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In pensione prima: sarà più semplice col governo Meloni?

Si andrà in pensione prima con il Governo Meloni? Quali sono le soluzioni proposte e le difficoltà per metterle in atto: ecco un approfondimento su ciò che potrebbe accadere nel 2023.

di Carmine Roca

Settembre 2022

Andare in pensione prima sarà più semplice con il Governo Meloni? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE:

Andare in pensione prima? La proposta Quota 41 per tutti

Nel corso dell’ultima campagna elettorale, il Centro-Destra ha più volte messo nel mirino la Legge Fornero, che potrebbe tornare in vigore nel 2023 nel caso in cui il nuovo Governo non dovesse intervenire con riforme, rinnovi o nuove soluzioni.

Opzione Donna, l’Ape Sociale e Quota 102 rimarranno attive fino a fine anno. Se per le prime due misure previdenziali sarebbe prevista una proroga, oltre alla possibilità di renderle strutturali a stretto giro di posta, Quota 102 è oggetto di valutazione da parte del nuovo Governo.

Per volontà della Lega di Matteo Salvini, a sostituire la Legge Fornero e Quota 102 dovrebbe essere Quota 41 per tutti.

La Lega spinge per l’introduzione di questa misura anticipata, che favorirebbe soprattutto i lavoratori precoci, ovvero chi ha iniziato a lavorare poco più che maggiorenne: a 59-60 anni, con 41 anni di contributi versati, si potrà andare in pensione con Quota 41 anticipando di 7-8 anni l’accesso alla pensione di vecchiaia.

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Attualmente Quota 41 è accessibile solo a chi ha versato un anno di contributi prima del compimento dei 19 anni e appartiene a una delle seguenti categorie: disoccupati, caregiver che assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un familiare con disabilità grave, gli invalidi con una percentuale pari o superiore al 74% e i lavoratori impiegati in attività usuranti, gravose o in orari notturni.

Quota 41, dal 2023, come vorrebbe la Lega sarebbe, invece, accessibile a tutti i lavoratori che hanno maturato 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica e dal sesso.

Ma sarà davvero possibile adottare questa misura? Sarà davvero possibile andare in pensione prima con il Governo Meloni? Ne parleremo nei prossimi paragrafi.

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In pensione prima: i dubbi su Quota 41 per tutti

In pensione prima con il Governo Meloni? Abbiamo visto quale potrebbe essere la novità più significativa nel sistema pensionistico. L’abolizione della Legge Fornero passerebbe dall’introduzione di Quota 41 per tutti i lavoratori: ma non è così scontato.

In primo luogo parliamo di una misura che costerebbe allo Stato oltre 70 miliardi di euro nei primi 9 anni “di vita”. E, considerando la precaria situazione economica del Paese e le poche risorse a disposizione nelle casse dello Stato, Quota 41 per tutti potrebbe rimanere una semplice proposta e non entrare mai in vigore. O, almeno, non nell’immediato.

In secondo luogo, la proposta è stata formulata dalla Lega, uscita con le ossa rotte dalle ultime elezioni (meno del 9% delle preferenze), ma comunque al Governo nella coalizione che vede primeggiare Fratelli d’Italia anche su Forza Italia.

Il partito della Meloni è sempre stato prudente sul tema pensioni durante la campagna elettorale, mentre la Lega spingeva per Quota 41 per tutti e Berlusconi proponeva un aumento delle pensioni minime a 1.000 euro (un’altra soluzione destinata a rimanere incompiuta per motivi economici).

La Meloni, invece, si è avvicinata con i piedi di piombo verso l’aumento delle pensioni di invalidità, proponendo anche il congelamento dell’adeguamento dei limiti pensionistici all’aspettativa di vita.

Più questa sale, più si alzano i limiti pensionistici: il prossimo è atteso nel 2024, dopo la frenata imposta dal Covid. Ma anche abolire l’indicizzazione delle pensioni costerebbe troppo allo Stato: circa 100 miliardi di euro in pochi anni.

Allora cosa potrebbe accadere nel breve periodo al sistema previdenziale italiano? Ne parleremo nei prossimi paragrafi.

In pensione prima
In pensione prima con il Governo Meloni?

In pensione prima nel 2023, oppure no? Cosa potrebbe accadere

In pensione prima con il Governo Meloni? Abbiamo visto quelle che sono le proposte dei partiti di Centro-Destra che governeranno il Paese nei prossimi 5 anni (se la coalizione non si sfalda prima del previsto) e quali sono le difficoltà per metterle in atto.

Ora, vediamo, cosa potrebbe accadere nel breve periodo e quali potrebbero essere le novità più significative nel sistema previdenziale italiano. Si andrà in pensione prima nel 2023?

Essendoci dubbi, più che altro economici, sull’introduzione di Quota 41 per tutti, onde evitare che nel 2022 ci siano soltanto la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata ordinaria voluta dalla Fornero, il Governo Meloni potrebbe procedere al rinnovo di Opzione Donna, dell’Ape Sociale e dare un’altra possibilità a Quota 102.

Queste soluzioni, infatti, sono le uniche misure di flessibilità che ci separano dal ritorno integrale alla Legge Fornero (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età anagrafica) come alternativa alla pensione di vecchiaia.

La scadenza di Quota 102 (38 anni di contributi e 64 anni di età, senza penalizzazioni sull’importo della pensione) e dell’Ape Sociale (anticipo pensionistico accessibile a 63 anni con un’anzianità contributiva compresa tra i 30 e i 36 anni, se appartenenti a determinate categorie di lavoratori) è fissata al 31 dicembre 2022, mentre Opzione Donna è accessibile a chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2021.

La Meloni durante la campagna elettorale ha frenato le ambizioni dei suoi alleati, invitandoli a non promettere situazioni che non si possono avverare.

Ecco perché, ad oggi, rinnovare Quota 102, Opzione Donna e l’Ape Sociale potrebbe essere il primo passo mosso dal Governo Meloni, in attesa di capire se ci sono le possibilità – economiche – di andare in pensione prima con l’introduzione di Quota 41 per tutti.

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