In pensione con 41 anni di contributi oggi: che età serve?

In pensione con 41 anni di contributi: è possibile? Che età serve? Ecco quando è possibile andare in pensione con 41 anni di contributi e cosa cambierà nel 2023.

7' di lettura

Come andare in pensione con 41 anni di contributi? Serve un’età precisa per accedervi? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Come andare in pensione con 41 anni di contributi?

Questo articolo prende spunto da una domanda ricevuta in chat da un nostro utente: “Ho 41 anni di contributi e 61 anni di età, oggi posso andare in pensione e come?”. Se avete domande da farci su pensioni, bonus e reddito di cittadinanza, non esitate a scriverci su Telegram.

Rispondiamo subito che con questa età non è possibile andare in pensione con 41 anni di contributi accedendo alla pensione di vecchiaia (servono 67 anni) e neppure a Quota 102 (64 anni e 38 di contributi). Tantomeno all’Ape Sociale (63 anni).

Con 41 anni di contributi il nostro utente non riuscirà ad accedere alla pensione anticipata ordinaria entro il 2022, ma avrà bisogno di maturare almeno un altro anno e 10 mesi di contributi, per arrivare ai 42 anni e 10 mesi necessari per uscire dal mondo del lavoro con la legge Fornero.

Rimane una sola ipotesi percorribile per andare in pensione con 41 anni di contributi: Quota 41 per lavoratori precoci. Può essere sfruttata nel caso in cui il nostro utente abbia versato almeno un anno di contributi prima di compiere 19 anni, ma deve soddisfare almeno uno di questi requisiti:

  • trovarsi in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale. Il disoccupato deve aver smesso di ricevere l’indennità di disoccupazione da almeno tre mesi;
  • possedere un’invalidità uguale o superiore al 74% accertata dalle competenti commissioni mediche per il riconoscimento dell’invalidità civile;
  • assistere al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità; oppure un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 70 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
  • essere impiegato in attività gravose (addetti alla linea catena, lavoratori notturni, conducenti di veicoli di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti al trasporto collettivo);
  • appartenere alle professioni sotto elencate, impiegati per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa, oppure per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni di attività lavorativa:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
    • operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca;
    • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
    • lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del d.lgs.67/2011;
    • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

Scopri la pagina dedicata a tutti i modi per andare in pensione in anticipo.

Entro fine anno, dunque, il nostro utente difficilmente riuscirà ad andare in pensione, non avendo maturato l’anzianità contributiva necessaria per accedere alla pensione anticipata ordinaria. E se non è in possesso dei requisiti elencati sopra, non potrà neppure sfruttare Quota 41 per lavoratori precoci.

Buone possibilità, però, ci sono per il 2023: il nuovo Governo ha scelto la misura che sostituirà l’attuale Quota 102. Sarà Quota 103, che permetterà ai lavoratori e alle lavoratrici di accedervi con 62 anni di età e 41 di contributi: l’età che avrà il nostro utente l’anno prossimo e l’attuale anzianità contributiva in suo possesso. Ancora un po’ di pazienza, dunque.

Nei prossimi paragrafi vedremo insieme come andare in pensione con 41 anni di contributi nel 2023 e quanto si prende andando in pensione con 41 anni di contributi.

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In pensione con 41 anni di contributi: cosa accadrà nel 2023?

Nei precedenti paragrafi, grazie a un messaggio inviatoci in chat da un nostro utente, abbiamo verificato che con 61 anni di età e 41 di contributi non è possibile andare in pensione nel 2022, se non appartenendo a una delle categorie tutelate dallo Stato per Quota 41 per lavoratori precoci o per la pensione per lavorai usuranti (61 anni e 7 mesi di età più 35 di contributi).

Nel 2023 il nuovo Governo, con la legge di Bilancio, ha introdotto la nuova misura che si “piazzerà” tra la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata ordinaria. Si tratta di Quota 103, un anticipo di Quota 41 per tutti che la Lega vuole assolutamente introdurre prima della fine dell’attuale legislatura.

Nel 2023 (la misura rimarrà in vigore solo per un anno) sarà possibile andare in pensione con 62 anni di età e 41 di contributi. Poi, dal 2024, è prevista la vera riforma delle pensioni, che dovrebbe prevedere Quota 41 per tutti, senza vincoli di età.

In pensione con 41 anni di contributi
In pensione con 41 anni di contributi: è possibile? Che età serve?

Quanto si prende andando in pensione con 41 anni di contributi?

In pensione con 41 anni di contributi nel 2023. Ma quanto si prenderà di pensione con Quota 103? Per calcolare l’assegno è necessario utilizzare il sistema misto, che tiene conto dei contributi versati entro il 1995 (regime retributivo) e quelli maturati dal 1996 (regime contributivo). Avremo bisogno di calcolare due quote.

Diciamo che il nostro lavoratore, in tutta la sua carriera, ha guadagnato una media di 25.000 euro lordi l’anno di stipendio e che ha versato 15 anni di contributi entro il 1995 e gli altri 26 anni dal 1996 ad oggi.

Per la prima quota teniamo conto dell’aliquota del 2% calcolata sulla media delle ultime retribuzioni, solitamente le più alte (ad esempio, 28.000 euro lordi). Il 30% (2% x 15 anni di contributi) di 28.000 euro è 8.400, il valore della prima quota.

Per la seconda quota, calcolata col sistema contributivo, avremo bisogno di calcolare il montante contributivo: un lavoratore dipendente accantona il 33% di ogni retribuzione lorda annua. Quindi, il 33% di 25.000 euro è 8.250 euro, moltiplicato per 26 anni, ci dà come risultato 214.500 euro, l’importo del montante contributivo.

Su questo valore incide il coefficiente di trasformazione, che a 62 anni è del 4,770%. Il 4,770% di 214.500 euro è 10.231 euro, l’importo della seconda quota. Sommando le due quote (8.400 e 10.231 euro) avremo l’importo di un anno di pensione lorda: 18.631 euro, circa 1.433 euro lordi al mese, intorno ai 1.100 euro netti.

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