Coronavirus. Scende l’indice Rt, ma il rischio resta alto

Coronavirus. Nell'ultimo report dell'Istituto Superiore della Sanità è stato accertato che l'indice Rt è in calo in tutta Italia e in alcune regioni è sceso sotto la soglia dell'1. «E' un piccolo spiraglio – hanno detto gli esperti – ma la situazione attuale non deve spingerci a ridurre le misure che anzi in alcune regioni dovrebbero essere incrementate».

Coronavirus. Scende l'indice Rt, ma il rischio resta alto
Coronavirus: nel report diffuso dall'Istituto Superiore della Sanità è stato accertato che l'indice Rt in Italia è sceso nelle ultime due settimane da 1.43 a 1.18.
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Il valore dell’indice Rt a livello nazionale è sceso a 1.18. E’ un buon risultato e lo ha rivelato poco fa l’Istituto superiore della Sanità nel suo report settimanale sulla diffusione del coronavirus in Italia. Ma il quadro resta molto grave e sono tante le regioni dove il contagio è fuori controllo o quasi.

Ma tornando all’indice Rt (che segnala la trasmissibilità del coronavirus), «si riscontrano valori medi – si legge nel report – tra 1 e 1.25 nella maggior parte delle Regioni e province autonome. Da questa settimana comunque in alcune Regioni il valore dell’indice Rt stimato è inferiore a 1».

La scorsa settimana l’indice Rt calcolato nei sintomatici era di 1.43. E i valori medi in gran parte delle Regioni e province autonome italiane era superiore a 1.

In Basilicata l’indice Rt più alto, in Sardegna il più basso

La Regione con l’indice Rt più alto è la Basilicata, con 1.46. A seguire l’Abruzzo (1.32), la Toscana (1.31) e il Friuli Venezia Giulia (1.27). Le Regioni dove invece l’indice è più basso sono la Sardegna (0.79) e il Lazio (0.82).

La riduzione dell’indice Rt suggerisce, sostengono gli esperti dell’Istituto Superiore della Sanità, «un iniziale effetto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020». Ma la trasmissibilità in gran parte del territorio è ancora con un indice Rt sopra 1 e questo comporta un aumento dei nuovi casi, «un andamento di questo tipo non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti».

Tre Regioni sono a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese. Data la trasmissibilità e la probabilità elevata di un imminente passaggio alla classificazione di rischio alto «si raccomanda alle autorità sanitarie delle 3 Regioni/PA con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese di valutare la possibile adozione di ulteriori misure di mitigazione».

Cosa può accadere negli ospedali

Sono 18 le Regioni che hanno superato, nel dato fino al 17 novembre, almeno una soglia critica in area medica o nelle terapie intensive. «Se si mantenesse l’attuale indice Rt – sostiene l’Istituto Superiore della Sanità -, quasi tutte le Regioni avrebbero probabilità maggiori del 50% di superare una di queste soglie entro un mese. L’aumento continuo delle persone con coronavirus ricoverate negli ospedali implica un’inevitabile erosione delle risorse per l’assistenza ai pazienti con altre malattie».

Anche se, ha poi ammesso il presidente Iss, Silvio Brusaferro, «la probabilità di saturazione dei posti letto, anche quelli attivabili, a 30 giorni, si è un po’ allontanata . Ciò vale sia per area medica sia per terapia intensiva».

«C’è un ‘Italia un po’ monocolore – ha continuato Silvio Brusaferro – perché l’epidemia colpisce un po’ tutto il Paese. 732 casi per 100mila abitanti è l’incidenza a 14 giorni ma una quota di regioni si muove sotto questa incidenza».

L’indice di contagio ancora in aumento

Questa settimana si è verificato infatti un ulteriore incremento dei casi che ha portato l’indice a 732.6 casi ogni 100.000 abitanti. Tra il 26 ottobre e l’8 novembre era di 648.3 ogni 100.000 abitanti. L’aumento di casi è diffuso in quasi tutto il Paese.

Quasi tutte le Regioni sono ancora classificate a rischio alto. Ovvero: una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio. Oppure a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. Sono 17 Regioni classificate a rischio alto per la trasmissione del coronavirus.

Le misure devono essere ancora più stringenti

«Tutto indica – ha dichiarato il presidente del Cts, Franco Locatelli – come la strategia di diversificazione delle misure abbia avuto una sua manifestazione di efficacia, ma dico a chiarissime lettere che questi indicatori di miglioramento e decelerazione della curva devono essere un invito a essere ancora più stringenti e rigorosi. Bisogna ridurre l’indice Rt sotto 1. I dati sono indicativi di uno spiraglio significativo che si apre ma questa e’ una ragione per insistere. Evitiamo di ripetere gli errori della scorsa estate».

Bisogna tenere duro

«Se da una parte possiamo vedere uno spiraglio grazie alle misure in atto – ha aggiunto Gianni Rezza -, che devono continuare ad essere implementate, dall’altro lato dobbiamo tener duro perché indici di occupazione delle terapie intensive non sono positivi e questa situazione puo durare anche a lungo nonostante l’abbassamento dell’indice Rt».

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