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La filosofia non serve a niente!

Oggi la filosofia è davvero inutile? L’importanza del pensiero libero in una società che ci vuole, troppo spesso, anestetizzati.

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”Un po´di lavoro, un po´di consumo, un po´di famiglia, un po´di sesso, un po´di calcio, un po´di tv e la vita passa senza troppe domande. Nessuno si occuperà di noi dal momento che per primi abbiamo noi deciso di non occuparci di noi stessi”. 

Esistenze “inconsapevoli”

Così il filosofo Umberto Galimberti sulle nostre esistenze, serene e inconsapevoli: Esistenze che nascono, crescono, lavorano, producono, consumano, invecchiano e muoiono senza riuscire a rintracciare nella propria biografia una traccia di sé in cui riconoscersi e a cui dare espressione. Forniti per natura di una coscienza, viviamo vite irriflesse, a cui non prestiamo la minima attenzione. E allora o ottundiamo la coscienza con il lavoro e l’evasione o la lasciamo nel dolore di una domanda senza risposta.

E’ un’epoca, quella attuale, in cui è sempre più difficile parlare, – parlarsi –, fare incontrare istanze diverse.

Domina il pensiero unico che diventa, al limite, polarizzazione: siamo “con” o “contro” qualcuno o qualcosa, non conosciamo la sfumatura del dubbio, scegliamo la via più semplice. 

Il disimpegno fa comodo a chi trae vantaggio dal controllo delle menti ed è proprio smettendo di farci domande che firmiamo il consenso ad essere manipolati. 

La filosofia, al contrario, rifiuta il disimpegno: è invito a riflettere, a non delegare la responsabilità del presente, a prendere posizioni scomode, ad essere consapevoli.

Oggi che siamo multitasking e facilmente influenzabili, condizionati dall’interesse privato, dalla tecnologia, dal narcisismo concentrarsi è diventato impossibile, siamo così come il conformismo ci vuole: soldatini che rinunciano alla specificità della propria identità. 

Fare filosofia può smascherare questo meccanismo. 

“Consume, Be silent, Die”

La riflessione è la migliore arma di difesa a nostra disposizione, ci ricorda che non siamo solo consumatori e produttori di merci ma esseri umani, che è fondamentale difendersi dalla propaganda, agire liberi da stereotipi, recuperare il rispetto di sé e la capacità di identificazione con gli oppressi, il valore della solidarietà: tornare a sentirci parte di un noi . 

Lo sguardo filosofico come pratica di vita è l’unica via: “Per chi, adattato al mondo, e con una discreta consapevolezza di sé ancora non reperisce un senso della propria esistenza, e quindi viene a contatto con l´essenza del dolore, per costui non c´è rimedio in farmacia e forse neppure in psicoterapia” – scrive ancora Galimberti – “Per queste persone, che a guardar bene sono la quasi totalità dell’umano, non restano che due vie: la religione o la filosofia. Per chi rifiuta di trovare il senso della propria vita in un dogma a cui si accede per fede, non resta che la filosofia”.

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Un Paese civile deve, fin dalla scuola primaria, educare alla saggezza di un approccio che non accetta imposizioni ma coltiva l’attitudine a confrontarsi con i diversi orientamenti mantenendo un ruolo critico. 

Creare contesti educativi liberi deve diventare un obiettivo comune. Luoghi in cui imparare a non accettare ordini a testa bassa, a non inseguire unicamente traguardi materiali, a non tacere davanti alle assurdità, a non obbedire ciecamente ad un leader ma a coltivare il dubbio sistematico, concedendosi una visuale più ampia sulle cose così da vedere la bellezza di una disciplina che non “serve” a nulla perché non è serva di nessuno.

Quando invece di accettare passivamente impareremo a proporre soluzioni alternative, quando al diktat preferiremo il confronto, allora la filosofia smetterà di essere percepita come estranea al mondo: la riconosceremo in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

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Andare alla ricerca del principio delle cose, ribaltare un pensiero acquisito e metterlo in discussione: è così che alcuni odiosi conformismi sono stati superati e piccoli grandi obiettivi raggiunti, è così che obiezioni etiche hanno trovato una soluzione. 

E’ indispensabile una riflessione sul presente, sui mutamenti cui assistiamo e sulle conseguenze che dovremo affrontare, consapevoli che abbiamo il dovere nei confronti delle generazioni future di scongiurare il pericolo di un arretramento culturale.

Oltre i dogmi 

Questo è il punto di vista da cui scelgo di guardare il mondo, perché la filosofia è una delle più belle manifestazioni di resistenza e di indipendenza, massima espressione di libertà. Oltre l’idea di giusto e sbagliato come dice una canzone “…esistiamo noi e la nostra ribellione alla statistica”.

Nella storia degli esseri umani ci sono due sole cose certe: la precarietà della vita e la dicotomia tra uomini “addomesticati” e “liberi”. C’è chi, come il cittadino di Thomas Hobbes ha anestetizzato le “passioni” per seguire la morale delle leggi e chi vive oltre i dogmi con gli occhi spalancati; chi è rassegnato, vinto dalla stanchezza e chi invece ancora spera. 

Nel film di Alice Rohrwacher “Lazzaro Felicela Marchesa Alfonsina al figlio Tancredi dirà: “Gli esseri umani son come bestie, animali. Liberarli vuol dire renderli consci della propria condizione di schiavitù”.

 

Immagine di copertina  © Gianni Berengo Gardin –  (insegna del regime Milano, 1960) 

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