Amarcord – 16 maggio 1990. Quando il Partenio di Avellino ospitò la finale di Coppa Uefa. L’ultima di Baggio in Viola

Il 16 maggio 1990, ad Avellino, andò in scena la finale di ritorno di coppa Uefa tra Fiorentina e Juventus. Quella partita non sarà mai una partita come tante.

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Torna la nostra rubrica amarcord, in ricordo di imprese legate all’Avellino. Questa volta però, alla data del 16 maggio, vogliamo ricordare un evento che non ha come protagonista la squadra dell’Avellino, ma lo stadio, il Partenio. Il 16 maggio 1990, ad Avellino, si giocò la finale di ritorno di Coppa Uefa tra la Fiorentina e la Juventus. A poche settimane dall’inizio dei Mondiali italiani di calcio e con tanti stadi quindi già impegnati in ristrutturazioni, come il Franchi di Firenze, andò in scena al Partenio la finale di ritorno di Coppa Uefa tra le due squadre italiane.

All’andata al Comunale di Torino, la Juventus vinse per 3-1. Ai bianconeri bastava poco per mettere le mani sulla Coppa Uefa, il primo trofeo europeo targato Dino Zoff in panchina. Come detto, la Fiorentina aveva disputato tutta la Coppa Uefa giocando in casa le partite allo Stadio Curi di Perugia, per permettere al Franchi i lavori in vista dei Mondiali.

Causa squalifica occorsa allo stadio perugino per le intemperanze dei tifosi durante le semifinali e l’andata della finale, la società Fiorentina sceglie Avellino come campo di gioco per il ritorno (non la federazione come spesso noto nell’ambiente). Alleghiamo un articolo di Repubblica dell’epoca per dimostrare la certezza della fonte. Fu un grave errore per i “Viola” perchè Avellino e l’Irpinia sono certamente legatissimi alla squadra biancoverde, ma anche un feudo, come regioni confinanti, del tifo juventino. Di fatto, la Juventus si ritrovò a giocare in casa quel giorno ad Avellino.

L’ambiente del tifo Viola, appare tuttavia destabilizzato sia per la scelta dalla sede di gara ma che di fatto relega la squadra a giocare in un “feudo” del tifo bianconero, sia per le sempre più insistenti voci di calciomercato che vogliono il loro numero 10, Roberto Baggio in procinto di accasarsi proprio ai torinesi alla vigilia dei Mondiali (l’acquisto verrà ufficializzato il giorno dopo di quella finale). Dall’altra parte, la Juventus è in cerca del secondo trofeo stagionale dopo la vittoria della Coppa Italia, per un double continentale decisamente inaspettato alla luce di quelle che erano le modeste ambizioni del club, in una fase di transizione, ai nastri di partenza dell’annata. Juve che voleva però dedicare la vittoria di quel trofeo a Gaetano Scirea, morto in un incidente in Polonia il 3 settembre 1989, mandato proprio da Zoff a visionare avversari polacchi in uno dei primi turni di quella Coppa Uefa.

Tifosi juventini che si assieparono in Curva Sud, insieme agli storici gruppi dell’Avellino, come si può vedere in video e foto. I Viola in Curva Nord. Ma nelle tribune, la stragrande maggioranza del tifo era tutto Juventino.

Gigliati sono giocoforza deputati a fare la gara, ma Baggio non riesce a incidere più di tanto, e ogni sortita offensiva dei toscani è contrastata dalle parate del portiere bianconero Tacconi. Il capitano della Juventus, era un idolo in Irpinia, per i suoi trascorsi dal 1980 al 1983. Stagioni che poi lo portarono a giocare proprio con i bianconeri.

© Publifoto/LaPresse 16-05-1990 Avellino, Italia Calcio Finale Coppa Uefa 1990 Juventus-Fiorentina Nella foto: Stefano Tacconi alza la coppa al cielo.

Il risultato si mantenne sullo 0-0 fino al triplice fischio, quando la Juventus può festeggiare il suo secondo successo nella competizione (primato tra i club italiani), eguagliando l’allora record di titoli vinti stabilito in precedenza da Liverpool, Borussia M’gladbach, Tottenham, Real Madrid e IFK Göteborg.

Con questa vittoria, inoltre, il tecnico Zoff diventa il primo a conquistare la Coppa UEFA dopo averla già vinta da calciatore — nell’edizione 1976-1977, sempre con la squadra piemontese —, un record in seguito eguagliato solo da Huub Stevens e Diego Simeone; mentre Tacconi e Brio entrano nella ristretta cerchia dei giocatori vincitori di tutte le maggiori competizioni confederali. Infine, la Fiorentina diventa il secondo club, dopo l’Amburgo, ad aver perso almeno una finale in ciascuna delle competizioni confederali stagionali (in precedenza fu sconfitta nelle finali di Coppa dei Campioni 1956-1957 contro il Real Madrid e di Coppa delle Coppe 1961-1962 contro l’Atlético Madrid).

L’addio di Baggio alla Fiorentina

Quella gara di quella sera al Partenio, fu amarissima per i tifosi della Fiorentina. Certo, la mancata vittoria di un titolo continentale bruciò molto ma soprattutto, quella sera di Avellino, fu l’ultima di Roberto Baggio in maglia Viola. Il Divin Codino, venne ufficializzato dalla Juventus il giorno dopo. Fu un trasferimento shock per i tifosi toscani. I tifosi della Fiorentina, increduli ed arrabbiati, misero a ferro e fuoco le strade di Firenze. Si registrarono ingenti danni e ci furono numerosi scontri tra la polizia ed i supporters della Viola. Non fu un normale trasferimento ad un club rivale. Un fiume in piena color viola che non risparmiò nessuno: un pezzo di cuore era stato asportato dall’organismo della Fiorentina e donato, su un vassoio d’argento, agli odiati rivali della Juventus. Troppo per un tifo passionale come quello toscano.

Il popolo viola chiese, a gran voce, la testa del presidente Pontello mentre assaltava, con ferocia e rancore, la sede della Fiorentina. Non insorsero dei facinorosi, bensì dei cittadini follemente innamorati della propria squadra e di quel numero dieci che disegnava calcio e magia in campo.

Intanto, Roberto Baggio si rifiutò di indossare la sciarpa della Juventus durante la conferenza stampa di presentazione, in segno di rispetto verso i suoi ex tifosi. Non bastò questo nobile gesto a placare il rancore: il neo juventino, che aveva risposto alla chiamata della Nazionale, ricevette sputi, insulti e minacce a Coverciano. Tornò a Firenze il 7 aprile del 1991, quasi un anno dopo dall’ultima volta. Con addosso il marchio dell’infamia: la maglietta degli acerrimi rivali piemontesi.

1990: Il dominio del calcio italiano

Un piccolo resoconto per far capire cos’era il calcio italiano in quegli anni, la sua grandezza anche a livello europeo. Nella stagione 1989-90, il Milan di Sacchi vinceva la Coppa dei Campioni, la Sampdoria dei gemelli del gol Vialli-Mancini, vinceva la coppa delle Coppe, la Coppa Uefa, come visto, fu un affare solo italiano, con la Juve a trionfare sulla Fiorentina e tra l’altro un’altra semifinalista fu l’Inter. In Italia, Juve che vinse anche la Coppa Italia e il Napoli aveva vinto da poco il suo secondo storico scudetto.

Mancò solo la ciliegina sulla torta, forse la cosa che tutti più volevano: la vittoria ai Mondiali in casa, del 1990. Una Nazionale che aveva tutto per riuscirci e che fu eliminata dall’Argentina di Maradona in semifinale. Il calcio italiano, però, in quegli anni, era all’elite del calcio mondiale.

Lo spettacolo del Partenio

Non dimentichiamoci il protagonista di quella finale di Coppa Uefa, lo Stadio Partenio di Avellino, che vide un importante finale europea giocarsi nel proprio impianto. Fu la chiusura di un cerchio iniziato nel 1980 per Stefano Tacconi, che alzò nel suo vecchio stadio, che lo vide protagonista di tante salvezze e prodezze, la Coppa Uefa da capitano juventino. Fu una serata amara anche per un altro futuro protagonista dei lupi, sempre portiere, Marco Landucci, che difendeva i pali della Viola. Il portiere nel 1995 con l’Avellino, sarà poi protagonista della finale playoff con il Gualdo e dei rigori finali parati che valsero la Serie B agli irpini.

Protagoniste però anche le due curve, la Sud destinata alla Juventus e la Nord alla Fiorentina. Uno spettacolo di colori che riviviamo in queste foto.


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