ora di spostare lo sguardo anche un po’ più avanti e costruire una previdenza solida anche per chi in pensione andrà tra venti, trenta, quaranta anni.

Pensione a 62 anni: il faccia a faccia con i sindacati

Il prossimo incontro tra il governo e i sindacato è in programma per il prossimo martedì.

Il clima sembra molto più disteso rispetto all’ultimo faccia a faccia. Quello del 26 ottobre, quando il premier si alzo dal tavolo – le cronache lo hanno definito molto contrariato – dopo un infruttuoso confronto con i segretari di Cgil, Cisl e Uil.

La riunione è stata fissata alle 17,30 del 16 novembre. Sono stati convocati Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil).

I segnali sembrano più positivi. O almeno il clima appare assai più disteso rispetto a un mese fa. Merito anche di opzione donna, l’anticipo pensionistico per le dipendenti a 58 anni (59 per le autonome): l’esecutivo su richiesta dei sindacati è tornato all’origine dopo che nella prima versione della manovra l’età di uscita era stata spostata a 60 anni.

Pensione a 62 anni: si parte da Opzione donna

Ma Opzione donna rappresenta anche una base di partenza per discutere della riforma che verrà: in pensione a 62 anni con il contributivo e una maggiore flessibilità in uscita.

Il nocciolo della questione è proprio il calcolo contributivo dell’importo.

Pensione a 62 anni: o Opzione tutti?

Ovvero: se ognuno intasca l’equivalente di quanto ha versato l’ente di previdenza non rischia di andare in difficoltà. Anche se si decide di andare in pensione prima. Sarà la pensione a 62 anni, che propone Draghi, o quell’Opzione tutti, che pure è circolata con una certa insistenza nelle ultime settimane: in pensione a qualsiasi età, ma intascando solo quello che si è versato.

E quindi: vuoi andare in pensione prima pur consapevole di avere un importo “leggero”? È una libera scelta.

Sul punto c’è da discutere.

Pensione a 62 anni: soluzione possibile

Ma se le basi di partenza del nuovo approccio tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e i rappresentanti sindacali, sono appunto l’Opzione donna e la pensione a 62 anni con il calcolo contributivo, i nodi da sciogliere riguardano in particolare i cittadini che per almeno un’altra decina di anni hanno diritto a periodi (sempre più brevi) di lavoro in regime retributivo.

Come dire: se a ottobre le distanze tra l’esecutivo e i sindacati erano incolmabili, ora c’è un punto di partenza intorno al quale costruire una riforma delle pensioni definitiva, sostenibile e soddisfacente per tutti.

Che tenga quindi contro della necessaria flessibilità in uscita, con maggiori tutele per donne, giovani, fragili, precoci e per quanti svolgono lavori usuranti o gravosi (che per ora sono inseriti nell’elenco dei possibili beneficiari dell’Ape Sociale).

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