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Io non voglio crescere, andate a farvi fottere

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Crescere è un fatto umano. Questo non è un pezzo scritto da un politologo, né tanto meno da un economista o un giurista, ma da uno di quelli che deve crescere, atteso dal futuro.

Crescere è un fatto umano, bisogna crescere. Lo dicono anche i libri, quindi non c’è scampo. Però nel 1995 esce “Adios amigos!”, l’ultimo album dei Ramones. In quest’album c’è una traccia, una cover precisamente, “I don’t wanna grow up” di Tom Waits. Il titolo è abbastanza eloquente: “Io non voglio crescere”, in barba ai vari Goethe, Musil e Salinger. Sarebbe bello fare un’analisi e parafrasi del testo di quella canzone cantata ventitré anni fa, ma per fortuna non siamo a scuola e allora la domanda che bisogna farsi è: oggi, nel 2018, per quale motivo non voglio crescere? Risposta: per gli stessi motivi della  canzone, più uno.

Ramones (Illustrazione di malatestagraphic)

Lavorerò mai?

Crescere vuol dire prendersi le responsabilità che il futuro ci riserva. Potremmo rimanere a parlare in modo astratto, globale, cercare una lucida analisi della società contemporanea, ma forse è meglio battere un ferro un po’ più caldo. Restiamo in Italia e nello specifico l’Italia del governo del cambiamento. Che le cose stiano cambiando con questo governo è abbastanza chiaro e infatti cambia anche la prospettiva del futuro. Questo non è un pezzo scritto da un politologo, né tanto meno da un economista o un giurista, ma da uno di quelli che deve crescere, atteso dal futuro, ci tengo a ripeterlo. Bene il futuro che attende non sembra un futuro del tutto rassicurante, del resto il futuro non lo è mai, fino a che non diventa presente.
Eppure un governo che gioca con lo spread, che fa debito per manovre assistenziali e che non investe su infrastrutture e istruzione rischia di far diventare il futuro, da futuro incerto a presente spaventoso. La pensione la prenderò mai? Non ho neanche iniziato a lavorare e devo chiedermelo. Lavorerò? E chi lo sa.

Ma dopo le sette di sera potrò uscire di casa o mi ritroverò la faccia di Salvini e un motto, simil Orwell, che recita “Lo dico da papà, basta usare il buon senso”? Sinceramente quest’ultima prospettiva è quella che spaventa di più, non per l’atmosfera distopica,  ma per il motto in sé. Spaventoso sì, ma non quanto il “stiamo pensando di abolire il valore legale della laurea, scuole e università sono stati dei serbatoi elettorali e sindacali”. Sentirlo anche solo paventare, quando sei all’università, proprio piacere non fa.

“E allora io non voglio crescere!” No, io voglio crescere, però se qualcuno mi dicesse che non vuole di certo non gli darei torto. Il rischio che si corre è di creare una nuova generazione di “bamboccioni”, senza lavoro, ma che magari vengono mantenuti con la pensione dei genitori, ottenuta con qualche anno di anticipo.

Crescere a metà

Cosa ci sarebbe di strano se oggi qualcuno, come il ragazzo-fumetto, del video dei Ramones guardando la tv dicesse “I don’t wanna grow up”? I don’t wanna grow up è una canzone di denuncia, in primis alla guerra, in secondo luogo a una società stressata e incolore, a quelli che “si riempiono di medicine, sono pieni di dubbi, e diventano ricchi”. Il punto è che si cresce, lo abbiamo detto prima, è un fatto umano. Nel bene o nel male un lavoro si trova, precario, mal pagato, ma si trova. Al massimo si emigra. Il problema è come si cresce. E ancora ce lo dice il governo del cambiamento: non si cresce, non si può essere intraprendenti. Buonsenso, sicurezza e stasi. Anche emigrare rischia di diventare un problema, se sei meridionale magari, o se da Torino si vuol prendere un diretto per Lione, vero Giggino? E uno scarica badile costante, puntiglioso, sistematico. “Questo non si può fare per colpa di quello, il nemico, quindi non si fa” per poi fare i capricci. E’ un governo del cambiamento che non cambia e non cambiamo neanche noi, non cresciamo. E “quando guardiamo il telegiornale delle 5 non vogliamo crescere”.

Il clima del terrore

E’ un clima di paura, ma non la paura che si prova quando si è intimiditi, non è il terrore delle stragi all’italiana, è un terrore diverso: il terrore del bamboccione, di chi non voleva crescere ma poi è cresciuto e si è trovato poi a dover vivere. La paura dell’insipiente che si nasconde dietro l’arroganza. E’ curioso, ho usato il termine “bamboccione” quello sdoganato dall’ex ministro dell’economia e delle finanze Padoa-Schioppa nel 2007. Il MoVimento 5 stelle non era ancora nato e lo stesso Giggino, ormai vecchio amico, della cronaca e della satira, era ancora “il bibitaro dello stadio San Paolo” e probabilmente bamboccione egli stesso. Sia chiaro amici grillini e gigginisti questo non è un attacco personale al governo o al nostro instancabile ministro del lavoro. Questa è una cronaca sulle idee, espresse liberamente, e liberamente contestate con un po’ di ironia. Proprio come farebbe una canzone punk e una canzone che così dice “Non voglio essere coperto di debiti. Non voglio crescere”. Viene voglia di chiudersi nella propria stanzetta, mettere i Ramones a palla e mettersi a ballare.

Fare surf con la vita

Illustrazione di malatestagraphic

La storia della letteratura è piena di romanzi e racconti che parlano della crescita, il passaggio dalla fanciullezza innocente, alla turbolenta adolescenza verso la maturità adulta e la saggezza della vecchiaia. Il motto che vale per il vino, che più invecchia meglio è, dovrebbe valere anche per gli uomini. Goethe ci ha lasciato “Gli anni di apprendistato di Whilem Maister”, Musil ha raccontato di quel folle di Torless, Salinger di Holden, il giovane incompreso. Epoche differenti e la narrazione di ragazzotti che si affacciano al mondo e alle sue infinite, seppur sempre diverse, contraddizioni. Letture bellissime da fare in quegli anni che vanno dai quindici ai venti, letture formative e diciamocelo, letture che servivano anche a far innamorare le coetanee, le donne “l’altra metà del cielo”, come le chiamava Piero Mansani, un altro che è cresciuto.

E, ora che si fa Charlie?

L’ultima affermazione è una balla colossale, nessuna gentil donzella si innamora di uno che la chiama gentil donzella, ma anche questo fa parte del crescere. Ma oltre a questi personaggi ce n’è un ultimo che ci dice qualcosa sulla crescita: Charlie, il ragazzo che fa surf di cui cantano i Baustelle e che per inciso dice una cosa molto attuale, anche molto grillina “Andate a farvi fottere”. Sperando che non lo percuotano, spezzandogli le ossa, con una mazza da baseball Charlie continuerà a far surf, finché non crescerà, il suo skate non troverà più ponti su cui correre e molto onestamente gli si dirà
“E’ colpa degli altri, ma noi li abbiamo mandati a casa”. Che farà Charlie? Tornerà a casa sul divano? Una bella dose di MDMA e tanti saluti? Forse il motto deve cambiare. A voi lettori il verdetto.

*Illustrazioni a cura di @malatestagraphic
Facebook:http://www.malatestagraphic.com/Malatesta_graphic/malatesta.html?fbclid=IwAR1k60w6I4DlDn0GnJuccSL05k7EOKvoDspcUBYc5edLuOM4ADFyDILT-eo  

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