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La notte psichedelica nella cripta del Duomo avellinese

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La cripta del Duomo di Avellino, echi di un suono orientaleggiante, canzoni in arabo dal vago sentore dei muezzin, un progetto video musicale che si chiama Jerusalem in My Heart, eppure non c’è  l’ombra della religione. L’esibizione avellinese del duo canadese – libanese, davanti a un pubblico numeroso, ha lasciato il segno. Per intensità, coraggio, visione, capacità tecniche, profondità. Cinquanta minuti di elettronica, fusa a tradizioni mediorientali, accompagnate da immagini rutilanti, visionarie, disturbanti e affascinanti insieme, sparate a ritmi sempre più sostenuti, fino a tramutarsi in sogni o incubi psichedelici, perfettamente in sincrono con la musica. Spiazzante e insolito, ma capace di comunicare al di là delle parole e superando l’abituale linguaggio della musica o dei video, per crearne un altro, diverso, straniante e concreto. 

Un fascino irresistibile

Un registro che è riuscito a scavare in profondità, regalando emozioni.

La performance di Radwan Ghazi Moumneh, cantante, compositore e polistrumentista, e di Charles André Coderre, il regista, si è confermata un evento. Il fascino della cripta del Duomo ha contribuito a rendere unica la loro esibizione. Che del resto è sempre unica: i live dei Jerusalem in My Heart diversi uno dall’altro.

Rawadan Ghazi Moumneh

Radwan ha mostrato la notevole capacità di creare da solo un suono perennemente in bilico tra culture e tradizioni diverse, sezionandole, scarnificandole e offrendole al pubblico con rinnovata purezza. Coderre si è esibito nel ruolo del Vj (video jockey) analogico, ha armeggiato ballando quattro proiettori e decine di pellicole, da lui stesso girate, sviluppate e trattate con acidi e sovraesposizioni, in un montaggio mozzafiato, in perfetta sintonia con la musica.

Li abbiamo ascoltati prima dell’esibizione.

Tranquilli, rilassati, curiosi.

«Il nostro lavoro – ha dichiarato Radwan, tratti mediorientali, barba scura, che da quasi trent’anni vive a Montreal – nasce dalla simbiosi della musica con le immagini. A volte le concepiamo insieme oppure c’è la musica che si adatta al video o viceversa. L’album da solo rappresenta solo parzialmente la nostra opera.I dischi servono soprattutto a spingere le persone a venire ai live, dove possiamo esprimere per intero la gamma della nostra arte. E’ lì che il nostro progetto si manifesta al mondo intero».

«Le immagini – ci spiega Coderre – sono tutte in analogico. Tratto le pellicole in fase di sviluppo e lì ottengo gli effetti che desidero e che si fondono con la musica».

«Abbiamo scelto di chiamarci Jerusalem in My Heart – continua Radwan -, perché sono libanese e per noi libanesi le porte di quella città, che è il simbolo della cultura di una intera area, sono chiuse. Per questo me la porto nel cuore. E’ anche il riferimento e lo stimolo creativo per la nostra arte».

«L’Italia – continua – è una delle nazioni dove siamo seguiti con maggiore attenzione, dove riscontriamo le risposte più positive rispetto a quello che proponiamo. Dopo le nostre esibizioni il pubblico si dichiara sorpreso, ma spesso – e questo è davvero importante per noi – c’è chi si avvicina e ci dice di aver sentito quello che volevamo comunicare, anche senza capirlo in modo razionale per le inevitabili difficoltà linguistiche».

Radwan Ghazi Moumneh  e Charles André Coderre

Radwan Ghazi Moumneh  e Charles André Coderre arrivano da Montreal, non una città qualunque, ma uno dei centri più vitali per la produzione musicale (Arcade Fire, Godspeed You! Black Emperor, The Besnard Laker, Plant and Animals, Of Montreal, Folly and the Hunter)  e cinematografica (tantissimi registi e uno dei festival più importanti del mondo).

«La scena artistica – confermano I JMH – è davvero fantastica. C’è anche molta collaborazione tra gli artisti e l’evoluzione è costante, continua, instancabile».

Radwan  e Charles hanno presentato ad Avellino il loro ultimo lavoro, Daqa’iq Tudaiq. Prima di approdare in Irpinia si sono esibiti in novembre a Parigi, Londra, Torino e Milano.

Un progetto destinato a continuare 

Il concerto avellinese è stato organizzato dallassociazione Fitz (di Lello Pulzone e Luca Caserta), in collaborazione con Sponziamoci. E’ grazie a loro se un soffio di cultura internazionale spira in una città che ha dimostrato di avere curiosità e passione. Non si vive di solo concertone ferragostano…

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