La Mefite, l’oste killer e il tesoro infernale sepolto in Irpinia

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Dopo aver parlato di streghe, draghi, fantasmi, monacielli, lupi mannari in Irpinia, oggi ci occupiamo di posti davvero particolari. La Mefite, la porta dell’inferno citata da Virgilio, con i gas sulfurei che caratterizzano anche la zona de “Le bolle della Malvizza”, a Montecalvo Irpino, e l’area lungo il torrente Fredane fra Frigento, Villamaina e Rocca San Felice (Valle d’Ansanto).

L’Oste della Malvizza (Montecalvo)

Si racconta che in questa contrada, in un tempo lontano, sorgesse un’osteria. In quel periodo la carne era un bene pregiato, il suo costo la rendeva poco accessibile. Tranne ai clienti dell’oste della Malvizza. L’uomo preparava sempre più spesso zuppe e altri piatti con una carne squisita. La voce si sparse fra i residenti dei paesi vicini che arrivavano per provare i buonissimi piatti dell’oste. Fu in quel periodo che a Montecalvo e dintorni iniziarono a sparire dei bambini.

I genitori avvertivano i carabinieri, ma le ricerche non portavano a nulla. Scomparsi. L’oste aveva scoperto che la carne di quei bimbi, trattata con particolari spezie, era apprezzatissima dagli ignari clienti. E così aveva studiato trappole sempre più sofisticate per attirare i bambini nel retro-bottega. Dove, con uno straordinario sangue freddo, li ammazzava con un coltello con cui recideva la carotide. E poi iniziava a scuoiare la tenera carne, facendone quei piatti che riscuotevano così tanto successo.

Fino a quando il diavolo, indignato da una crudeltà che faceva concorrenza alla sua, fece sprofondare l’osteria con il suo proprietario in un mare di fango incandescente. Un’altra versione vuole che a compiere il miracolo sia stato un angelo inviato dal signore. Comunque sia andata c’è chi ancora giura che, mentre quei fanghi ribollono, si sentano le urla di un uomo che soffre o di bambini che non furono salvati.

La Mefite e il demone rapitore

A Rocca San Felice e Frigento le leggende si incrociano con un demone che si innamorò di una fanciulla mortale, ma, vistosi respinto, decise di rapirla. E così un pomeriggio, approfittando del fatto che lei era da sola, la fa salire sul suo carro infernale e i due partirono a galoppo verso la porta del suo regno. Ma dei contadini, che da lontano hanno assistito alla scena, scesero in strada per fermare il carro. Fu un suicidio. Persero tutti la vita. Furono arsi vivi e fatti sprofondare nel fango che ancora oggi, nella zona della Valle D’Ansanto, ribolle facendo riecheggiare le loro urla di dolore.

I tesori della Mefite

Alla Mefite è legata la leggenda di fantastici tesori, per ottenere i quali è necessario affrontare prove infernali. Lo sa bene un contadino che, terminata la trebbiatura, fu attirato da un misterioso viandante lungo un sentiero. Attraversarono una stretta grotta e sbucarono nei pressi della chiesa di Santa Felicita. Camminarono ancora per un po’, fino a che si trovarono di fronte a una profonda buca in cui vi era un grande cumulo di monete d’oro. Il viandante propose al contadino di prendere subito quel tesoro. In cambio, alla sua morte, avrebbe dovuto cedere l’anima. Il contadino fuggì via. Ad altri viaggiatori, di fronte alla buca, è apparso un enorme serpente. Nessuno è mai riuscito a impossessarsi del tesoro o è riuscito a tornare indietro per raccontarlo.

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