La Naspi cambia dal 2022, con il superamento della cassa covid e la fine del divieto di licenziamento per motivi economici. Entro la fine dell’anno terminerà anche la possibilità di riconoscere la Naspi ai lavoratori che hanno ricevuto un incentivo per la risoluzione consensuale del rapporto lavorativo. - Scopri le ultime notizie su bonus e agevolazioni Inps. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.
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Lo ha comunicato l’Inps con la circolare numero 180 del 2021. Nella nota l’istituto di previdenza sociale fornisce dei chiarimenti sull’applicazione della Naspi in base normative che sono state inserite nel decreto sostegni e nel decreto fisco lavoro.
Naspi e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro
L’Inps ha fornito spiegazioni sull’articolo 14 comma 3 del decreto legge numero 104 del 2020, nel quale viene riconosciuta la Naspi anche ai lavoratori che hanno aderito a un accordo collettivo nazionale per l’incentivo alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente.
Quel provvedimento serviva a bilanciare il divieto di licenziamento per motivi economici che era stato imposto dalla normativa anti covid a tutti i datori di lavoro privati.
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Naspi, tutte le scadenze
Quel divieto come saprete è rimasto in vigore fino al 30 giugno del 2021. È stato prorogato solo per alcune tipologie di aziende. In parte fino al 31 ottobre e in parte fino al 31 dicembre:
- fino alla data del 31 ottobre 2021 per i datori di lavoro privati che dopo aver presentato domanda, sono autorizzati per i trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione salariale in deroga, oltre alle aziende che, avendo presentato domanda, sono autorizzate al trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli;
Al massimo fino alla data del 31 dicembre 2021:
- per i datori di lavoro privati che sono autorizzati ai trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione salariale in deroga;
- per i datori di lavoro delle industrie tessili, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia, e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili;
- per le imprese con un numero di lavoratori dipendenti non inferiore a mille che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale;
- per i datori di lavoro privati dei settori del turismo e degli stabilimenti termali e del commercio, nonché del settore creativo, culturale e dello spettacolo.
La Naspi, quando è ammessa
Per questo motivo l’Inps ritiene che se il divieto di licenziamento non è stato prorogato oltre il 30 giugno 2021, l’accesso alla Naspi per i lavoratori che hanno aderito alla risoluzione del contratto di lavoro in seguito all’adesione ad accordi collettivi aziendali, è ammesso solo se quell’accordo è stato stipulato entro il 30 giugno 2021.
Oltre quella data quella data si avrà diritto alla Naspi solo se il lavoratore sia stato licenziato (per risoluzione del contratto dopo gli accordi collettivi aziendali) da un datore di lavoro per il quale è ancora in vigore il divieto di licenziamento.

Naspi, per chi è riconosciuta
In questi casi il lavoratore che presenta una domanda di indennità Naspi deve allegare l’accordo collettivo aziendale e la documentazione che confermi l’adesione a quell’accordo.
Per i periodi che sono successivi al divieto di licenziamento, la Naspi ritorna a essere riconosciuta solo in questi casi:
- licenziamento;
- scadenza del contratto a tempo determinato;
- dimissioni per giusta causa;
- dimissioni durante il periodo tutelato di maternità;
- risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione ;
- licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione;
- risoluzione consensuale in seguito al rifiuto da parte del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore e quindi mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici.