Il primo re copertina
Cultura

Il primo re è un film da vedere? La recensione de Il Pungiglione

La recensione cinematografica di Alfonso Perugini sull’atteso film di Matteo Rovere: L’ultimo re. Ispirato alla leggenda di Romolo e Remo

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2' di lettura

La nostra civiltà, la lingua che parliamo, la nostra nazione non è nata nel 1861. I padri fondatori della moderna Italia hanno voluto Roma come nostra capitale, perché lì nel Lazio e sulle rive del Tevere, tutto è cominciato quasi 28 secoli fa.

La storia de Il primo re

Matteo Rovere con “Il primo re” narra i prodromi della leggendaria fondazione della nostra Capitale in una versione che si discosta abbastanza dai racconti di Plutarco e dal “Ab Urbe condita” di Tito Livio; ma appunto, essendo le fonti storiografiche molto intaccate dal mito, il regista-produttore della “Groenlandia Film” è più che legittimato a dare la sua interpretazione. Non vediamo Re Numitore e il suo fratello usurpatore Amulio. Non ci sono Faustolo e Rea Silvia. Non c’è la mitica Lupa capitolina. (A proposito di film da vedere, guarda cosa ne pensa Il Pungiglione de “L’agenzia dei bugiardi”)

Il primo re: la scheda tecnica con i voti de Il Pungiglione
I VOTI DE “IL PUNGIGLIONE” voto medio 7,8

Rovere si sofferma infatti sull’immagine di ciò che era la vita nel Latium Vetus quasi otto secoli prima di Cristo, traendo spunto dalla leggendaria fondazione di Romolo per mostrare la dura vita delle popolazioni italiche e dei guerrieri senza patria come lo erano Romolo e Remo; e per rendere il tutto il più verosimile possibile si affida alla lingua Protolatina per i dialoghi. Dialoghi brevi, corti, quasi sibilati il più delle volte, eppure incredibilmente somiglianti alla nostra lingua e ovviamente a molte delle moderne lingue di matrice indoeuropea.

Per la sceneggiatura infatti ci si è avvalsi della consulenza dell’Università di Tor Vergata di Roma. Quello che si sente nel film, non è infatti il Latino imperiale o ecclesiastico che si studia al liceo.
Lodevole poi il fatto di voler girare tutto nel Lazio tra i boschi di Manziana e le foreste ancora incontaminate del Foglino, tra Torre Astura, Nettuno e Latina.

Il primo re: locandina del film recensito da Il Pungiglione


A giovare di queste splendide location è la fotografia eccellente di Daniele Ciprì che usa solo ed esclusivamente luce naturale e luci diegetiche (praticamente solo il fuoco delle torce di scena). Il lavoro enorme di post-produzione, specie di color grading e color correction ha coinvolto diversi operatori da tutto il mondo ma senza snaturare il lavoro del DP.
A una prima visione l’unico errore visibile riguarda il reparto scenografia: in alcuni campi lunghi verso la fine del film è possibile scorgere sullo sfondo diverse piante di eucalipto frangivento, il che rappresenterebbe un falso storico visto che questo tipo di pianta non è nativo della nostra penisola, ma è stato introdotto, nel Lazio in particolare, tra gli anni ‘20 e ‘30 del ‘900, dall’Australia.
Il film quindi è senz’altro da vedere, ma attenzione: la violenza, al limite della decenza, forse solo per valorizzare gli effetti speciali del make-up, poteva essere un po’ smorzata in certi punti.

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