La Paranza dei Bambini, il pm: “La realtà è molto peggio”

La Paranza dei bambini
4' di lettura

“La vera storia de “La Paranza dei Bambini” è decisamente più cruenta rispetto a quella raccontata nel film che ha vinto l’Orso d’oro per la Sceneggiatura a Berlino. Un capolavoro per i suoi elementi poetici: si innestano in una fotografia veritiera che non esalta lo stile di vita criminale”. Francesco De Falco, sostituto procuratore della Dda di Napoli, titolare con Henry John Woodcock dell’indagine sulla Paranza dei bambini, ha spiegato come il film di Roberto Saviano, Maurizio Braucci e Claudio Giovannesi, non sia un inno all’emulazione. Il magistrato era presente ieri sera all’incontro organizzato al cinema Partenio di Avellino dallo “Zia Lidia Social Club“, presieduto da Michela Mancusi.

Ascolta la testimonianza del Pm e dello sceneggiatore

Dietro La Paranza dei Bambini

Un incontro a cui abbiamo partecipato e che si è dimostrato particolarmente illuminante. Perché ha permesso, non solo di conoscere meglio la genesi del film che ha trionfato a Berlino (fra i relatori c’era proprio Braucci), ma anche alcuni dettagli dell’inchiesta giudiziaria alla quale l’opera è ispirata. E soprattutto il termometro sociale che ha rappresentato per una Napoli che, alcuni, ancora faticano a vedere o a voler vedere. (Qui trovi la recensione de Il Pungiglione a La Paranza dei Bambini)

“Napoli non è solo lungomare, pizza, mandolino, monumenti bellissimi. E non è nascondendo la polvere sotto il tappeto che si affronta la camorra e quello che ne deriva. Bisogna comprendere cosa possa esserci alla base dei comportamenti di ragazzi come i protagonisti del film. Modelli distorti ai quali si ispirano e che, con trent’anni di certa televisione alle spalle, non dovrebbero sorprenderci”.

Gli fa eco Braucci che è arrivato in ritardo in sala per via di un guasto all’auto. Ma lo sceneggiatore ha voluto essere presente. E dice: “Troppo spesso siamo abituati a una cultura celebrativa. La cultura, stessa, è per definizione il modo in cui una società si percepisce. E, quindi, penso soprattutto alle grandi produzioni pubbliche (cinematografiche e televisive), spesso si parla di italiani popolo di poeti, santi e navigatori. Ma i dibattiti pubblici, di una democrazia avanzata, dovrebbero chiedersi cosa c’è alla base dei tanti giovani non solo disoccupati ma anche senza formazione”.

Ragazzi che sarebbe difficile inserire in qualunque tessuto produttivo perché privi di specializzazione.

Il pm della DDA, Francesco De Falco, e lo sceneggiatore, Maurizio Braucci, ad Avellino parlano dei retroscena de La Paranza dei Bambini.
Il pm della Dda Francesco De Falco con Michela Mancusi presidente Zia Lidia Social Club

Quei ragazzi vanno salvati

Braucci aggiunge: “Se arrivasse un alieno, con una bacchetta magica, dando a tutti lavoro: non riuscirebbe a risolvere il problema di questi giovani non formati. Cosa gli facciamo fare? Spesso la malavita risponde prima dello Stato. Perché poi bisognerebbe fare un discorso approfondito sulla scuola che, con le sue pastoie burocratiche, ha fallito e non riesce a stare dietro a ragazzi come quelli che vediamo nel film. Ragazzi che vanno troppo veloce per un mondo così lento. Il mondo di gran parte della formazione tradizionale”.

Vecchi clan che “usano” le Paranze dei Bambini

Adesso la camorra sta cambiando pelle. E le Paranze sono state inglobate da clan più strutturati e potenti che le adoperano per diverse attività, spesso come manovalanza. In quest’ottica, un serbatoio straordinario per i boss è rappresentato da giovani incensurati. Dei quali, spesso, ex carcerati si circondano per eludere i controlli.

“Oggi – conferma De Falco – è difficile che si ripetano contingenze come quelle che hanno portato alla nascita della Paranza dei bambini. In quel momento c’era un forte vuoto di potere dei clan storici, i grandi boss erano detenuti e il carisma di questo giovanissimo (Emanuele Sibillo) ha finito per coagulare diverse realtà criminali”.

Ma quanto accaduto deve essere da monito.

“Qui non è come Arancia Meccanica – conclude Brauccci – episodi violenti isolati o quello che, oggi, chiameremmo bullismo. Si parla di criminalità organizzata guidata da veri boss che hanno appena sedici anni. Non bisogna essere egoisti e dire “cosa me ne frega, quella realtà non mi riguarda”. O peggio: negare che questa realtà esista”.

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