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Invalidi civili e obbligo assunzione: la sentenza

Invalidi civili e obbligo assunzione: una sentenza ha obbligato un datore di lavoro a risarcire una persona con invalidità che ha rifiutato di assumere.

di The Wam

Aprile 2022

Invalidi civili e obbligo assunzione: una questione aperta, molte aziende non rispettano la legge ma sono costrette a farle dopo una sentenza, come in questo caso. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Il caso di cui ci occupiamo di è verificato in Lombardia e la sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’Appello di Milano che hanno ribaltato la decisione adottata dai giudici del Tribunale. I magistrati hanno riconosciuto i diritti del lavoratore con invalidità e condannato l’azienda che ha negato l’assunzione.

Questo caso potrebbe essere utile per quanti hanno subito lo stesso trattamento. È quindi possibile far valere le proprie ragioni e imporre alle aziende di rispettare gli obblighi che sono previsti dalla legge.

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Invalidi civili e obbligo assunzione: la storia

Il fatto. La persona interessata, un invalido civile iscritto al collocamento mirato, è stato inviato presso una azienda che ha sottoscritto una convenzione con la Provincia di Varese.

Il lavoratore invalido – come da prassi – è stato anche sottoposto dall’agenzia interinale a una visita medica preventiva. Subito dopo si è recato sul posto di lavoro per firmare il contratto. Ma lì è arrivata la brutta sorpresa: la società gli ha infatti comunicato che non avrebbe potuto assumerlo perché in quel momento stava riducendo il personale.

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Invalidi civili e obbligo assunzione: il no dell’azienda

Una affermazione sospetta, che ha spinto la persona con invalidità a ricorrere in tribunale. I giudici di primo grado hanno dato ragione all’azienda. La società avrebbe dimostrato, anche con fotografie, che la mansione da affidare alla persona con disabilità non era adatta alle condizioni del lavoratore: avrebbe dovuto effettuare dei particolari lavori di manutenzione.

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La persona con invalidità ha impugnato la sentenza e presentato Appello. Il motivo? L’azienda non aveva rispettato le norme imposte dalla legge per l’assunzione e l’avviamento al lavoro di chi soffre di disabilità.

Invalidi civili e obbligo assunzione: in Appello

La Corte d’Appello ha dato ragione al lavoratore. I magistrati hanno richiamato una sentenza della Corte di Cassazione, ne riportiamo un passaggio:

«La “ratio” dell’articolo 9 della legge numero 68 del 1999 e la lettera dell’articolo 2 della stessa legge – nella parte in cui fa riferimento a strumenti che permettano di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto – portano ad escludere un’opzione ermeneutica volta ad assegnare al termine “qualifica”, di cui al summenzionato articolo 9, comma 2, una portata astratta ed indefinita, rendendo di contro doverosa una interpretazione che assegni al suddetto termine un significato più concreto, da intendersi cioè come specificazione delle capacità tecnico-professionali, di cui deve essere provvisto l’assumendo ai fini della sua collocazione lavorativa».

«Ne consegue – continua la sentenza – che l’invio da parte del datore di lavoro di prospetti informativi limitati alla specificazione della mera “qualifica” corrispondente al posto di lavoro disponibile per il disabile devono considerarsi incompleti, così da rendere a lui imputabile il mancato avvio al lavoro di una unità di personale disabile ad integrazione della quota d’obbligo e, di conseguenza, a configurare a suo carico il relativo illecito amministrativo».

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Detto in modo semplice: l’azienda cercava un tecnico alla manutenzione e dal momento che si trattava di un lavoratore con disabilità avrebbe dovuto impiegarlo in una mansione compatibile sia con la natura, sia con il grado della minorazione, come prescrive l’articolo 10 comma due della legge numero 68 del 1999.

Invalidi civili e obbligo assunzione: gli errori della società

Ma non solo: questa prassi doveva essere chiara da subito all’azienda.

E invece, solo al momento della firma del contratto la società si è tirata indietro, dichiarando che la mancata assunzione era dovuta a motivi economici. Questa circostanza, i motivi economici, era stata poi esclusa dalla società che avrebbe invece motivato la decisione dopo l’esito della visita che ha preceduto l’assunzione.

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Visita che aveva dichiarato la persona con disabilità «idoneo con limitazioni o prescrizioni: non idoneo a lavori in altezza, uso del carrello elevatore, no guida automezzi».

Quelle limitazioni avevano spinto la società a ritenere la persona con invalidità non adatta alla mansione che gli sarebbe stata affidata.

In realtà, però, l’azienda non ha mai provato che al lavoratore sarebbe stata richiesta una manutenzione da determinate altezze e neppure che l’unico ruolo libero di manutentore avrebbe dovuto svolgere quelle determinate mansioni.

Invalidi civili e obbligo assunzione: risarcimento

In pratica la società non sarebbe riuscita a dimostrate il motivo della mancata assunzione ed è stata condannata per questo. L’azienda ha dovuto risarcire il lavoratore con disabilità il danno causato e quindi versare tutte le retribuzioni che sono state perse nel periodo in cui il datore di lavoro non ha rispettato l’obbligo.

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