L’Italia perde 300mila abitanti, come durante la Spagnola

L'Italia perde 300mila abitanti, come durante la Spagnola: lo rivela l'Istat in una analisi tra nascite e morti nel nostro Paese durante i dodici mesi dello scorso anno. Sono 700mila i decessi, dato molto aggravato dal coronavirus, e meno di 400mila i nuovi nati. Per un risultato di questo tipo bisogna tornare al 1918, quando oltre all'influenza spagnola c'era stata la prima guerra mondiale. Sul calo delle nascite pesa anche l'incognita Chernobyl.

3' di lettura

Trecentomila italiani in meno in solo dodici mesi: 700mila morti e meno di 400mila nati. Un saldo demografico così negativo non si registrava in Italia dalle due guerre mondiali. E in particolare dai tempi dell’influenza Spagnola, nel 1918.

Ma non solo: meno di 400mila nati in un anno sono una soglia – così bassa – mai registrata nel nostro Paese da 150 anni di Unità Nazionale.

I dati sono stati resi noti dal presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo. Si tratta dei primi riscontri e delle prime riflessioni sul bilancio demografico 2020, sulla base dei dati di Anpr, l’Anagrafe nazionale della popolazione residente in Italia.

«Si tratta di due sconfinamenti – ha dichiarato – che, di riflesso, spingerebbero il valore negativo del saldo naturale oltre le 300 mila unità. Un risultato che, nella storia del nostro Paese, si era visto unicamente nel 1918, allorché l’epidemia di ‘spagnola’ contribuì a determinare circa metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell’anno».

Sono 762mila i morti in un anno

Il passaggio oltre i 700mila morti annui appare è la risultante di un conteggio che aggiunge ai 665mila decessi stimati, dati dell’Agenzia nazionale della popolazione residente, a tutto novembre 2020 altri 62 mila casi attribuibili al mese di dicembre.

Una stima, quest’ultima, che si ottiene partendo dalla media dei morti in Italia di dicembre nel quinquennio 2015-2019 (54.448 unità) e procedendo ad accrescerla sulla base della variazione accertata, tra il 2020 e la media 2015-2019, per l’insieme dei primi undici mesi dell’anno.

Ciò porta a prospettare, rileva l’Istat, un totale di 726 mila decessi su base annua, che corrispondono a una media giornaliera di 1990 casi nel 2020. Con un aumento di 223 unità, rispetto al quinquennio precedente, che si allinea al dato ufficiale delle circa 200 persone mediamente decedute ogni giorno in corso d’anno per Covid-19 (valore che sale a 250 casi se si restringe l’intervallo al periodo 20 febbraio-31 dicembre 2020).

La metà dei morti è al nord

Sul piano territoriale, in conseguenza degli effetti di covid-19, la quota dei decessi si sia modificata radicalmente. Se prima del 2020 le tre grandi ripartizioni, Nord, Centro e Mezzogiorno, accentravano rispettivamente il 47%, 20% e 33% del totale dei morti in Italia, nel 2020 il Nord si è accresciuto di quasi 4 punti percentuali, raggiungendo la metà del totale nazionale (50,5%), mentre il Centro ha perso 1,3 punti e il Mezzogiorno ne ha persi 2,4.

Sulle nascite, effetto Chernobyl

Sui nuovi nati nel 2020 in Italia pesa invece l‘incognita dell’Era Covid «come avvenne nell’anno in cui ci fu l’esplosione del reattore nucleare a Chernobyl».

Nel periodo gennaio-agosto 2020, ossia gli esiti dei concepimenti orientativamente avvenuti – senza alcuna influenza di Covid-19 – nel periodo che va da aprile a novembre del 2019, testimoniano un calo di nati del 2,3%. Sulla redazione del bilancio annuo pesa l’incognita dei nati di dicembre 2020, che si colloca a nove mesi dall’esplosione della pandemia.

È «verosimile immaginare – rileva l’Istat – che, così come accadde per la caduta delle nascite al tempo della grande paura per la nube tossica di Chernobyl (il significativo calo di nati a febbraio 1987 in relazione ai concepimenti di maggio 1986), anche in questa circostanza ci siano stati frequenti rinvii nelle scelte riproduttive. In ultima analisi, nel 2020 è legittimo aspettarsi in Italia un sensibile calo di nascite nel mese di dicembre, con qualche primo debole segnale già a novembre, per via dei concepimenti nella seconda metà di febbraio e/o degli eventuali parti pretermine»

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