Invalidità e silenzio assenso Inps: come funziona

Invalidità e silenzio assenso Inps: vediamo come funziona (se funziona) e cosa significa nei verbali della commissione. Il rispetto dei 60 giorni per l'approvazione del verbale. I numerosi contenziosi giudiziari e cosa ha deciso la Cassazione.

5' di lettura

Invalidità e silenzio assenso Inps: spesso sui verbali per il riconoscimento dell’invalidità si fa riferimento al silenzio assenso per la definizione di una pratica.(scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

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La questione del silenzio assenso ha suscitato una serie di contenziosi giudiziari, anche perché i limiti, gli obblighi e le funzioni stesse di questo procedimento non sono mai stati chiariti o rispettati del tutto. In particolare da parte dell’istituto di previdenza.

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Potresti essere interessato a sapere cosa accade se l’Inps non chiama a visita e come accelerare la convocazione. Ma anche capire se non sarà più necessaria la visita diretta e quali sono le fasi della visita. E infine, cosa accade se si salta l’appuntamento con la commissione.

Invalidità e silenzio assenso Inps: dal 2009

Il silenzio assenso è stato introdotto nel 2009 e l’Inps lo comunica nella circolare numero 131 del 29 dicembre 2009. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una buona pratica, utile a ridurre gli interminabili tempi di attesa dei cittadini.

Si puntava ad aver maggior controllo e trasparenza sulle procedure. In particolare quelle per il riconoscimento dell’invalidità civile.

Nel corso degli anni le competenze per l’istituto sono cresciute (accavallandosi e rendendo spesso ancora più farraginoso l’iter):

  • raccogliere le domande;
  • prendere parte alle commissioni Asl anche con propri medici;
  • verificare e convalidare i verbali;
  • inviarli agli interessati;
  • erogare i benefici economici
  • affrontare i contenziosi.

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Invalidità e silenzio assenso Inps: i tempi

Con la digitalizzazione l’Inps ha supposto che si sarebbe andati presto verso una estrema velocizzazione nel disbrigo delle pratiche.

E infatti, nell’ottimistica circolare, (la numero 131 del 2009) ha previsto questi tempi:

  • convocazione a visita entro 30 giorni (15 per i pazienti oncologici);
  • validazione dell’Inps entro 30 giorni;
  • erogazione delle provvidenze entro 120 giorni.

Una vera rivoluzione (sembrava) rispetto ai consueti tempi di attesa, che potevano tranquillamente definirsi “indeterminati”.

Invalidità e silenzio assenso Inps: rivoluzione fallita

Qualche mese dopo l’Inps ha introdotto lafunzionalità automatica del silenzio assenso nelle procedure di accertamento dell’invalidità.

Ovvero, il verbale delle Commissioni di verifica 60 giorni dopo che è stato consegnato ai cittadini deve considerarsi valido. In particolare se in quell’arco di tempo non saranno stati chiesti chiarimenti all’assistito o all’Asl.

Quelle promesse di velocizzazione digitale sono rimaste in gran parte lettera morta. Anche perché gli stessi uffici, e in particolare l’Asl, hanno continuato a lavorare su documenti cartacei.

La situazione nel tempo è un po’ migliorata, con l’introduzione sempre più massiccia della digitalizzazione, ma i tempi vengono rispettati solo raramente.

E se si va oltre non è possibile richiedere il silenzio assenso: ovvero pretendere che quel verbale risulti valido perché l’Inps nei 60 giorni non ha detto nulla.

Invalidità e silenzio assenso Inps: la sentenza

Lo dimostra una causa intentata da una persona che ha contestato all’Inps la sospensione del verbale 60 giorni dopo un accertamento sanitario che aveva riconosciuto i requisiti per l’indennità di accompagnamento.

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Ebbene, i giudici di primo grado, aveva dato ragione alla donna, ritenendo che il termine dei 60 giorni fosse perentorio e che quindi l’esito del verbale fosse da ritenersi definitivo.

I giudici della Cassazione hanno ribaltato la sentenza, accogliendo il ricorso dell’Inps: l’accertamento dello stato sanitario di un assistito – ha ritenuto l’Alta Corte – può durare 9 mesi e non 90 giorni (citando il dpr numero 698 del 1994).

In pratica gli accertamenti sanitari sarebbero solo una parte dell’intero processo di una pratica per l’assegnazione di sostegni per l’invalidità civile.

Ma non solo, i giudici hanno anche concluso che le decisioni delle commissioni mediche sono da sole prive di efficacia e l’Inps ha il potere di modificarne il giudizio.

Per cui, quando trovate scritto sul verbale che dopo la visita della commissione medica, che l’esito è in attesa, anche in silenzio assenso, della valutazione della commissione medica superiore per la definizione dell’istruttoria, vuol dire che l’Inps ha ancora tutto il tempo per modificare quel giudizio.

Anche se – e questo è un controsenso della norma in vigore – quel silenzio assenso dovrebbe manifestarsi entro e non oltre i 60 giorni.

Invalidità e silenzio assenso Inps: e i termini?

Insomma, come spesso capita, una semplificazione che avrebbe dovuto portare velocità e trasparenza per i cittadini alle prese con le complesse procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile ha spesso creato solo altri problemi e una lunga serie di dubbi.

In pratica, quel limite dei 60 giorni, serve a qualcosa o è stato introdotto per dare una parvenza di efficienza e buona gestione all’istituto?

E la verità è che non esistono termini per la trasmissione del verbale Asl all’Inps.

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