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L’oca De Mita e le mutandine usate di Cicciolina

Ilona Staller aveva chiamato così la sua oca casalinga. Un’epoca lontana, che suscita quasi nostalgia. Anche senza quasi

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C’era anche un’oca chiamata De Mita nella mega villa sulla Cassia, a Roma, messa in vendita da Ilona Staller, in arte Cicciolina, la pornostar oggi sul lastrico dopo che per un debito condominiale le è stato pignorato il vitalizio da parlamentare.

E neppure sorprende troppo, non che sia povera in canna (cose sue), ma che quell’oca avesse il nome del leader di Nusco. Quando la celebre attrice hard è diventata parlamentare, grazie al Partito radicale, proprio Ciriaco De Mita era all’apice della sua carriera politica.

L'oca De Mita e le mutandine usate di Cicciolina

Cicciolina eletta nel 1987: in parlamento senza slip

Ilona Staller è stata eletta nel 1987. L’anno dopo il parlamentare irpino è diventato presidente del Consiglio, oltre a ricoprire anche la carica di segretario nazionale della Dc. Decisamente l’uomo politico più potente della Penisola.

La rivelazione – dell’oca De Mita, ma anche di altro – è contenuta in una intervista che l’ex pornostar ha rilasciato a Vanity Fair, dove racconta soprattutto delle sue difficoltà economiche.

Dei problemi di Cicciolina forse avrete letto (l’intervista è stata ripresa da tutti gli organi di informazione). E quindi anche della decisione di vendere l’abito tricolore indossato per la sua prima al Parlamento (“Ci sono andata senza mutandine, a cosa servivano?”), i suoi indumenti intimi “non lavati” (ma da quando?), il pianoforte bianco, e le foto soft porno che le ha scattato l’ex marito, l’artista americano Jeff Koons (dal quale si è separata con un disastroso divorzio e guai giudiziari).

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L’oca De Mita e oggi i pulcini Salvini e Di Maio?

Ma quello che ci incuriosisce è l’oca De Mita. Costretta oltretutto – povero animale – a vivere insieme a un cucciolo di tigre, e sottoposta quindi a un pericolo costante.

Come detto De Mita era all’apice del successo. E quindi del potere. Distante da molte posizioni dei Radicali, all’epoca guidati da un Marco Pannella nel pieno delle sue energie, e quindi con una visibilità notevole (nonostante l’assenza di social e smartphone). Per Cicciolina ribattezzare l’oca con il nome di Di Mita deve essere stato come chiamare oggi una coppia di pulcini, o anatre o galline, Salvini e Di Maio (Renzi ci sembra un po’ passè, Zingaretti non ha ancora quella notorietà e ben poco potere).

La immaginiamo la bella Ilona, nella sua villa sulla Cassia, in abiti rigidamente succinti (era pur sempre una pornostar e uno dei sex symbol dell’epoca), rincorrere l’oca nei saloni della casa da 200 metri quadrati, urlando De Mita! De Mita! Con il tigrotto in agguato, nascosto sotto il pianoforte bianco.

Un’Italia diversa e pre digitale

Questa storia ci riporta a un’Italia del tutto diversa. Davvero un’altra epoca. La rivoluzione digitale era alle porte, ma ancora non si coglievano neppure i primi vagiti. C’era già qualche telefono cellulare. Ma era uno strumento per pochi. E i pochi lo utilizzavano senza troppa convinzione. I computer erano già su molte scrivanie, ma con un internet agli albori: ms dos, programmi di scrittura. Insomma: niente più di una macchina da scrivere. Il futuro prossimo (e qualcuno c’ha preso in pieno), lo immaginavano solo gli scrittori cyber punk e qualche futurista visionario. Ma era fantascienza. E l’elezione di una pornostar in Parlamento suscitava ancora scandalo (poi ci siamo abituati, e oggi non sarebbe neppure così imbarazzante: del resto ci sono deputate che non sono pornostar, ma si vestono da attrici di film hard per andare a Montecitorio).

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L’elezione di Cicciolina un caso mondiale

All’epoca l’elezione di Ilona Staller era stato un caso mondiale. Tanti italiani all’estero – è capitato anche a noi -, dopo aver conosciuto qualche straniero, dovevano rispondere alle solite domande sull’Ilona deputata. E subire l’inevitabile sfottò “italiani cicciolini”. Del resto la bella Ilona era un’attrice di fama mondiale. Lei e la compianta Moana Pozzi.

L’oca De Mita ne avrà viste di tutti i colori. E ci chiediamo se il vecchio leader di Nusco sia contento o sorpreso. O semplicemente, se il ricordo di quegli anni, riacceso dall’oca con il suo nome, non gli susciti un po’ di nostalgia per quei tempi lontani, quando la presenza di una pornostar in Parlamento accendeva ancora discussioni e un po’ di imbarazzo. Del resto, quella dei Radicali, era stata una palese provocazione. Evidentemente riuscita.

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