Irpinia, aggressione in ospedale: il racconto choc dell’infermiera

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“Uno di loro ha colpito il medico con un pugno. Hanno spinto la carrozzella contro di me. Per soccorrere il paziente, sono stata centrata in pieno”, il racconto choc dell’infermiera dell’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, vittima dell’aggressione da parte di due parenti di un ragazzo, portato nel pronto soccorso della struttura altirpina la scorsa notte. Ad avere la peggio è stato un medico centrato con un pugno alla mascella.

Più che una testimonianza, quella raccolta da The Wam è un grido d’aiuto lanciato da uno dei tanti avamposti della sanità regionale, sprovvisto del minimo sindacale. Un’emorragia di personale e di sicurezza che si traduce in turni massacranti ed episodi come quello della scorsa notte, che solo per caso non è sfociato in un epilogo più drammatico.

L’incubo inizia alle 2.30.

“Stavo facendo una sostituzione – dice amara la dottoressa – Un ragazzo di Sant’Angelo è stato portato al pronto soccorso”.

Con lui c’erano i parenti, una zia, il fratello e il padre. Dicevano che il giovane da qualche giorno aveva una strana febbre.

“I primi esami ai quali è stato sottoposto non l’hanno evidenziato. E’ entrato come codice verde”.

Il giovane non era del tutto cosciente, si decide allora di sottoporlo a una Tac. E lì partono i primi insulti.

“Il fratello e il padre del ragazzo hanno iniziato a inveire contro di me. Volevano facessimo più in fretta, ma non era possibile. Abbiamo seguito tutto il protocollo e fatto tutto alla svelta, giuro”.

La sua voce è ancora scossa.

Il ragazzo è stato caricato su una carrozzella. Ed è nel percorso dal pronto soccorso al reparto di radiologia che è scattata l’aggressione.

“Io stavo davanti con la zia del ragazzo. Quando il dottore, che ci stava accompagnando, si è voltato verso padre e figlio che erano dietro. “Smettete di riprendere”, ha urlato.

Stavano realizzando un video col cellulare e si lamentavano della lentezza del personale. E’ allora che hanno colpito il medico più di una volta. Alla rabbia dei parenti non è sfuggita neppure l’infermiera.

“Il padre ha spinto la carrozzella col figlio contro di me e io, per soccorrere il ragazzo, sono stata centrata in pieno”.

L’infermiera ha riportato una contusione un ginocchio e alla mano. Anche se non ha avuto neppure il tempo di farsi refertare. Perché, per ironia della sorte, è rimasta con il giovane anche quando è stato poi sottoposto ad altri esami.

I colleghi hanno chiamato le forze dell’ordine. All’ospedale sono arrivati carabinieri e polizia.

“Ho suggerito a un militare di fare un esame tossicologico al fratello del ragazzo. Era fuori di sé. Eppure quel carabiniere si è limitato ad alzare la voce, dicendomi di fare il mio lavoro”.

E così la signora, incredula, ha fatto. Tanto da non avere neppure il tempo di sporgere denuncia, che potrebbe arrivare nelle prossime ore.

Anche perché – mentre veniva disposto il trasferimento del paziente ad Ariano Irpino, unico ospedale disponibile in quel momento – c’è stata un’altra minaccia.

“Padre e figlio hanno messo le dita sugli occhi, guardando verso di me”.

Alle 7 di mattina il turno dell’infermiera è finito, ma non la paura.

“Sono chiusa in casa da allora. Quella famiglia abita qui a Sant’Angelo come me. Ho fatto solo il mio dovere, come da ventidue anni a questa parte. Lo giuro, solo il mio dovere”.

Un racconto emblematico di sistema sanitario regionale che è da tempo collassato, schiacciando gli anelli più deboli e martoriati: proprio gli infermieri. Fra turni massacranti, stipendi spesso da fame e rischi per l’incolumità, perché si trovano a operare in reparti delicati, come il pronto soccorso, con carenza di personale. Nell’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, ieri sera, non c’erano guardie giurate. Una sicurezza ridotta ai minimi termini. Aspettando la prossima aggressione.

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