Irpinia ambientalista. Prime vittorie, ma è ancora poco…



2' di lettura

Qualche segnale in difesa dell’ambiente si inizia a vedere in Irpinia. Timido, sia chiaro. Ma è un primo passo, oltre alla conferma di una presa di coscienza “ecologista” da parte di una buona fetta dell’opinione pubblica.

L’addio al biodigestore nella terra del vino, il “no” alla fonderia nella già devastata Pianodardine, lo stop al forno crematorio, il rinvio a giudizio di otto tra imprenditori e dirigenti di Irpiniambiente per la puzza nella Valle del Sabato, decine di operazioni dei carabinieri contro gli scempi boschivi sulle nostre colline, le discariche abusive, gli sversamenti illeciti. La nascita di comitati che diventano prime sentinelle per la tutela dell’ambiente. Nel frattempo cresce in città il numero di ragazzi vicini a Fridays Fort Future: hanno chiesto al sindaco di inserire Avellino tra le città che hanno dichiarato “l’emergenza climatica”. Diversi locali stanno abbandonando l’uso della plastica monouso, un esempio che – ci auguriamo – venga presto seguito anche da altri. Senza dimenticare i buoni risultati a livello provinciale della raccolta differenziata.

Irpinia ambientalista, ma non sempre

Certo, ci sono anche segnali che dicono l’esatto opposto, a cominciare dalla cartiera di Montoro. Un impianto che non avrà un peso significativo sull’occupazione, mentre inciderà in modo notevole sulle risorse idriche e l’equilibrio ambientale. La Solofrana sempre più inquinata, così come altri fiumi a cominciare dal Calore, mentre su Pianodardine si è acceso qualche timido riflettore, ma siamo ben lontani dall’affrontare con la necessaria determinazione una situazione che va avanti da decenni.

Insieme a tutto questo resta da verificare la “tenuta ambientalista” del sindaco di Avellino, Gianluca Festa. In campagna elettorale – come gli altri candidati, del resto – si è speso e molto in promesse legate proprio alla tutela ambientale. In particolare per contrastare l’inquinamento in città (a partire da Pianodardine, per finire ai veicoli elettrici), per ridurre a zero il consumo di suolo pubblico (che sembra un secco no alle colate di cemento), e regalare altro verde in città, mettendo a posto i giardini che già ci sono e ridando futuro ai platani di viale Italia, e piantumare allo stesso modo anche i lati di via Francesco Tedesco, l’ingresso sud della città.

Sulle promesse vedremo. Per ora, e per qualche mese ancora, possiamo fidarci delle buone intenzioni.

Irpinia ambientalista, a partire da noi

Ma la questione non può e non deve riguardare solo la politica, le istituzioni o le forze dell’ordine. Deve inevitabilmente passare attraverso una consapevolezza collettiva. A un uso più accorto delle auto (laddove è possibile), alla riduzione dei consumi energetici, dell’acqua potabile.

Avellino, capoluogo di una provincia ancora verde, non può continuare a essere la città d’Italia con il più alto numero di polveri sottili nell’atmosfera. Non può, anche perché dalla tutela dell’ambiente si passa a quella della salute pubblica. Una connessione diretta e inevitabile: chi danneggia l’ambiente danneggia la sua salute.

Da Avellino potrebbero esserci le condizioni per una vera risposta ecologista. Sarebbe, crediamo, un motivo d’orgoglio.

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!
Hai qualcosa da segnalare? Clicca qui e scrivici su WhatsApp.