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Invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro

Cerchiamo di capire se si può lavorare con l’invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro. In quali casi è possibile svolgere attività lavorativa con un’invalidità totale e quando invece lavorare preclude la possibilità di ottenere i benefici economici.

Romina Cardìa è una scrittrice esperta in diritti delle persone con disabilità.
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8' di lettura

Invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro sono la stessa cosa? Quando è possibile lavorare anche se si è stati riconosciuti invalidi totali? (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104categorie protettediritto del lavorosussidiofferte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro

Invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro non sono due condizioni che concedono entrambe la possibilità di lavorare.

Puoi continuare infatti a lavorare con un’invalidità al 100% , così come puoi farlo anche se percepisci indennità di accompagnamento e quindi sei non autosufficiente.

Quello che cambia, casomai, è la possibilità di accedere alle prestazioni economiche nel caso in cui svolgi attività lavorativa se sei invalido al 100%.

Non puoi farlo, al contrario, se ti è stata riconosciuta una totale e permanente inabilità al lavoro, perché le due cose sono incompatibili. A meno che non si tratti di una inabilità alle mansioni e al proficuo lavoro.

È necessario, a questo punto, capire la differenza che c’è tra inabilità lavorativa e invalidità civile al 100%.

Ecco cosa si intende per inabilità parziale al lavoro, come avviene il riconoscimento e se il datore di lavoro può licenziare il dipendente per inabilità sopraggiunta in corso di attività lavorativa.

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Invalidità al 100% e possibilità di lavorare

Nel caso in cui venga riconosciuta l’invalidità al 100%, puoi continuare a svolgere attività lavorativa e, nello stesso tempo, ricevere la pensione di invalidità e anche altre forme di prestazioni a carattere assistenziale, come ad esempio l’Assegno ordinario di invalidità.

La pensione di invalidità, però, può essere revocata se non vengono rispettati determinati limiti di reddito.

Limiti di reddito da rispettare

La pensione di invalidità civile al 100%, infatti, è un trattamento assistenziale e per ottenerlo è necessario dimostrare di avere un reddito non superiore a 17.920,00 euro (per l’anno 2023).

Se il reddito da lavoro, insieme ad altri eventuali redditi assoggettabili a IRPEF, superano questa soglia, la pensione di invalidità ti verrà negata o revocata nel momento in cui verranno superati.

Invalidità negata. Ti spieghiamo cosa puoi fare se l’INPS ti nega l’invalidità e perdi l’accesso alle agevolazioni e alle prestazioni economiche connesse.

Inabilità lavorativa e possibilità di lavorare

Se ti è stata riconosciuta la pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa, devi sapere che questa prestazione è erogata proprio per l’assoluta impossibilità di lavorare.

Il suo riconoscimento non è dunque compatibile con nessun tipo di attività, che si tratti di lavoro autonomo, parasubordinato o dipendente, saltuario o meno. Inoltre, la concessione della pensione comporta l’obbligo della cancellazione da elenchi, albi o ordini relativi a mestieri arti o professioni.

Se, però, la pensione è stata riconosciuta a seguito di inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro, questo divieto non opera, ma vi sono dei limiti di cumulo tra il reddito da lavoro e il reddito derivante dalla pensione.

L’inabilità al lavoro sopraggiunge quando una persona diventa totalmente o parzialmente incapace a svolgere le sue mansioni. Vediamo come richiedere il certificato di inabilità al lavoro e chi deve certificare questa condizione.

Inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro

Le pensioni per inabilità alle mansioni e l’inabilità a proficuo lavoro (art. 13 Legge 274/1991; art. 27 Legge 177/1976; art. 42, DPR 1092/1973) sono riconosciute ai dipendenti pubblici, in presenza dei requisiti contributivi (15 o 20 anni di anzianità di servizio, a seconda della gestione previdenziale e della specifica inabilità riconosciuta), quando è constatata una riduzione della capacità lavorativa.

La riduzione è più limitata nel caso di inabilità alle sole specifiche mansioni ricoperte, e più ampia in caso di inabilità a qualsiasi proficuo lavoro.

In entrambe le condizioni, ad ogni modo, la riduzione della capacità lavorativa non è estesa in modo assoluto, come nel caso dell’inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

L’inabilità a proficuo lavoro e l’inabilità alle mansioni, quindi, non coincidono con l’inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

Per quanto riguarda, nello specifico, l’inabilità a proficuo lavoro, che consiste in una riduzione della capacità lavorativa più ampia rispetto all’inabilità alle mansioni, questa è intesa come impossibilità di continuare a svolgere un’attività lavorativa continua e remunerativa (art. 129 DPR 3/1957) ma non impedisce di lavorare, perché è solo l’inabilità a qualsiasi attività lavorativa ad avere una valenza assoluta.

Di conseguenza, essendo solo l’inabilità permanente e assoluta a qualsiasi attività lavorativa ad essere incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, le altre due tipologie d’inabilità permettono di rioccuparsi, nonostante il diritto alla pensione.

Lavoratore disabile dopo l’assunzione: bisogna comunicarlo al datore di lavoro? Si può rientrare nelle quote di riserva? Scopriamolo in questo articolo.

Invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro
Invalidità civile al 100% e inabilità al lavoro. Nella foto: un lavoratore su una sedia a rotelle

Riduzione della pensione d’inabilità per reddito da lavoro

Bisogna però considerare che le pensioni per inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro sono cumulabili limitatamente con i redditi da lavoro, nella generalità dei casi, a meno che l’interessato non raggiunga 40 anni di contributi.

In particolare, se l’assegno è superiore al trattamento minimo (563,74 euro al mese per il 2023) il rateo di assegno eccedente il trattamento minimo può subire una riduzione qualora l’interessato svolga un’attività lavorativa.

La riduzione varia a seconda della provenienza del reddito:

  • se il reddito è da lavoro dipendente, il taglio della pensione è pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo, fermo restando che la decurtazione non può superare il reddito stesso;
  • se il reddito è da lavoro autonomo, la riduzione è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, e comunque non può essere superiore al 30% del reddito prodotto (art.7 2, Comma 1, Legge 388/2000).

In ogni caso la riduzione non si applica (art. 10 D.lgs. 503/1992; Circolare INPS 197/2003):

  • se il reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo INPS;
  • se il pensionato è impiegato in contratti a termine la cui durata non superi le 50 giornate nell’anno solare;
  • se il reddito deriva da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da enti locali e altre istituzioni pubbliche e private;
  • se il lavoratore è occupato in qualità di operaio agricolo;
  • se il pensionato è occupato in qualità di addetto ai servizi domestici e familiari;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • se il reddito conseguito è un’indennità o un gettone di presenza percepiti dagli amministratori locali;
  • se il reddito conseguito è un’indennità comunque connessa a cariche pubbliche elettive;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;
  • se il reddito conseguito è un’indennità dai giudici tributari.

La maggior parte delle prestazioni economiche per invalidità vengono concesse solo se non si superano determinati limiti reddituali. Se il trattamento non ti è stato riconosciuto perché superavi questi limiti, ma successivamente ci rientri, devi fare nuova richiesta di invalidità per modifica del reddito, o vale quella presentata in precedenza? La risposta in questo approfondimento.

Come si applicano le trattenute sulla pensione d’inabilità?

Nel caso in cui la riduzione sia applicata, la trattenuta viene effettuata (Messaggio INPS 3817/2016) direttamente sulla retribuzione, a cura del datore di lavoro, oppure sugli arretrati di pensione, dall’ente previdenziale, in caso di tardiva liquidazione della prestazione, per i lavoratori subordinati.

Per i lavoratori autonomi la trattenuta è invece effettuata sulla pensione, dall’ente previdenziale.

Come posso cambiare mansione sul lavoro se sono stato riconosciuto invalido dalla commissione? Vediamo come funziona, qual è la procedura e quali sono i diritti del lavoratore. Ci soffermiamo anche su un altro aspetto, in parte connesso: quando il datore di lavoro può legittimamente licenziare un dipendente disabile.

FAQ (domande e risposte)

A chi spetta avere l’invalidità civile al 100%?

Quando una persona ha problemi di salute gravi che non le permettono di vivere una vita normale, può chiedere di essere riconosciuta come invalida civile al 100%. Questo significa che la sua salute è molto compromessa.

Chi può avere l’inabilità al lavoro?

Chi non può lavorare a causa di problemi di salute gravi ha diritto a chiedere di essere riconosciuto come inabile al lavoro. Questo vuol dire che non può fare un lavoro normale a causa dei suoi problemi.

Cosa mi dà l’invalidità civile al 100%?

Chi ha l’invalidità civile al 100% ha diritto a ricevere aiuti e sostegni dallo Stato. Questi aiuti possono essere economici o di altro tipo. L’obiettivo è aiutare la persona a vivere meglio.

Posso avere la Legge 104 con l’invalidità al 100% o l’inabilità al lavoro?

Sì, chi ha l’invalidità al 100% o l’inabilità lavorativa può chiedere di avere anche i benefici della Legge 104. Questa legge dà diritti e aiuti a chi ha problemi di salute gravi.

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