La Lumanera fa ballare i ragazzi del Mancini: è il folk irpino

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Prendete una palestra, metteteci dentro duecento ragazzi, infilateci un gruppo che nei live è travolgente, assicuratevi che il gruppo in questione sia messo al centro della sala, niente scrivanie o oggetti di divisione inutili per tipi così, avete preso e miscelato tutto? Bene, diteci che succede.

Noi un esperimento simile lo abbiamo visto stamattina. Il risultato in una parola? Fantastico. La Lumanera, gruppo di musica popolare irpina, attivo dal 2004, ha incontrato i ragazzi del liceo scientifico Pasquale Stanislao Mancini di Avellino in via De Concilii. 

I ragazzi del liceo Mancini

Lincontro

Un incontro avvenuto nella palestra: l’ultimo baluardo di aggregazione dopo il sequestro della scuola, per ragioni di sicurezza sismica, da parte della Procura. Questi ragazzi, così come i loro insegnanti, stanno facendo i salti mortali, neppure tanto metaforici, per continuare a studiare e offrire momenti come quello di questa mattina.

Che significa tradizione oggi?

Per fortuna, e questo è tutto merito dei Lumanera, il gruppo nei contesti informali ci si infila meraviglia. I due Massimo, o massimi che dir si voglia (Massimo Vietri e Massimo Testa), Walter Vivarelli e Gioacchino Acierno, sono patrimonio della gente e in mezzo alla gente, se sono ragazzi ancora meglio, si trovano una bellezza.

Lumanera, Carlo Preziosi lo zampognaro, i rappresentanti di istituto e io di The Wam

“Tradizione – dice Massimo Vietri – perché è importante oggi? Questa è una bella domanda. Beh, è importante perché rappresenta chi siamo, da dove proveniamo, la nostra cultura e la nostra storia. In questo mondo così veloce la tradizione è fondamentale per non lasciarsi travolgere, ma non va tradita. Mi riferisco a tutti quelli che la strumentalizzano per interessi personali. La tradizione è cultura e storia, siamo tutti noi”.

Terrafuoco

Dopo un applauso, i Lumanera hanno eseguito il brano Terrafuoco, che è anche il nome di una manifestazione, portata avanti da Massimo, che fa rivivere ogni anno il centro storico di Avellino. E dà il nome a un album del gruppo. Fermatevi un attimo, cari lettori di The Wam, e ascoltatela.

A questo punto ho chiesto ai ragazzi che rapporto avevano con la musica e le tradizioni non irpine.

Carne e maciello

Walter ha spiegato come, “le sonorità africane sono molto interessanti. Consiglio a tutti, aspiranti musicisti e non, di aprire i propri orizzonti e spostarsi verso Sud, non ve ne pentirete”.

La Lumanera

Carne ‘e maciello (carne di macello) –  continua Massimo – è nata pensando al dramma dell’immigrazione. Ragazzi venuti qui e trattati, spesso, in modo disumano. Relegati ai margini della società da chi dimentica che anche noi siamo stati emigranti. L’immigrazione andrebbe gestita con razionalità, non strumentalizzata per parlare alla pancia della folla. Detto questo, ragazzi, carne ‘e maciello siete anche voi costretti in questa situazione, ad arrangiarvi in palestra, e a dover fare i salti mortali pur di studiare. E, a proposito, fatelo. Da giovane io sono stato troppe volte una fune rotta, poi me ne sono pentito. E ho capito tardi cosa la scuola e momenti formativi come questo sono utilissimi”.

Come diventare musicisti oggi?

fine concerto i ragazzi hanno posto una serie di domande. Una è stata particolarmente interessante perché ha innescato una risposta profonda da parte del, fin lì, silenzioso Massimo Testa.

“Io avevo iniziato a suonare – ha detto un ragazzo – poi ho mollato. A volte ci sono troppe cose da fare e poco tempo. Cosa consigliate a chi vuole dedicarsi a qualcosa di complesso come la musica?”.

“Oggi – ha risposto Massimo – è sempre più difficile per i ragazzi concentrarsi. Con i social network e piogge di informazioni e stimoli quotidiani. Io consiglio di svuotare e non di mettere: trovate cosa è importante per voi, le cose che contano davvero, e dedicatevi anima e corpo a quelle. Anche quando sempre difficile, anche quando vorreste mollare, perché poi i risultati arriveranno. Ci potete scommettere”.

Dopo l’applauso l’incontro si è chiuso con “Nun è sempe oro”, eseguita dai Lumanera con la partecipazione di un ragazzo, Rodolfo, grande fan del gruppo, e poi con la musica degli zampognari di Montevergine: affidata oltre che a Gioacchino Acierno anche a Carlo Preziosi. I due – lo scorso anno – hanno riprodotto quella musica anche in Piazza San Pietro a Roma dove hanno incontrato Papa Francesco.

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