L’Italia spaccata del post Covid e il nord ferito che spara sul sud a contagi minimi

La pandemia ha innescato una “guerra” mai finita. Rinfocolata da un Nord che per una volta è dalla parte sbagliata della storia



2' di lettura

Questa storia del sud contro il nord e viceversa per la questione Covid inizia a diventare irritante. Una polemica innescata da infelici uscite di Feltri e Giordano, rinfocolata dai meridionalisti dell’ultima ora e amplificata dai processi tv allestiti da Giletti e compagnia urlante.

Per una volta i lombardi si sono trovati dall’altra parte, quella sbagliata. Per una volta è stata messa in dubbio la loro organizzazione, il loro pragmatismo, la loro efficienza. Al punto da spingere El Pais a titolare: “E’ la fine del mito lombardo”.

Se qualcuno a sud dell’Arno (o del Tevere), dopo aver subito per anni il complesso di superiorità settentrionale, ha ironicamente preso in giro la manifesta incapacità meneghina nel gestire la crisi sanitaria, ci può anche stare. E’ la legge del contrappasso: oggi a me, domani a te.

Ma francamente dal Sud, oltre a tanta solidarietà ai cittadini lombardi, non si è andati oltre. La polemica è cresciuta, acuendosi nei modi e nei toni, quando i padroni del pensiero “libero” nordista, si sono sentiti offesi solo perché qualche governatore (De Luca, e non solo), ha dichiarato: “Forse non è il caso, con il contagio ancora così alto, riaprire la Lombardia”. Annunciando controlli, test e tamponi per chiunque provenisse dalla regione zona rossa. Apriti cielo: sono scesi in strada armati tutti i presunti opinion leader settentrionalisti, governatori protoleghisti, e via elencando. E quella che sembrava una sterile polemicuccia di fine primavera è diventata l’ennesima riedizione del nord contro sud (e viceversa), nel nome di un’unità nazionale che dopo secoli continua a restare per molti versi solo sulla carta.

E così si è arrivati a dire – da una parte e dall’altra – cose senza senso: i meridionali sono inferiori, la sanità campana è migliore di quella della Lombardia, non andremo mai più a fare vacanze al Sud, non vi vogliamo. Ci è mancata solo la richiesta di dividere l’Italia, l’antico inno della Lega secessionista.

In tutta questa indigeribile polpetta di sciocchezza, si può salvare solo una cosa: la rinascita di un orgoglio meridionale. Che non va certo cavalcato in chiave antinordista, ma dovrebbe invece aiutare, tutti, da chi amministra ai cittadini, a ritrovare forza, coraggio e determinazione, per far ripartire un sud finalmente libero da complessi di inferiorità. Perché, tanto avete visto, anche la Lombardia…

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!