L’Europa in bici in condizioni estreme: la mia vita da ultraciclista

ultraciclista: andrea de gruttola
3' di lettura

Oltre quattrocento chilometri in bici con dislivelli che toccano i tremila metri, ogni giorno, fino all’arrivo. Duecentocinquanta partecipanti da tutto il mondo e condizioni estreme: ogni ciclista deve cavarsela da solo. Noi abbiamo ascoltato Andrea De Gruttola che nell’ultima “Transcontinental Race”, gara ciclistica dai ritmi massacranti, si è piazzato quarantunesimo. E si prepara ad accettare nuovamente la sfida.

Andrea De Gruttola in bici
Andrea De Gruttola

Una passione straordinaria per la bici

Andrea è avellinese d’origine, ma abita da tempo al Nord, ora a Bergamo, dove si divide fra il lavoro di manager e il ciclismo. Lo abbiamo intervistato per capire come si possa tenere viva una passione così dispendiosa, a livello fisico e mentale, inserendola in una routine giù massacrante.

Andrea, a che punto sei della tua preparazione?

“Ho appena cominciato la preparazione in vista della gara. Almeno tre allenamenti a settimana ai quali va aggiunto il weekend. L’anno scorso mi sono avvalso di un coach, ed è andata bene ragion per la quale mi farò seguire anche quest’anno.” (Sulla sua pagina Instagram Andrea posta tante foto di viaggio interessanti)

Ecco, quando hai deciso di dedicarti all’UltraCycling?

“Nel 2015, dopo il viaggio in bici in Mongolia ne è seguito un altro in Patagonia. Mi sono accorto che cercavo altri stimoli: così ho scoperto l’UltraCycling. Una specialità che consiste nel gareggiare su lunghe distanze, con bici da strada, spesso in condizioni proibitive per lo sforzo prolungato e con qualsiasi clima. Si dorme all’aperto, si mangia velocemente, ci sono volte in cui si viaggia anche di notte, soprattutto questo.” (A proposito di grandi passioni per lo sport, leggi la storia del 16enne Bruno approdato nell’under 16 del Torino)

Andrea De Gruttola in bici di fronte al mare
Andrea De Gruttola

Che percorso hai seguito?

“Siamo partiti dalla città belga di Geraardsbergen. Dovevamo raggiungere 4 checkpoint dislocati per l’Europa. Tredici giorni, nove ore e cinquantanove minuti in cui abbiamo corso con ben pochi momenti di riposo, dormendo poco e mangiando come capitava”. (Sul suo sito Andrea scrive dei suoi viaggi, di bici e non solo)

Quale è stata la parte più difficile?

«Di sicuro quando abbiamo attraversato i Balcani. con le sue zone montagnose e remote. Mi si sono bucate le ruote in aperta campagna, in piena notte, in Albania ed ero a secco di parti di ricambio. Per fortuna l’arrivo di altri ciclisti mi ha aiutato a ripartire e condividere lo stress del momento. Avevo temuto di non concludere la gara”

Eppure vuoi riprovarci, perché?

“Corse del genere sono una sfida con i propri limiti. La soddisfazione all’arrivo è fantastica. Io so di non poter vincere una gara simile con una preparazione non professionistica ma è arrivare al traguardo la cosa che conta davvero. Dimostrare a me stesso di avercela fatta, di veder premiati i miei sacrifici”. (Sul suo profilo facebook Andrea parla dei suoi viaggi e produce tanti contenuti fotografici interessanti)

A proposito di sacrifici, quali e quanti sono e che approccio mentale serve per vivere una passione come la tua?

“Spesso si vede solo il prodotto finale. Quando si valuta un atleta si pensa alla fine della gara, ma non si conosce tutto il lavoro e le rinunce che ci sono dietro. Dedicarsi a un passione così dispendiosa, quando si fa un lavoro già totalizzante come il mio, significa rinunciare a tutto il resto. La vita privata ne risente, lo spirito deve essere quasi militare, oserei dire”.

Cosa ti anima?

“Il gusto della sfida con me stesso. La bicicletta ha finito per temprarmi anche in altri aspetti della vita. La mia etica, personale e professionale, è stata caratterizzata profondamente dalle esperienze fatte in sella alla bici. E non la cambierei per nulla al mondo”.

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