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Invalidità civile apparato riproduttivo femminile

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: vediamo quali sono le patologie e i criteri di valutazioni Inps per questo tipo di patologie.

di The Wam

Febbraio 2022

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile. Le patologie che interessano l’apparato riproduttivo femminile colpiscono milioni di pazienti in Italia, basti pensare che la sola endometriosi è stata diagnostica a tre milioni di donne. (aggiungiti al gruppo Telegram di news su invalidità e Legge 104 ed Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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In questo articolo verifichiamo insieme quali sono i criteri di valutazione dell’Inps, rispetto a queste malattie, e quali percentuali di invalidità civile sono assegnate.

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: tra il 5 e il 40%

Ve lo diciamo subito: le patologie che colpiscono l’apparato riproduttivo femminile non vengono considerate estremamente invalidanti. Come del resto capita anche per le malattie che riguardano l’apparato riproduttivo femminile, dove – è un esempio – «l’evirazione completa in età prepubere», con evidenti conseguenze a livello fisico, psicologico e di relazione, viene valutata con un massimo del 50% di invalidità.

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Per le patologie dell’apparato riproduttivo femminile siamo più o meno in linea: le percentuali di invalidità oscillano tra il 5 e il 40%.

Vi chiederete se queste valutazioni siano giuste o almeno equilibrate rispetto ad altre patologie contenute nelle tabelle Inps che hanno gradi di invalidità più alti e probabilmente conseguenze meno importanti sulla vita e lo sviluppo di una persona.

Cerchiamo di capirlo proprio analizzando i criteri che l’Inps utilizza per accertare il livello di gravità, e quindi la percentuale di invalidità civile, da assegnare a queste patologie.

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Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: fertile o non fertile

L’Inps parte già da una differenziazione di base: riferisce queste percentuali invalidanti soltanto alle donne che sono in età fertile, «salvo – si legge – diversa indicazione»).

«In età fertile – è scritto nelle linee guida dell’Inps – il danno anatomico spesso genera un complesso di disturbi che si ripercuotono sulla vita di relazione».

Tra l’altro in questi modi:

Questi valori possono variare e di molto rispetto a diversi fattori, soprattutto l’età.

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: interventi demolitivi

Si ritiene, infatti, che interventi demolitivi (come l’asportazione dell’utero) a carico dell’apparato ginecologico in soggetti giovani (come in età prepubere) incidano in modo molto più significativo sull’armonia dello sviluppo psicofisico della persona. In età fertile l’incidenza negativa, ovviamente, si riverbera sugli aspetti legati alla riproduzione.

Per la mastectomia conseguente a una patologia non neoplastica (e quindi non tumorale) i criteri per la valutazione dei deficit funzionali elaborati dall’Inps «dovranno tenere conto della possibilità di applicazione di protesi o di un utile trattamento di chirurgia estetica, caso in cui è necessario prevedere una revisione, venendosi a modificare il quadro valutativo».

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: endometriosi

Per l’endometriosi localizzata i criteri Inps considerano la classificazione della American Society for Reproductive Medicine. Prevede quattro diversi stadi differenziati in base alla diffusione locale della patologia:

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: isterectomia radicale

E infine, quando nelle tabelle si indica l’isterectomia radicale, si intende l’asportazione dell’utero, degli annessi uterini e dei parametri, che sono quei legamenti che mantengono fisso l’utero.

Invalidità civile apparato riproduttivo femminile: tabelle

Dopo questa breve disamina dei criteri utilizzati dall’Inps per la valutazione delle patologie che colpiscono l’apparato riproduttivo femminile, vediamo la tabella con le percentuali di invalidità civile che vengono riconosciute:

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