In pensione a 63 anni, vediamo con quali contributi

In pensione a 63 anni, anche sommando contributi di diversi istituti previdenziali e con una serie di agevolazioni in particolare per determinate categorie. Si tratta dell'Ape Sociale, che prevede come requisiti indispensabili 63 anni di età e una contribuzione che varia da 30 a 36 anni. Una via d'uscita particolarmente utile per i disoccupati. Ma non solo.

4' di lettura

Si può andare in pensione a 63 anni grazie all’Ape Sociale. Ma con quali contributi? Beh, per ottenere l’assegno mensile che accompagnerà fino alla pensione di vecchiaia, si possono utilizzare tutti i tipi di contribuzione versata o accreditata.

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E quindi:

  • assicurazione generale dei lavoratori dipendenti;
  • gestioni speciali lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e agricoli autonomi);
  • gestioni sostitutive ed esclusive;
  • gestioni separate Inps.

In pensione a 63 anni, requisiti

Il che significa una cosa importante per chi desidera accedere all’Ape Sociale e quindi uscire prima dal lavoro in attesa della pensione di vecchiaia: il requisito minimo di 30 o 36 anni si può raggiungere anche con periodi di contribuzione mista (lavoro dipendente, autonomi, gestione separata, pubblico). C’è solo una eccezione e riguarda la contribuzione che è stata versata per le casse professionali.

In pensione a 63 anni, dunque. In attesa che il governo vari la nuova riforma, quella che dovrebbe superare la legge Fornero, che obbliga a superare i 67 anni prima di arrivare alla pensione.

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In pensione a 63 anni, cos’è l’Ape Sociale

Ma cos’è l’Ape Sociale, al momento una delle poche chance per raggiungere l’anticipo di pensione?

L’Ape Sociale è un sussidio economico (introdotta con la legge di Bilancio del 2017), che accompagna alla pensione di vecchiaia alcune categorie di lavoratori, quelle che il legislatore ha ritenuto più meritevoli di tutela.

I requisiti, come abbiamo visto sono 63 anni e almeno 30 o 36 anni di contribuzione.

In pensione a 63 anni, per chi è possibile

È rivolta in particolare:

  • Ai disoccupati con almeno 30 anni di contribuzione e hanno perso il lavoro per licenziamento (anche collettivo), dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale, scadenza di contratto a termine (nell’ultimo caso a condizione che nei tre anni precedenti abbiamo avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi);
  • ai caregivers con almeno 30 anni di contribuzione;
  • agli invalidi (almeno al 74%) con 30 anni di contribuzione;
  • a chi ha svolto lavori gravosi con almeno 36 anni di contribuzione.

In pensione a 63 anni, contribuzione mista

In pensione a 63 anni con l’Ape Sociale, ritorniamo alla contribuzione.

Come detto ai fini dell’Ape Sociale è utile la contribuzione accreditata a qualsiasi titolo presso una delle gestioni previdenziali.

Viene anche offerta la possibilità di valorizzare la contribuzione effettiva, quella da riscatto e quella derivante da contribuzione figurativa (in particolare quella che arriva da periodi di disoccupazione indennizzata, come per la Naspi).

I requisiti contributivi possono essere perfezionati anche sommando i periodi assicurativi italiani con quelli all’estero (se maturati nei Paesi dell’Unione Europea, della Svizzera o extracomunitari convenzionati con l’Italia).

In pensione a 63 anni, ma senza maggiorazioni contributive

Non sarà invece possibile utilizzare le eventuali maggiorazioni contributive delle quali l’assistito avrebbe diritto all’atto del pensionamento.

Ci spieghiamo: non si può beneficiare dei due mesi di maggiorazione contributiva l’anno che è prevista per i lavoratori che hanno più del 74% di invalidità.

In pensione a 63 anni, e si attende la riforma

L’Ape Sociale è stata prorogata anche per l’anno prossimo. Lo strumento si è rivelato molto utile per consentire a una platea di lavoratori in oggettiva difficoltà (a partire dai disoccupati), di accedere anticipatamente al trattamento pensionistico in attesa di maturare gli anni necessari per aver diritto alla pensione di vecchiaia.

Con l’abolizione di quota 100 resta al momento una delle poche chance di anticipo.

La prossima riforma delle pensioni dovrebbe comunque contenere una maggiore flessibilità in uscita almeno per determinate categorie di lavoratori.

La discussione sulla riforma delle pensioni va avanti da mesi, e c’è una certa distanza tra parti sociali, l’Inps e gli imprenditori. Anche se sul percorso, quello che dovrebbe consentire anche uscite anticipate, c’è una sostanziale sintonia.

La riforma delle pensioni sarà comunque varata entro la fine dell’anno. L’obiettivo è quello di votarla prima dell’inverno.

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