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Se siete già pronti per Daniel Blumberg (15 marzo), i Massimo Volume (al Partenio il 25 marzo), nell’attesa dei Motorpsycho, che si esibiranno il 30 maggio, ad aprile (il 19) gli appassionati di musica avellinesi – e non solo – non resteranno a bocca asciutta. C’è un altro appuntamento da non perdere, al Tilt si esibiranno gli I Hate My Village.

Come, è un nome che non vi dice niente? Probabile. Ma è un nome che somma al suo interno band come i Calibro 35 e gli Afterhours (Fabio Rondandini), i Bud Spencer Blues Explosion (Adriano Viterbini) e i Verdena (Alberto Ferrari). Ovvero, quasi il meglio dell’indie rock. Tutti insieme in un combo che ha già prodotto un omonimo e interessante album: afro beat con venature blues. Un disco libero, senza l’oppressione del marketing. Musica composta ed eseguita per pura passione e con talento. E si sente.

Afterhours, Verdena, Calibro 35 e Bsbe: indie rock al Tilt

Un supergruppo di alternative rock made in Italia

I “combo” (supergruppi formati dai componenti di più band), non è cosa frequente in Italia (in Usa e Gb è la prassi). Quando accade i risultati sono spesso positivi. E quando il combo in questione va in tournée, e passa una serata al Tilt, beh, fareste molto male a ignorarli.

Questo concerto poco prima dell’esibizione dei Massimo Volume, porta in città una ventata di alternative rock anni ’90. La stagione d’oro per quel tipo di musica in Italia. Che ha influenzato e continua a farlo tutte le band sponda rock attive nella Penisola.

Insieme al trio ci sarà anche Marco Fasolo, dei Jennifer Gentle, una delle band più singolari del panorama indie rock tricolore. Nel disco si è occupato con superba maestria dei suoni, e in tour accompagnerà la band al basso.

Afro beat con venature blues

Il progetto I Hate My Village (il nome proviene da un cannibal movie nigeriano degli anni ’90), è nato quasi per caso. I tre hanno iniziato a incontrarsi senza avere un progetto preciso, è stato l’arrivo di Marco Fasolo che ha dato concretezza alla semplice idea di suonare insieme.

L’album è influenzato da artisti come Fela Kuti, Ali Farka Tourè, Bombino e Rokia Traorè. Ma niente strumenti tradizionali (eccetto il balafon e qualche percussione), e passaggi blues per un afro beat versione occidentale. Ricco di ritmi e melodia, acceso dalla voce di Alberto Ferrari, che canta – questa volta in inglese – arricchendo il già variegato suono della band. E’ un disco da ascoltare. Ma soprattutto è un gruppo da vedere. Al Tilt il 19 aprile. Buon rock a tutti.

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