L’Italia riapre a maggio: senza tampone obbligatorio

L'Italia riapre a maggio se calano i contagi e saranno in sicurezza anziani e fragili: previsti ristori e agevolazioni per i settori più danneggiati. Cinema e teatri verso la ripresa, con nuovi protocolli: capienza massima al 50%. Escluso il test obbligatorio: impraticabile.

4' di lettura

Ormai è certo, si riapre a maggio. Bar e ristoranti anche la sera, forse pure cinema e teatri. E senza tamponi obbligatori, come era stato ventilato da qualche componente del governo. Certo, resta da vedere come sarà la situazione epidemiologica e come sarà andata avanti la campagna vaccinale.

I numeri dei contagi sono in discesa, la situazione negli ospedali e meno critica di qualche settimana fa. E per metà del prossimo mese il governo prevede di aver somministrato la prima dose di vaccino al 75% dei fragili e degli over 70 (Regioni permettendo).

L’Italia riapre a maggio se…

L’Italia riapre a maggio. Se lo scenario è quello che si immagina dunque: meno contagi, indice Rt non superiore a 0.8 (venerdì era a 0.92), e immunizzazione della fasce più a rischio. Con l’aggiunta dell’inizio della bella stagione, che lo scorso anno è coincisa con una drastica riduzione dei casi di infezione da coronavirus.

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Per raggiungere questo obiettivo il governo pensa a una vaccinazione diffusa: ovvero una dose almeno a più cittadini possibile prima di passare alle seconde somministrazioni. Come è accaduto in Gran Bretagna (dove si sta riaprendo in questi giorni).

Coprifuoco alle 24

L’Italia riapre a maggio, ma i primi allentamenti alle restrizioni potrebbero iniziare già dalla prossima settimana. Dipende dal report dell‘Istituto Superiore della Sanità che sarà valutato venerdì dalla Cabina di Regia.

Al momento sono due le strade che il governo potrebbe scegliere:

aspettare maggio per far tornare le regioni in giallo, con la conseguente riapertura di bar e ristoranti anche la sera, e in parallelo spostare l’inizio del coprifuoco alle 24.

L’altra possibilità sul tavolo del governo è anticipare quella scelta di una settimana se i risultati dei report fossero così positivi (calo di contagi, ricoveri e morti), da indurre una significativa accelerazione.

Ma, come vedete, sono due strade che portano alla stessa meta. La differenza è solo di sette giorni.

Adeguati ristori a categorie danneggiate

L’Italia riapre a maggio dunque, o nell’ultima settimana di aprile, ma il governo pensa anche ad altro. Soprattutto dopo le proteste di piazza dei giorni scorsi che hanno rappresentato, con toni e modi eccessivi, un disagio vero, che in quel caso è soprattutto economico.

Si sta infatti lavorando per un nuovo scostamento di bilancio. Bisogna assicurare alle categorie più danneggiate adeguati ristori. In contemporanea il Comitato tecnico scientifico sta riscrivendo i protocolli per consentire le riaperture. Ma, come si dice nel governo, l’obiettivo è quello di garantire «riaperture reali, sostenibili e non solo di facciata».

Che sia una riapertura vera

E quindi, se l’Italia riapre a maggio (o a fine aprile, poco conta), il presidente del Consiglio vuole sia una riapertura vera. In grado di garantire ai settori danneggiati più duramente dalla pandemia di riprendersi in pieno (per quanto è possibile). E questa è una delle ragioni della prudenza di Draghi. Il nodo, o meglio l’obiettivo da centrare per far sì che questo avvenga il prima possibile è la messa in sicurezza con i vaccini della popolazione più a rischio.

E quindi, in estrema sintesi, l’Italia riapre a maggio dopo che ad aprile sono riaperte le scuole.

Cinema, teatri, bar e ristoranti

Proprio in vita delle riaperture il lavoro delicato è quello per i protocolli. Le linee guida che dovranno consentire una ripresa delle attività in sicurezza (o meglio, abbassando di molto il rischio).

I cinema in zona gialla potrebbero riaprire con il 50% delle capienza (prima era fissata al 25%), con un massimo di 500 spettatori al chiuso e mille all’aperto. È stata esclusa la necessità di fare un tampone prima di andare al cinema (impraticabile).

E per i ristoranti? Sarà possibile la riapertura soprattutto per i locali che hanno spazi all’aperto, ma sarà obbligatoria la prenotazione. Misure ancora stringenti per i bar, sarà ancora vietata la vendita di bevande da asporto.

Taglio dei costi fissi

Nel prossimo provvedimento del governo potrebbe rientrare il taglio dei costi fissi per ristoranti e bar, come lo stop per tutto il 2021 della tassa per l’occupazione di suolo pubblico (pagata da chi ha tavoli all’esterno), la cancellazione (per questo settore e quello turistico) della prossima rata dell’Imu. Ci potrebbe essere anche qualche agevolazione per il fitto dei locali, con la reintroduzione del credito d’imposta per gli affittuari. Il provvedimento potrebbe essere completato con un provvedimento che riguarda i proprietari, l’applicazione di una cedolare secca del 10% sul reddito se viene ridotto il canone dei negozi.

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