L’Inps rivuole i soldi? Non sempre bisogna pagare

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L’Inps rivuole i soldi? Non sempre bisogna pagare perché non sempre l’Inps ha ragione, bisogna rispettare diritti, tutele e prescrizioni: vediamo come funziona. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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La richiesta dell’Inps di riavere indietro delle somme già versate agli assistiti non è una novità, ma negli ultimi anni le raccomandate A/R dell’ente di previdenza con avvisi ai cittadini per la restituzione di soldi non dovuti è diventata molto più frequente.

L’Inps è arrivata a chiedere la restituzione di denaro che è stato versato molti anni prima. Come vederemo la richiesta non è legittima.

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Non è neppure corretto pretendere delle somme, che spesso non sono irrisorie, senza neppure specificare nella raccomandata la motivazione di quella richiesta.

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La questione è delicata anche perché a dover riconsegnare quel denaro sono spesso cittadini fragili, anziani o che comunque non hanno una situazione economica molto solida.

Come accennato, prima di pagare, verificate bene alcune cose.

L’Inps rivuole i soldi: è legittimo?

La prima cosa è accertarsi che la richiesta dell’Inps sia legittima e nei tempi. Può accadere che l’Inps chieda indietro dei soldi perché il trattamento è stato riconosciuto sulla base di una certificazione sbagliata (o del tutto falsa) presentata dall’assistito. E che l’errore non sia attribuibile all’Inps ma al cittadino. Se la richiesta è arrivata prima della prescrizione in questi casi c’è poco da fare. L’opposizione è inutile, può solo ritardare il pagamento degli importi.

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L’Inps rivuole i soldi: prescrizione

Abbiamo accennato alla prescrizione perché è uno degli argomenti chiave per non pagare una eventuale richiesta di rimborso presentata dall’Inps.

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E allora: la prescrizione interviene dopo 5 anni. Significa che se la richiesta dell’ente di previdenza riguarda degli importi che sono stati versati oltre quel limite è illegittimo pretenderne la restituzione.

L’Inps rivuole i soldi: redditi e tempi

Ma c’è anche altro. In genere la richiesta di rimborso delle mensilità (o di una parte) delle somme corrisposte capita dopo una verifica dell’ente sui redditi. In questo caso si tratta di un indebito pensionistico e l’ente pretende la restituzione di tutti gli importi che sono stati erogati nel periodo riferito alla dichiarazione dei redditi non corretta.

Bisogna fare attenzione: la notifica dell’indebito deve essere effettuata entro l’anno successivo a quello nel quale è riferita la dichiarazione dei redditi.

Che significa? Se la notifica viene consegnata (tramite raccomandata A/R) oltre il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della dichiarazione dei redditi contestata, l’Inps non può pretendere nulla.

Ma a una condizione: l’errore deve essere stato commesso dall’ente, ovvero non ci deve essere dolo da parte dell’assistito.

L’Inps rivuole i soldi: accompagnamento

Un’altra richiesta classica di restituzione delle somme erogate riguarda le indennità di accompagnamento. In particolare per i periodi nei quali la persona con disabilità è stata ricoverata in una struttura ospedaliera a carico del servizio sanitario per oltre un mese.

Come nel caso precedente la tempistica è fondamentale ed è sempre rispetto alle dichiarazioni dei redditi.

Ovviamente, sempre nel caso di una indennità di accompagnamento con ricovero ospedaliero, bisogna stare attenti anche a un altro aspetto: se la permanenza in un centro medico a spese dello Stato è durata meno di un mese l’ente di previdenza non ha diritto a pretendere nulla. In caso di richiesta è quindi necessario presentare un ricorso.

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L’Inps rivuole i soldi: tentativo bonario

Si possono percorrere due strade per evitare di versare all’Inps delle spettanze arretrate.

Il tentativo bonario: si invia una raccomandata o una pec all’Inps (allegando l’avviso di pagamento ricevuto, copie del documento di identità e del codice fiscale oltre naturalmente alla documentazione che attesta i requisiti di reddito o, come nell’esempio riportato prima, i certificati che attestano il tempo di permanenza in un centro ospedaliero della persona con disabilità).

Dopo l’invio bisogna attendere la risposta dell’Inps che dovrebbe arrivare entro 20 giorni.

L’Inps rivuole i soldi: ricorso giudiziale

Il passo successivo è il ricorso giudiziale, che si attiva dopo che l’Inps rigettato il tentativo bonario. In questo caso la documentazione deve essere consegnata al giudice. I tempi di questo procedimento sono più lunghi e possono durare un anno.

In entrambi i casi sarebbe opportuno farsi seguire da un avvocato (magari rivolgendosi al patronato).

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