Irpinia, ragazzo di 23 anni trovato morto: “Era solo un numero”

2' di lettura

Il suicidio del 23enne senegalese, trovato impiccato a un albero ieri pomeriggio a Capriglia Irpina in provincia di Avellino, squarcia un velo, a onor del vero sottile, che ammanta un sistema di integrazione che si è accartocciato su sé stesso. Ne abbiamo parlato con Letizia Monaco, dell’associazione mercoglianese, Comunità Accogliente.

Il fallimento dei Cas

“Spesso – ci dice – parliamo di ragazzi che hanno affrontato un viaggio di una difficoltà inimmaginabile e fuggono da paesi dilaniati dalla guerra. Qui trovano un’accoglienza inadeguata. E, qualcuno più debole, finisce per essere sopraffatto (anche dai propri demoni interiori ndr)”.

In Italia molti di questi giovani sono solo numeri, in un sistema come quello dei Cas. Dovrebbero essere centri di accoglienza straordinaria, per sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie o nei servizi di enti locali, ma finiscono per diventare un “parcheggio definitivo”. Dove cooperative e strutture convenzionate non erogano i servizi previsti (dall’istruzione ad attività di inserimento nel tessuto sociale) e lasciano i ragazzi da soli.

“In molti casi non c’è accoglienza – ribadisce Letizia – non c’è ascolto, non ci si prendere cura di questi ragazzi, trattati come pacchi che vengono spostati da una struttura all’altra. Così, in quei rari casi in cui iniziano a integrarsi, poi devono ricominciare tutto daccapo”.

Come avvenuto – ad esempio – nel convento delle suore Stimmatine di Avellino. I giovani ospitati nella struttura di Corso Umberto I sono stati spostati altrove. Ragazzi che iniziavano a integrarsi, a sentirsi parte della comunità partecipando alle attività delle associazioni.

Gli Sprar: solo un’utopia

Il modello degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) resta un’utopia. Si tratta di una gestione di piccoli gruppi, non più di 20 persone, la cui integrazione può essere gestita direttamente dai Comuni. Le attività proposte da queste strutture spaziano dai corsi di formazione ai tirocini presso aziende, oltre all’insegnamento della lingua fondamentale per assicurare un’adeguata integrazione. Altrimenti il risultato è quello che vediamo ogni giorno nelle nostre strade: gruppi di ragazzi che finiscono per essere “ghettizzati”, rinunciano all’integrazione nel tessuto sociale, o si limitano a mendicare di fronte ai negozi, quando non arriva la criminalità organizzata a speculare sulla loro disperazione.

“Una gestione di piccoli gruppi – spiega Letizia – sarebbe la soluzione migliore. Con personale qualificato, una equipe che offra assistenza psicologica e poi assicuri un’adeguata formazione a questi ragazzi. Anche se il primo passo è proprio l’umanità: capire che si tratta di persone”.

Non pacchi o numeri dei quali ci si ricorda solo in campagne elettorali, dai toni sempre più accesi ma vacui di contenuti, o quando delle tragedie come quella di ieri finiscono per scuotere anche delle coscienze anestetizzate.

Gruppo WhatsApp offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su Google | Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie