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Invalidità civile, quando è riconosciuta per obesità (sentenze)

Invalidità civile, quando è riconosciuta per obesità: la Cassazione ribalta la decisione del tribunale che ha negato l'invalidità perché la donna non era a dieta.

di The Wam

Maggio 2022

Invalidità civile, quando è riconosciuta per obesità: la Cassazione ha ribaltato una decisione dell’Inps e dei giudici di primo grado che avevano rigettato la richiesta perché l’assistita rifiutava di mettersi a dieta. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Inps e tribunale avevano ritenuto che l’obesità fosse connessa a un improprio regime alimentare. Il giudice di primo grado aveva concluso così: «L’obesità grave dell’assistita dipende dalla indisponibilità dell’interessata a seguire un regime alimentare dietetico». E per questo motivo, la donna «non può rientrare nel cosiddetto carico sociale per una condizione personale che dipende in misura significativa da una negligenza del singolo che ha il dovere di fare tutto il possibile per evitare che questi diventi un ingiustificato costo per la collettività».

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Invalidità civile: obesa per scelta

In pratica il giudice e prima ancora la commissione medico legale dell’Inps, hanno sostenuto che la donna era obesa per una sua scelta, ovvero piuttosto che mettersi a dieta avrebbe continuato a seguire un regime alimentare sbagliato.

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Invalidità civile: ignorato il Ctu

Eppure il Consulente tecnico d’ufficio, nominato dallo stesso tribunale, era arrivato a conclusioni del tutto diverse. Il tecnico, infatti, aveva riconosciuto alla donna una percentuale di invalidità civile pari al 74%. Perché aveva riscontrato nell’assistita: esiti di nefrectomia (le conseguenze causate dalla rimozione parziale o totale del rene), steato-epatite (una patologia del fegato causata dall’eccessiva presenza di grasso), diabete mellito, limitazioni articolari, Bmi (indice di massa corporeo) a 46, oltre i 40 l’obesità è di terzo grado, la più grave.

Tutte le tabelle per l’invalidità civile suddivise per patologie con le relative percentuali

Come potete notare negare il riconoscimento dell’invalidità civile a una persona in queste condizioni e in presenza di un accertamento del Ctu che ne descrive le patologie e le complicazioni è una decisione come minimo contestabile.

Ebbene rispetto a quella decisione la donna ha presentato ricorso. A ruota l’Inps ne ha presentato un altro per sostenere l’adeguatezza della decisione del giudice di primo grado.

Invalidità civile: la Cassazione ribalta il giudizio

La Corte di Cassazione (sesta sezione civile del lavoro, qui trovi la sentenza completa) ha dato ragione alla donna e bocciato su tutta la linea l’impostazione dei giudici di primo grado e ovviamente dell’Inps.

I giudici dell’Alta Corte hanno ribadito che tra i requisiti per il riconoscimento di patologie invalidanti non esiste l’involontarietà della patologia o l’impossibilità di sottoporsi a cure.

Così scrivono i giudici della Cassazione: «Ai fini del riconoscimento della pensione di invalidità, l’obesità, in quanto malattia permanente se non definitiva, se è in grado rilevante e se concorre con altre malattie e alterazioni funzionali, deve essere considerata nell’ambito di una valutazione complessiva e globale per stabilire se vi sia una riduzione della capacità di lavoro».

Una valutazione analoga era già stata espressa in una precedente sentenza della Cassazione (sentenza della Sezione L, numero 4357 del 27 giugno 1988).

Per i magistrati l’obesità collegata a un regime alimentare sbagliato assume comunque la connotazione dell’infermità invalidante per il riconoscimento della pensione. Anche perché per la soluzione di questa patologia è comunque necessaria una terapia medica alimentare.

Elenco delle agevolazioni previste in base alla percentuale di invalidità riconosciuta

Invalidità civile: obesità, guarigione imprevedibile

L’Alta Corte respinge anche un’altra valutazione dei giudici di primo grado. Il tribunale aveva infatti negato la possibilità alla donna di accedere alla pensione di invalidità perché l’obesità può essere ritenuta non permanente. Per la Cassazione quella conclusione è illegittima perché non è possibile prevedere il carattere transitorio della patologia e neppure immaginare, con una previsione qualsiasi, una guarigione o un miglioramento importante nel breve periodo.

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I giudici di Cassazione hanno anche rilevato che rispetto al riconoscimento della pensione di invalidità, il requisito della permanente riduzione della capacità lavorativa, esiste tutte le volte che la condizione di invalidità si riferisce a una infermità di durata incerta e indeterminata e comunque non breve (nel caso dell’assistita in questione con diabete, ipertensione e obesità).

Non è sufficiente dunque l’ipotesi di un possibile miglioramento o di una guarigione per negare il diritto alla pensione di invalidità.

Invalidità civile: obesità connessa ad altre patologie

Ma non è tutto. Per l’Alta Corte nel caso in questione l’obesità avrebbe dovuto essere valutata insieme alle altre patologie che forniscono un quadro clinico complessivo «rilevante ai fini dell’invalidità».

E quindi – richiamando anche altre sentenze della Cassazione – l’obesità deve essere valutata insieme alle altre malattie e alterazioni funzionali per stabilire l’incidenza sulle capacità di lavoro e di guadagno.

Invalidità civile: conclusione

Per concludere, il giudici della Cassazione, hanno dunque stabilito che non è possibile negare la pensione di invalidità a una persona obesa per il solo fatto che con un regime alimentare diverso l’infermità le condizioni del paziente avrebbero potuto migliorare. A maggior ragione se quella stessa obesità connessa ad altre patologie aggrava e in modo serio il quadro clinico complessivo.

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