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Inflazione record: pensionati e lavoratori, chi ci perde

Inflazione record: pensionati e lavoratori, chi ci perde e chi ci guadagna dall'aumento esponenziale del costo della vita.

di The Wam

Agosto 2022

Inflazione record: pensionati e lavoratori, chi ci perde e chi ci guadagna dall’aumento esponenziale del costo della vita. Sulla questione non sono tutti d’accordo: c’è chi ritiene sia un salasso per le famiglie e le imprese, chi ritiene che le conseguenze non siano disastrose.

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Sono preoccupate le associazioni dei consumatori, che prevedono un aumento dei costi per le famiglie di diverse migliaia di euro. Un po’ meno quelle dei produttori, che si fermano a 5/600 euro di incremento della spesa annuale.

Sull’argomento c’è un pezzo che verifica se il reddito di cittadinanza sarà adeguato all’inflazione, se ci sarà un adeguamento per l’assegno unico e se un conto deposito è uno strumento adatto contro l’aumento del consto della vita.

Inflazione record: danno per tutti

La verità è che con i prezzi in costante crescita i danni sono per tutti. Ma ci sono categorie più protette, come quella dei pensionati. E altre, ci riferiamo ai lavoratori dipendenti, che invece subiscono danni maggiori dall’aumento del costo della vita. Vi spiegheremo perché.

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E comunque l’inflazione causa danni importanti alle imprese, in particolare quelle che per la produzione consumano notevoli quantità di energia. Non possono essere soddisfatti neppure quei commercianti, che con la scusa dell’inflazione, hanno aumentato il costo anche di prodotti che non avrebbero avuto bisogno di alcun ritocco.

Il dato certo è che l’inflazione, secondo gli ultimi dati Istat, è al 7,9%. Un dato che non consente a nessuno di restare tranquillo. La percentuale potrebbe anche aumentare. Il rischio recessione è davvero vicino. In quel caso, lo sapete, c’è la possibilità concreta che l’economia rallenti fino a fermarsi. Le conseguenze non sarebbero piacevoli. Nessuno escluso.

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Inflazione record: pensionati più tutelati

Ci sono categorie che il governo Draghi ha deciso di proteggere più di altre dagli effetti nefasti dell’inflazione. Come le famiglie vulnerabili economicamente e i pensionati.

Per i pensionati, in particolare, è stato riattivato il meccanismo che adegua automaticamente l’importo della pensione con il costo della vita.

Un meccanismo che aiuta e tutela i pensionati, ma che sconta due limiti:

Inflazione record: problema per i dipendenti

I problemi veri, sono per i lavoratori dipendenti, quelli con lo stipendio fisso. Per molti di loro sarà difficile mantenere lo stesso tenore di vita con una inflazione che viaggia a ritmi vicini all’8% e rischia di raggiungere entro la fine dell’anno il 10%.

Una riduzione consistente. Che comporta inevitabili rinunce. Si può risolvere aumentando i salari? Certo, ma la strada è tutta in salita. E l’adeguamento dei contratti riduce solo parzialmente le perdite e non prima di quattro anni.

Inflazione record: cambia lo stile di vita

Se quindi i dipendenti si aspettano di ricevere un incremento della busta paga (oltre a quello garantito con il taglio dei contributi), rischiano di andare incontro a una cocente delusione. Non c’è alternativa all’inevitabile cambio dello stile di vita.

Inflazione record: commercianti

Direte, ma chi ci guadagna con l’inflazione? Beh, una volta il rincaro dei prezzi poteva essere una manna dal cielo per i commercianti. Molti negozianti alzavano i prezzi dei prodotti anche oltre l’inflazione reale.

Altri tempi, non funziona più: i prodotti che costano troppo non vengono acquistati. Se ne sono accorti anche nella grande distribuzione. E infatti pur di non far scappare i clienti hanno ridotto l’aumento dei costi di molti prodotti al di sotto dell’inflazione reale. Guadagnano meno di prima, ma riescono ancora a vendere.

E quindi no, in questa fase neppure i commercianti possono essere contenti degli effetti dell’inflazione.

Inflazione record: imprese

Chi rischia concretamente di finire in ginocchio sono le imprese (e quindi anche chi ci lavora). Anche perché subiscono alla base le ragioni della spinta inflattiva: l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Significa che i costi di produzione diventano troppo alti. Crescono così tanto che è difficile adeguare i listini per i clienti. Fino a quando non sarà possibile, questa impasse si traduce in una perdita secca.

Del resto avrete sentito la storie del piccolo produttore di pomodori in scatola che ha dovuto pagare una bolletta da un milione di euro (aumentata di sette, otto volte rispetto allo scorso anno). L’imprenditore ha dichiarato che avrebbe fatto meglio a non iniziare la produzione.

Inflazione record: banche

L’inflazione fa danni anche al sistema creditizio e di rimando ai cittadini che hanno intenzione di accendere un mutuo. Le banche centrali hanno poche armi per contrastare gli effetti dell’inflazione una di queste è l’aumento dei tassi di interesse. Che significa anche una riduzione del mercato dei prestiti e di conseguenza del mercato immobiliare. Ma non solo: chi ha chiesto finanziamenti a tasso variabile potrebbe trovarsi a rimborsare l’importo con rate mensili decisamente più alte.

Inflazione record: pensionati e lavoratori, chi ci perde

Inflazione record: è perfetta al 2%

Siamo passati da una inflazione intorno allo zero, che non era una buona cosa, significava che l’economia era stagnante con le fabbriche costrette a produrre di meno e a licenziare lavoratori, a una inflazione altissima, che causa i problemi che abbiamo descritto prima. Il sistema economico può dirsi in salute quando l’inflazione viaggia intorno al 2% ogni anno. E ora sembra una chimera.

Le prospettive future non indicano niente di buono. L’energia continuerà a costare troppo, le tensioni geopolitiche stanno aumentando, gli Stati sono sempre più indebitati.

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