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Invalidità all’80%: se l’Inps nega la pensione anticipata

Invalidità all'80%: se l'Inps nega la pensione anticipata perché non ritiene soddisfatto il requisito sanitario è meglio fare ricorso, vediamo questo caso.

di The Wam

Maggio 2022

Invalidità all’80%: negata la pensione di anticipata, siamo di fronte a casi molto frequenti, alla base della valutazione la supposta differenza tra invalidità civile e previdenziale. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Ovvero anche in presenza dei requisiti sanitari l’Inps ha detto di “no” a persone con una percentuale alta di riduzione della capacità di lavoro.

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Invalidità all’80%: pensione anticipata

Prima di entrare nella questione e verificare cosa hanno deciso i magistrati, ricordiamo brevemente a cosa ha diritto, rispetto al trattamento pensionistico, un cittadino che ha avuto il riconoscimento di una percentuale di invalidità pari o superiore all’80%.

Ebbene possono andare in pensione anticipata:

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Invalidità all’80%: civile o previdenziale

Come vedete si parla di invalidità, ma la questione è proprio lì: il riferimento, secondo l’Inps, dovrebbe essere all’invalidità previdenziale e non quella civile.

Tutte le tabelle per l’invalidità civile suddivise per patologie con le relative percentuali

Vediamo come è andato un caso che è stato discusso in tribunale e poi i cassazione e qual è stata la decisione definitiva (e che dovrebbe essere riferimento anche per altre vicende simili).

Invalidità all’80%: la storia

L’Inps ha negato la pensione anticipata a una donna con una percentuale di invalidità superiore all’80% (e che rientra negli anni di versamenti contributivi previsti) perché non sarebbero stati rispettati i requisiti fisici.

Ma come, non aveva la percentuale di riduzione della capacità lavorativa richiesta dalle legge e dallo stesso istituto di previdenza?

L’Inps ha sostenuto che il requisito sanitario doveva essere verificato in base all’invalidità previdenziale e non a quella civile.

I giudici di primo grado hanno dato ragione all’ente di previdenza.

Invalidità all’80%: l’appello

La donna ha contestato la decisione e presentato ricorso in appello. Per un motivo semplice: la sussistenza del requisito sanitario deve essere stabilità sulla base dell’invalidità civile.

I giudici di secondo grado hanno ribaltato la sentenza e ritenuto fondato il ricorso della donna, citando il decreto legislativo numero 503 del 30 dicembre del 1992: «Il diritto alla pensione di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti è subordinato al compimento dell’età indicata, per ciascun periodo, nella tabella allegata».

Aggiungendo quando poi viene stabilito dal comma 8:

«L’elevazione dei limiti di età di cui al comma 1 non si applica agli invalidi in misura non inferiore all’80% ».

La questione, come già abbiamo accennato, riguarda il tipo di invalidità, deve essere civile o previdenziale?

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L’Inps sostiene che deve essere valutata l’invalidità previdenziale (in altri testi potrebbe essere definita invalidità pensionabile), così come viene descritta dalla legge numero 222 del 1984.

La donna ritiene invece che il riferimento deve essere all’invalidità civile, che non è connessa alla capacità di lavoro e quindi di guadagno.

Elenco delle agevolazioni previste in base alla percentuale di invalidità riconosciuta

Invalidità all’80%: la Cassazione

La questione arriva davanti ai giudici della Cassazione. La donna ha sostenuto anche davanti alla corte che l’invalidità civile o l’invalidità pensionabile siano sovrapponibili.

Una tesi che è stata ribadita anche dall’Alta Corte (che ha ribadito una sentenza, la numero 13495 del 2003). Per i giudici questa è una tesi condivisa, ricordando che «la normativa è stata genericamente disposta in favore di tutti i soggetti invalidi, anche se con capacità di lavoro e quindi di guadagno, perché l’unico requisito posto dalla legge riguarda la misura dell’invalidità che non deve essere inferiore all’80%».

Invalidità all’80%: conclusione

La donna risulta invalida civile con inabilità riconosciuta dal 1999, le sue condizioni non sono migliorate e quindi, per i giudici della Cassazione, ha diritto a ricevere la pensione anticipata. L’Inps è stata anche condannata a risarcire gli arretrati.

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