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Invalidità all’80%: accolta la pensione anticipata

Invalidità all'80%: accolta la pensione anticipata per una donna di 56 anni nonostante il rifiuto dell'Inps, la sentenza dei giudici di primo e secondo grado.

di The Wam

Aprile 2022

Invalidità all’80% e 56 anni di età, i requisiti necessari per accedere alla pensione anticipata ci sono, ma l’Inps ha detto no: i giudici hanno condannato l’istituto. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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È una storia emblematica e una sentenza che oltre a chiarire il modo di operare dell’Inps potrebbe essere utile agli assistiti che si trovano in una situazione simile.

Per rifiutare la concessione del diritto alla pensione anticipata (in presenza dei requisiti previsti dalla legge), l’Istituto ha sostenuto che quell’invalidità all’80% non era riferita alla riduzione della capacità lavorativa.

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Come vedremo il giudizio si è risolto a favore dell’assistito. Il processo si è celebrato davanti ai giudici del tribunale di Torino.

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Invalidità all’80%: i fatti

Ecco i fatti.

La protagonista di questa storia è una donna di 56 anni, alla quale è stata riconosciuta dalla commissione medico legale una invalidità dell’80%. L’assistita ha anche versato più di 20 anni di contributi, il che significa che rientra in tutti i requisiti necessari per accedere alla pensione anticipata di vecchiaia.

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Ebbene, nonostante tutto, l’Inps ha rigettato la domanda. Il motivo lo abbiamo accennato: l’istituto ha dichiarato che per avere diritto alla pensione anticipata l’invalidità doveva essere accertata secondo i parametri della capacità di lavoro e della assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

La donna – secondo l’istituto – non rientra in questo caso.

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Invalidità all’80%: generica o specifica

Già a questo punto ci poniamo la domanda: ma la percentuale di invalidità non è già in riferimento alla ridotta capacità di lavorare?

In giurisprudenza la capacità lavorativa è riferita alla idoneità di un soggetto a produrre reddito.

Viene distinta in due forme:

Invalidità all’80%: cavillo Inps

È dunque questo il cavillo legale proposto dal’Inps per rifiutare alla donna il diritto alla pensione anticipata.

Ora, quando si leggono i requisiti dell’Inps per la pensione di vecchiaia anticipata l’unico riferimento certo è questo 80% di invalidità riconosciuta. Non si parla mai di invalidità generica o specifica.

Invalidità all’80%: condanna dell’Inps in primo grado

Ebbene i giudici di primo grado hanno dato torto all’Inps, riconoscendo alla donna il diritto alla pensione e condannando l’istituto a versare anche gli arretrati.

Una sentenza che ha poggiato in modo determinante su una considerazione dei magistrati: l’Inps non ha mai contestato il riconoscimento dell’invalidità all’80%.

Elenco delle agevolazioni previste in base alla percentuale di invalidità riconosciuta

Invalidità all’80%: condanna dell’Inps in Appello

La questione giudiziaria non si è chiusa qui. L’Inps ha presentato appello contro la decisione dei giudici. Nelle motivazioni ha ribadito il concetto: il grado di invalidità non inferiore all’80% deve essere inteso come riduzione della capacità lavorativa in occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato.

Nel ribadire questo concetto l’ente ha ricordato i parametri che sono descritti nell’articolo 1 della legge numero 222 del 1984.

Ve lo riportiamo integralmente:

«Si considera invalido, ai fini del conseguimento del diritto ad assegno nell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti ed autonomi gestita dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, l’assicurato la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo».

I giudici della Corte d’Appello, nel confermare la sentenza di primo grado (e ribadendo le ragioni della donna), hanno considerato che il diritto della pensione di vecchiaia a carico dell’Inps è subordinato al compimento dell’età indicata. E l’articolo 1, comma 8 del decreto legislativo 503, prevede che «l’elevazione dei limiti di età non si applica agli invalidi in misura non inferiore all’80%».

Invalidità all’80%: Cassazione

I magistrati nella sentenza di secondo grado si sono richiamati anche a una pronuncia della Corte di Cassazione che ha stabilito questo:

«Si è già chiarito che la regolamentazione della pensione di vecchiaia in oggetto comporta una anticipazione dei normali tempi di perfezionamento del diritto alla pensione attuata attraverso un’integrazione ex lege del rapporto assicurativo e contributivo, che consente, in presenza di una situazione di invalidità, una deroga ai limiti di età per il normale pensionamento. Lo stato di invalidità costituisce, dunque, solo la condizione in presenza della quale è possibile acquisire il diritto al trattamento di vecchiaia sulla base del requisito di età vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 503/1992, ma non può comportare lo snaturamento della prestazione che rimane un trattamento diretto di vecchiaia (diretto a coprire i rischi derivanti dalla vecchiaia), ontologicamente diverso dai trattamenti diretti di invalidità (…diretti a coprire i rischi derivanti, appunto, dall’invalidità) previsti dalla legge 222/1984».

Anche i giudici di secondo grado hanno messo in evidenza come non sia stata contestata dall’Inps la percentuale di invalidità riconosciuta alla beneficiaria (richiamando il verbale di accertamento della commissione medico legale).

L’Inps oltre agli arretrati è stata anche condannata a pagare le spese legali.

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