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Jacobin, la rivista odiata da Trump arriva in Italia e parte da Avellino

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Una rivista socialista radicale, diffusa in tutto il mondo, sbarca in Italia e parte da Avellino, nella piccola Irpinia. Dopo che in America, nel giro di qualche anno, quella stessa rivista, Jacobin, è diventata un caso editoriale oltre che politico ed è stata citata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, come uno dei suoi principali antagonisti. O, parafrasando The Donald, “robaccia da non leggere”. Una medaglia al valore per chi ha deciso di inserirsi in quella, che con i tempi che corrono, è sempre più “l’altra metà del cielo”. Una parte del campo dove nazionalismi e populismi vanno combattuti senza tregua e senza sosta. Ma torniamo all’inizio: perché Avellino?

Una missione possibile 

Ieri sera al Godot Art Bistrot di Luca Caserta la Jacobin Italia, proprio la versione nostrana di quella rivista tanto odiata da Trump, è stata presentata dallo storico redattore David Broder. Ecco, sullo storico, ci fermiamo giusto un attimo. Perché si parla pur sempre di un trentenne che, come dirà lui stesso, “è il più vecchio della redazione”. Un dato che fa riflettere molto sulla organizzazione del progetto editoriale: dove la spina dorsale è rappresentata da giovanissimi, ma con una idea chiara. Offrire una versione diversa di un mondo nel quale i redattori e i lettori di Jacobin non si riconoscono. Dove la violenza, il razzismo, la sopraffazione delle fasce deboli, è amplificata da un analfabetismo funzionale sempre più endemico. Ma – la Jacobin Italia – non vuole connotarsi con un media censore, destinato a un pubblico elitario.

“Altrimenti – spiega proprio Broder – non avremmo puntato su una grafica simile, orientata a rendere fruibili temi complessi, anche a lettori più distratti. Vogliamo competere con i giornali borghesi (sorride ndr), ma non appiattendoci su una narrazione mainstream”. Con gli slogan audaci: “Una cospirazione in piena luce” e, soprattutto, “Diamoci un taglio”, per evocare una ghigliottina che offra una separazione netta dal modo di raccontare il mondo, non solo politico, tipico di molti media di massa.

David Broder al Godot di Avellino – Foto di Luciano Trapanese

L’anno zero 

L’idea di rivitalizzare una sinistra che è al suo anno zero, non solo in Italia, è riassunta nel logo e del nome della rivista: “Un giacobino nero – spiega Broder –, ispirato Toussaint Louverture, che guidò la rivolta degli schiavi per l’indipendenza di Haiti nel 1803. Non crediamo certo che saranno un trimestrale e un sito a salvare la sinistra italiana, ma vogliamo essere un organo di informazione che riesca a far riflettere sul fallimento di questi anni. Dove il progressismo e il riformismo promessi si sono tradotti in un nulla di fatto. I giovani vanno via e l’emigrazione, che potrebbe rappresentare un vantaggio, non è stata mai gestita in modo adeguato e razionale”. Ed è così diventata un tema vincente delle campagne elettorali nazionaliste che hanno fornito la loro soluzione: chiusura delle frontiere e smantellamento del sistema degli Sprar. 

“Il malcontento diffuso – spiega Broder – ha finito per coinvolgere anche l’elettorato di sinistra deluso che è stato fagocitato dai Cinque stelle. Alla loro propaganda non sono state opposte alternative concrete e appetibili per gli elettori”. Durante la presentazione, organizzata con la collaborazione dell’Arci di Avellino, ha fatto capolino anche il compositore John Murry che doveva esibirsi di lì a poco

Perché l’Italia conta 

L’importanza dell’Italia nella costellazione di Jacobin è insita nella sfida che la redazione italiana si è posta: “Nel mondo anglofono c’è stata una riscoperta di Gramsci. Qui – invece – la sinistra si è dileguata o diluita, rispetto a realtà come la Grecia o la Spagna politicamente più vive. Noi crediamo che invertire la rotta sia possibile”.

Nella redazione italiana di Jacobin ci sono nomi già noti come Wu Ming 1, Wolf Bukowski e Salvatore Cannavò. E giovani e validi redattori come Stefano Kenji Iannillo, dell’Arci Avellino, che ha descritto in un illuminante articolo, “Un altro mondo è impossibile”, come sia poco il tempo per salvare questo pianeta. I nuovi Giacobini vogliono provarci. 

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