La fuga degli studenti al Nord ci costa 3 miliardi. E non solo

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Non c’è solo la migrazione sanitaria a gravare sulle casse delle regioni del sud e della Campania in particolare. I dati diffusi dallo Svimez evidenziano anche un’altra migrazione, tutta a vantaggio del nord, quella degli studenti universitari.

Al meridione questa fuga anticipata degli studenti costa tre miliardi di euro ogni anno. Lo 0,4 per cento di un prodotto interno lordo già in perenne affanno. E il trend è in costante aumento.

E l’anticipo della decisione di emigrare

Per lo Svimez la scelta di studiare al Nord non è altro che “l’anticipo di una decisione migratoria”. E studiare nelle città settentrionali presuppone come obiettivo “l’avvicinarsi ai mercati del lavoro che vengono ritenuti in grado di assorbire meglio e più rapidamente il capitale ad alta formazione”.

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Gli studenti meridionali iscritti all’università sono circa 685mila. Il 25,6 per cento (175mila unità), frequenta un ateneo del Centro-Nord. Vi starete chiedendo, e quanti dalle regioni settentrionali decidono invece di iscriversi al Sud? Pochi davvero, l’1,9 per cento (meno di 18mila ragazzi). Un saldo migratorio decisamente negativo per il mezzogiorno.

I numeri della Campania

Per la Campania questi sono i numeri: gli studenti iscritti all’università sono 206mila. 177mila frequentano atenei della regione. Mentre quasi 30mila sono quelli che hanno deciso di migrare nelle università del Centro-Nord. Ovvero il 14 per cento. Nel Meridione stanno messi peggio in percentuale solo Basilicata (43 per cento), Abruzzo (36), Calabria (31) e Sicilia (27). Mentre in termini numerici la nostra è la terza regione per partenze complessive di studenti.

La grande fuga degli studenti al Nord ci costa 3 miliardi. E non solo

Disastrosi effetti economici

Lo Svimez ha studiato anche gli effetti economici di questa migrazione. Ha sommato le minori risorse alle Università del Sud e le spese sostenute dalle famiglie per mantenere gli studenti fuori sede. In tutto tre miliardi.

I timori degli studiosi sono anche altri. In particolare il circolo vizioso che questa situazione determina. Infatti, con l’emigrazione degli studenti, si innesca una conseguente riduzione dei trasferimento pubblici al sistema universitario e quindi dei laureati nel Mezzogiorno. In questo modo si riduce anche il contributo del sistema formativo ai processi di innovazione necessari per rafforzare il sistema imprenditoriale meridionale.

La grande fuga degli studenti al Nord ci costa 3 miliardi. E non solo

Le soluzioni? Più fondi alle università del Sud

Di fronte a tutto questo lo Svimez propone anche le possibili soluzioni. O almeno le azioni che il governo dovrebbe portare avanti per ridurre un gap che con gli anni potrebbe avere conseguenze drammatiche e contribuire alla già veloce desertificazione delle regioni meridionali. “Diventa prioritario – scrivono i ricercatori – porre al centro di un nuovo disegno di politiche di sviluppo il tema del supporto economico, anche attraverso l’utilizzo dei Fondi europei, di centri di ricerca e Università in grado di trasferire conoscenze al sistema produttivo meridionale in settori di punta e di eccellenza”. L’obiettivo è semplice, quasi scontato: “La formazione, l’accumulo, la circolazione e il trattenimento del capitale umano formato resta la leva capace di determinare un’accelerazione nei processi di crescita tecnologica”. Per questo motivo “bisogna innescare un circuito virtuoso tra istruzione, formazione, ricerca e industria”.

La grande fuga degli studenti al Nord ci costa 3 miliardi. E non solo

Nel sud anche esempi positivi

Nel Mezzogiorno esistono già esempi positivi, centri di ricerca all’avanguardia, nati da partnership pubblico-privato che vedono coinvolte grandi player internazionali della tecnologia: è il caso ad esempio dell’esperienza dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” con la collaborazione con Apple, Cisco e Deloitte. Diffondere queste esperienze necessita però di un forte investimento in ricerca e formazione che non si esaurisca nel necessario supporto economico alle Università ma sia in grado di supportare il trasferimento delle conoscenze al sistema imprenditoriale locale .

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