Italia e trasformazione digitale: molti passi avanti ma lontani dagli standard UE

A che punto è la trasformazione digitale in Italia? Come se la cava il nostro Paese rispetto agli standard europei? Ecco le ultime notizie.

3' di lettura

Oggi si sente parlare sempre più spesso di trasformazione digitale, un processo chiave per il progresso della società e delle aziende. Eppure, nonostante i passi in avanti fatti negli ultimi tempi, in realtà l’Italia è ancora lontana dagli standard europei. Stando ai dati raccolti dal DESI, infatti, esistono degli ampi margini di crescita, e delle opportunità che le imprese italiane non stanno ancora sfruttando appieno. Con il rischio di rimanere indietro, e di perdere terreno (e fatturato) nei confronti dei competitor.

I passi in avanti nel digitale durante la pandemia

Durante la pandemia gli italiani hanno “scoperto” alcuni strumenti digitali come Zoom e Skype, e le aziende hanno iniziato a lanciare i propri e-commerce in modo più strutturato. La trasformazione digitale ha riguardato anche altri settori, ed è possibile fare alcuni esempi concreti, ad esempio, moltissimi enti e operatori hanno deciso di mettere a disposizione alcuni documenti direttamente in formato digitale, per evitare assembramenti nei propri uffici o alle poste, e soprattutto in modo da rendere fruibile un servizio direttamente tramite web, per educare il consumatore all’utilizzo della rete per le operazioni quotidiane. 

Si fa ad esempio riferimento alle operazioni bancarie che si sono appoggiate quasi interamente sull’home banking, ovvero sui portali personali dei consumatori, che attraverso la propria pagina personale hanno potuto effettuare bonifici e pagare le bollette direttamente da computer o cellulare, un servizio che veniva messo a disposizione anche in passato ma che in pochissimi usufruivano prima della crisi sanitaria. 

Questo processo è stato inoltre agevolato da alcuni fornitori che hanno offerto la possibilità di ricevere la propria bolletta online, come nel caso di ENGIE, ad esempio, che tutt’ora consente questa soluzione, non soltanto molto utile, ma anche comoda per il consumatore. Inoltre, si tratta di una modalità che non solo si inquadra perfettamente al contesto di sviluppo digitale, ma che va incontro anche alle nuove esigenze ambientali, ed è anche per questa ragione che gli italiani prediligono particolarmente questa modalità (sebbene non sia stata ancora compresa e sfruttata a fondo da determinate fasce). 

In sintesi, sono stati compiuti numerosi passi in avanti verso il progresso digitale, tuttavia, soltanto attraverso l’adozione di queste pratiche nell’uso quotidiano e da parte di tutti l’Italia potrà davvero mirare al raggiungimento degli standard europei di digitalizzazione. Inoltre, si dovrà crescere anche in termini di formazione, che al momento risulta essere piuttosto mediocre nella Penisola.

Il distacco della Penisola rispetto all’Europa

Digitalizzazione e competenze digitali: un argomento che non ci vede protagonisti in Europa. Lo spiega il rapporto DESI, che ha avuto il merito di sottolineare l’attuale inadeguatezza della Penisola nei confronti degli altri paesi europei. L’Italia non va infatti oltre la 25esima posizione in classifica, e se ci si sposta sul livello di competenze digitali la situazione peggiora ulteriormente, dato che in tal caso occupiamo l’ultimo gradino della graduatoria. 

Le distanze sono quasi siderali, se si mettono a confronto l’Italia e i paesi che occupano i primi posti in classifica, come nel caso della Danimarca, della Svezia, dei Paesi Bassi e della Finlandia. Di contro, va detto che la crisi sanitaria ha di fatto obbligato l’Italia ad evolversi in chiave digital, sebbene i passi in avanti non possano essere considerati soddisfacenti nel panorama generale della situazione. Infine, la povertà in termini di digitale in Italia ha un altro effetto negativo: spinge molti giovani laureati verso l’estero, dove le loro competenze vengono premiate di più.

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