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Kiwi Club: quando il sabato andavamo tutti in discoteca|FOTO

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Le ragazze si mettevano in tiro, chi passava dal parrucchiere e chi dall’estetista, qualcuna da entrambi nello stesso giorno, i maschietti investivano su vestiti e dopobarba, perché il sabato si andava a ballare in discoteca. E bisognava essere impeccabili: fra un ballo e l’altro molti speravano di rimorchiare la ragazza o il ragazzo dei sogni. Facebook era ben lontano dalla sua genesi e far colpo al primo incontro era fondamentale, quanti si sono bruciati su quelle sale da ballo con passi improbabili, che neanche John Travolta colpito da un improvviso e fulminante attacco di diarrea. Ad Avellino, a fine anni ’80, la discoteca era il Kiwi Club. In via Colombo, un monumento per chi ha più di quarant’anni. E inizia proprio con il Kiwi il viaggio di The Wam fra le discoteche e i luoghi di culto per generazioni di italiani.

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Come ogni viaggiatore che si rispetti, anche noi abbiamo bisogno del nostro Caronte, e ce lo siamo scelti davvero con cura. Lino Sorrentini, dal 1989 al 1999, è stato il re delle notti del Kiwi, la mente che dava libero sfogo alla fantasia e alla creatività, ma sempre in modo scientifico.

Scienza e feste sono un binomio azzardato? Ascolta Lino, potresti cambiare idea. 

Lino, con te si è passati dal Kiwi discoteca al Kiwi club, solo una questione di nomi volevi dare un taglio netto col passato?

“Il taglio volevo darlo, ma non perché ci fossero problemi con il proprietario. Nino Piccillo, il ragioniere, era una bravissima persona. Io volevo creare un’organizzazione diversa. E così sono venute fuori le tessere per i membri del club. E le newsletter in era pre-smartphone. Il nostro gruppo di affezionati riceveva inviti personalizzati. Ma ci siamo spinti decisamente oltre, non eravamo solo l’agenda della discoteca”.

Che intendi cospingere oltre? Ho sentito dire che con la tua gestione il Kiwi ha superato i diecimila ingressi in dieci anni, non è che usavi qualche strano metodo di coercizione di massa?

“Niente di strano. Solo, come dicevo, tanta strategia. A fine serata raccoglievamo i dati. Vedevamo chi c’era e chi no. I clienti più affezionati, quelli che in un mese venivano anche due o tre volte, erano coccolati con consumazioni gratis o altre agevolazioni. Gli altri li contattavamo per capire cosa fosse accaduto: “Ehi, tutto bene, non ti ho visto al Kiwi ieri sera”.

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So che allora avevi una squadra niente male…

“Niente male? Così li offendi. Avevo un team fantastico. Non per niente il Kiwi viene spesso identificato conquello staff straordinario. Se dici Kiwi vedi Marcantonio a sorvegliare l’ingresso, i fratelli Massimo e Michele Passaro che si occupavano dei drink al bancone, Ombretta e Sonia che assistevano il ragioniere alla cassa, Adele al guardaroba. E poi la consolle…”

Già la consolle: anche quella è entrata nella leggenda del Kiwi

“Sì, devo dire senza falsa modestia che da noi si sono alternati Dj davvero in gamba. Se chiedi agli avellinesi che hanno più di quarant’anni, ti diranno un nome e un cognome: Angelo Mazzeo. Poi, oltre a lui, ci sono stati Luca Aurigemma, Antonio Salomone a Giuliano Granata, oltre ai napoletani Bruno Barra e Dario Guida. E poi c’erano le serate a tema: quelle con giacca e cravatta per gli uomini e vestiti da sera per le donne. E qualcuna più estrema. Mi ricordo quella volta che… (pausa risata).

Angelo Mazzeo e Luca Aurigemma

Quella volta che?

“La serata che fece più scalpore fu quella  Erotica e Esotica. Con ballerini e modelle ad hoc. Il locale era in visibilio. Fu un successone”.

Tutto fantastico: poi sul pianeta Avellino si è abbattuta la meteora East Side. Una forza dirompente, per molti un altro luogo musicale di culto. Come avete vissuto la competizione?

“Che devo dirti: sapevamo che l’East Side aveva dietro famiglie importanti di Avellino e la prima reazione fu di sconforto. Cominciammo a chiederci se potevamo competere. Poi, però, ci è venuto in aiuto l’orologio”

Prego?

“Sì, l’ora. Ci siamo resi conto che l’East Side cominciava a essere frequentato dopo mezzanotte. Così chi doveva ritirarsi prima, veniva al Kiwi. E anche chi non voleva aspettare per strada si ritrovava a via Colombo. Il sabato –sai – non era come ora. C’era un vero rito: il parrucchiere o l’estetista, la pizza in compagnia e poi a ballare. Lo facevano tutti. L’anno dell’East Side abbiamo superato ogni record di incasso”.

Se volessimo paragonare il Kiwi a una giungla, che fauna si aggirava fra la pista da ballo e i dintorni?

“All’inizio venivano a trovarmi i miei compagni di scuola, quelli del mitico liceo classico “Pietro Colletta”. Poi abbiamo cominciato ad attirare una clientela trasversale. Interi gruppi si spostavano da Benevento. Erano tutti ragazzi per bene. Posso dire che in dieci anni non abbiamo mai avuto problema con le forze dell’ordine. Ci si divertiva, ma senza far danni. Qualche volto lo ricordo, certo, ma non voglio fare torto a nessuno. Però se devo dire qualche nome cito Domenico Laudati, Elena Argenziano e Antonio Capone. Ma il gruppo era enorme. Pensa che ora abbiamo iniziato a fare le rimpatriate e siamo in tantissimi. Così come sulla pagina facebook “C’era una volta il Kiwi club”.

Una storia simile è piena di aneddoti. Non risparmiarti

“Anche qui è come per i nomi: farei torto a qualcuno. Però posso dire che, se quelle mura potessero parlare, avrebbero tantissimo da raccontare: amori nati o finiti in pista, amicizie continuate fuori dal locale magari per andare a Salerno a vedere l’alba, comitive che sono nate intorno alla discoteca e poi sono rimaste unite per anni. Se poi devo ricordare una serata, ce n’è una davvero difficile da dimenticare: con una nevicata improvvisa e quelle poche persone che vennero a trovarci a piedi, rimaste nel Kiwi fino alle 3 di notte”. 

CARNEVALE KIWI 1990- Guarda le foto della festa cliccando sul link alla gallery in basso

GUARDA FOTO CARNEVALE KIWI CLUB 1990>

Poi sono arrivati gli anni 2000. 

“E già. Quello è stato lo spartiacque. Ma non solo per il Kiwi: sono tante le discoteche in Italia che hanno chiuso. E’ iniziato a scomparire il rito del sabato sera. Andare a ballare non era più così importante per i ragazzi. O, almeno, non si faceva più come prima. Niente estetista o parrucchiere, niente pizza insieme, magari ora le serate iniziano molto più tardi, ma non c’è quel legame profondo che si creava con la discoteca come al Kiwi. Ad Avellino io – dopo il Kiwi – ho continuato qualche altro anno con il Miss poi mi sono dedicato alla comunicazione online”.

Eppure oggi ci stai riprovando con il locale 35 mm e lesperienza della Social Music. Come si riportano, soprattutto i ragazzi, a ballare?

“Partendo dal fatto, come ho detto, che oggi tante cose sono cambiate, una strategia potrebbe essere quella, già adottata con successo da qualche locale, di affidarsi ogni sabato sera a una compagnia di organizzazione differente. Così da offrire serate di qualità, sempre nuove, che non annoino chi viene a ballare”.

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