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Pensione ridotta dall’inflazione nel 2023: esempi

Come l'inflazione riduce la pensione nel 2023? Gli aumenti delle pensioni non bastano a fronteggiare l'inflazione: ecco perché.

di Carmine Roca

Gennaio 2023

Come l’inflazione riduce la pensione nel 2023? Vediamolo insieme in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Come l’inflazione riduce la pensione nel 2023?

Le pensioni sono rivalutate, ogni anno, sulla base dell’inflazione registrata l’anno precedente.

Il 9 novembre 2022, con il decreto firmato dal ministro Giorgetti, è stato ufficializzato il dato provvisorio di adeguamento degli importi delle pensioni al 7,3%.

Provvisorio, perché a dicembre il tasso di inflazione era salito all’8,1%, come spiegato in questo nostro approfondimento.

La rivalutazione (o perequazione), che è l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, serve a proteggere il potere d’acquisto delle pensioni, in balia di un’inflazione che ha raggiunto livelli record, mai toccati dal 1980.

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Lo scorso novembre, mentre il nuovo Governo ufficializzava la rivalutazione al 7,3%, l’Istat comunicava il dato dell’inflazione dell’intera collettività nazionale, schizzato all’11,8%.

Ecco, dunque, come l’inflazione riduce la pensione nel 2023. Se è vero che gli importi degli assegni hanno ricevuto un aumento sostanzioso rispetto al 2022, quando la rivalutazione fu dell’1,7%, portata poi all’1,9%, è altrettanto vero che, con un’inflazione più alta di oltre 4 punti percentuali, i pensionati continueranno a faticare ad arrivare a fine mese.

Parliamo di chi percepisce assegni al minimo o non superiori a 4 volte il trattamento minimo (entro i 2.100 euro lordi al mese).

A loro l’INPS ha già provveduto a gennaio a rivalutare gli importi, mentre sulle pensioni superiori a 2.100 euro lordi al mese non sono previsti adeguamenti neppure a febbraio: arriveranno a marzo o forse ad aprile.

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Come l’inflazione riduce la pensione nel 2023: come funziona la rivalutazione?

Abbiamo visto, dunque, come l’inflazione riduce la pensione nel 2023: a fronte di un aumento del 7,3% degli importi dei trattamenti, c’è da fare i conti con un aumento dei prezzi al consumo di quasi il 12%.

Significa che l’aumento delle pensioni non basta a fronteggiare il caro prezzi e il caro energia.

Il potere d’acquisto delle pensioni contro l’inflazione è garantito dal meccanismo della rivalutazione (o perequazione) che aumenta il valore delle pensioni al crescere dell’indice dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati: il FOI.

La rivalutazione è applicata per fasce di importo: dal 2023, il Governo Meloni ha cambiato il sistema di rivalutazione delle pensioni passando dalle 3 fasce del 2022 (100%, 90% e 75%) alle attuali 6 fasce.

Fino a 2.100 euro lordi di pensione al mese, la rivalutazione è in misura piena (100%). All’aumentare del valore della pensione, decresce la percentuale di rivalutazione, come è possibile verificare in questa tabella:

IMPORTO PENSIONIRIVALUTAZIONE
Pensioni fino a 2100 euro lordi al mese100%
Pensioni da 2101 euro a 2625 euro lordi al mese85%
Pensioni da 2626 a 3150 euro lordi al mese53%
Pensioni da 3151 a 4200 euro lordi al mese47%
Pensioni da 4201 a 5250 euro lordi al mese37%
Pensioni di importo superiore a 5250 euro lordi al mese32%
Come l’inflazione riduce la pensione nel 2023: il nuovo sistema di rivalutazione

Come l’inflazione riduce la pensione nel 2023: esempi di rivalutazione

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come l’inflazione riduce la pensione nel 2023 e quali sono le nuove fasce di rivalutazione delle pensioni.

Entriamo, ora, nel dettaglio degli aumenti delle pensioni, con alcuni pratici esempi.

Il Governo Meloni è venuto incontro ai titolari di pensioni al minimo, per i quali è prevista una rivalutazione al 120%, che ha portato gli importi fino a 571 euro al mese, per chi non ha ancora compiuto 75 anni, e fino a 597 euro per chi ha almeno 75 anni di età.

La prima fascia di importi arriva fino a 2.100 euro lordi al mese: chi prende una pensione più bassa di questa cifra ha diritto alla rivalutazione in misura piena (100%, il 7,3%).

Quindi su una pensione di 1.000 euro spetta un aumento di 73 euro lordi al mese; su un assegno da 1.500 euro spetta un aumento di 109.50 euro lordi al mese e su una pensione da 2.000 euro spetta un aumento di 146 euro lordi al mese.

Come l'inflazione riduce la pensione nel 2023
Come l’inflazione riduce la pensione nel 2023? Nella foto un uomo apre un portafogli vuoto.

Per le pensioni fino a 2.625 euro lordi al mese spetta una rivalutazione all’85%: quindi una pensione da 2.300 euro avrà un aumento di 134 euro lordi al mese e una pensione da 2.500 euro, ad esempio, aumenterà di 155 euro lordi al mese.

La percentuale di rivalutazione “crolla” a partire dalla terza fascia di importi. Per le pensioni fino a 3.150 euro lordi al mese è prevista una rivalutazione del 53%. Quindi un assegno da 2.800 euro aumenterà di circa 109 euro lordi al mese, mentre una pensione da 3.000 euro riceverà un aumento di 116 euro lordi al mese.

La quarta fascia, per le pensioni fino a 4.200 euro lordi al mese, godrà di una rivalutazione del 47%. Quindi una pensione da 3.500 euro al mese aumenterà di circa 120 euro lordi al mese e un assegno da 4.000 euro crescerà di 137,20 euro lordi al mese.

La quinta fascia ingloba le pensioni fino a 5.250 euro lordi al mese, per le quali è prevista una rivalutazione del 37%. Significa che su un assegno da 4.500 euro spetta un aumento di 121,50 euro e su una pensione da 5.000 euro, ad esempio, ci sarà un aumento di 135 euro lordi al mese.

Infine, per le pensioni di importo superiore a 5.250 euro lordi al mese è prevista una rivalutazione del 32%. Quindi un assegno da 5.500 euro aumenterà di 130,35 euro lordi al mese; una pensione da 6.000 euro di 142 euro lordi al mese e così via.

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