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La pensione ai lavoratori precari 2024

La pensione ai lavoratori precari: è il tema centrale per la riforma del sistema che dovrà entrare in vigore nel 2024.

di The Wam

Gennaio 2023

La pensione ai lavoratori precari, in particolare chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e per ovvi motivi ha carriere discontinue. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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È uno dei temi al centro del dibattito per il rinnovo del sistema pensionistico. Il più complesso. La questione sulla quale il sogno di una riforma nel segno della massima flessibilità si scontra con la realtà.

Su questo argomento potresti essere interessato a un post che spiega come funziona il metodo contributivo (con esempi); in un altro articolo ti spieghiamo come fare domanda di pensione nel 2023; e infine abbiamo verificato chi, anche nel 2023, potrà uscire con Quota 100 e Quota 102.

La pensione ai lavoratori precari: le Quote

Consentire anche ai lavoratori non garantiti di avere una pensione è un obiettivo difficile, ma prioritario. Eppure questo governo, così come quelli che lo hanno preceduto, sembra avere a cuore solo i lavoratori più garantiti. Il governo e anche i sindacati, è giusto ribadirlo.

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Il valzer delle Quote (100, 102, 103, 41) ri rivolge sempre alla stessa platea: dipendenti privati e pubblici che hanno avuto carriere senza interruzioni con retribuzioni crescenti (grazie anche agli scatti di anzianità).

Lavoratori che spesso avrebbero anche potuto continuare a lavorare. O meglio: non avrebbero avuto l’urgenza di un’altra misura che consente la flessibilità in uscita.

Insomma, si è evitato di guardare altrove. Dove evidentemente è più difficile mettere mano. Ma soprattutto dove non sarà possibile riscuotere un consenso immediato in termini elettorali.

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La pensione ai lavoratori precari: giovani, donne e precari

Una riforma strutturale delle pensioni dovrebbe volgere lo sguardo altrove. Verso la vasta platea di lavoratori (o di chi inizierà tra qualche anno a lavorare) che garanzie non ne hanno.

Bisogna ricordare che con il sistema contributivo, la connessione tra il lavoro, i contributi e l’importo pensionistico che si andrà a ricevere è molto più stretto rispetto al passato (prima della Legge Fornero) quando era in vigore il sistema retributivo.

Cosa comporta? Lo abbiamo accennato nel paragrafo precedente: i tanti che hanno oggi carriere discontinue, lavori precari e basse retribuzioni, riceveranno delle pensioni davvero misere. Al di sotto della soglia di povertà.

Senza dimenticare un altro aspetto non irrilevante: con il sistema contributivo non è neppure prevista l’integrazione al minimo.

La pensione ai lavoratori precari: sostegno all’occupazione

Dunque più che le Quote (che dopo 4 tentativi falliti potrebbero essere finalmente accantonate), sarebbe il caso di guardare alla riforma delle pensioni da una angolazione diversa. In particolare puntando a una occupazione giovanile meno precaria o comunque che consenta una “protezione previdenziale” che garantisca una pensione almeno dignitosa e nuove forme di pensione minima, per non lasciare nella miseria chi andrà in pensione tra dieci, venti, trent’anni (e dopo aver lavorato una vita intera).

La pensione ai lavoratori precari: flessibilità

La riforma che verrà dovrebbe anche prevedere una maggiore flessibilità in uscita per chi non ha intenzione di restare al lavoro fino a 67 anni. Ma sarà difficile scendere molto al di sotto di quella soglia.

Si potrebbe arrivare infatti a 64 anni, per i lavoratori che hanno una contribuzione mista (contributiva e retributiva), ovvero tutti quelli che hanno iniziato a lavorare prima del 1995. Ma la possibilità potrebbe essere estesa anche ai contributivi puri.

Del resto una misura simile è già prevista dalla Legge Fornero: la pensione anticipata contributiva, che prevede una uscita a 64 anni, con almeno 20 di contribuzione.

Quel trattamento ha però un limite importante: può essere concessa solo a chi matura un importo superiore a 2,8 volte l’assegno minimo. Significa che è possibile solo per chi ha avuto carriere lavorative continue e con una retribuzione alta. Anche in questo caso, dunque, solo per chi ha avuto un lavoro garantito.

Basterebbe ridurre quel limite (2,8 volte la minima) per consentire a una platea più ampia di accedere a questa uscita anticipata.

La pensione ai lavoratori precari: il fallimento delle Quote

I governi precedenti, come quello attuale, hanno provato a modificare il sistema pensionistico. Si sono tutti arresi di fronte alla scarsità delle risorse a disposizione. Tutti hanno optato per l’introduzione di misure tampone.

E così con il governo Conte 1 (su proposta della Lega) ha varato Quota 100 (62 anni di età più 38 di contributi). Ma era troppo costosa. Si è rimediato con Quota 102 (64 anni e 38 di contributi) e infine Quota 103 (62 anni e 41 di contributi).

Le prime due si sono rivelate un costoso flop, la terza ha così tanti paletti (anche un limite massimo per l’importo), che potrebbe seguire la stessa sorte.

Quota 100 e Quota 102 non sono state usate da molti lavoratori (o almeno, in numero molto inferiore rispetto alle attese). Eppure hanno causato un aumento dei costi per il sistema previdenziale che è stato ritenuto insostenibile.

E infatti:

Sono state dunque misure parziali, solo per lavoratori garantiti, molto costose e usate solo da una piccola parte degli aventi diritto.

Per questo si è parlato di flop.

Nell’immagine un anziano in bicicletta – La pensione ai lavoratori precari

La pensione ai lavoratori precari: alternative per il 2024

Quota 103 dovrebbe anticipare Quota 41, la misura che prevede l’uscita a 41 anni e a qualsiasi età. Anche in questo caso un trattamento pensionistico riservato a chi ha carriere lunghe e senza interruzioni. Disegnata per gli operai del Nord, che spesso hanno iniziato a lavorare quando erano giovanissimi.

C’è da dire che i 41 anni di contribuzione dovranno essere adeguati alla speranza di vita. Il che significa che fra dieci, quindici anni, il requisito sarà salito a 43 anni.

Questa misura piace ai sindacati. Il che lascerebbe intendere una facile approvazione per il 2024. Ma non è proprio così.

L’INPS ha calcolato che Quota 41 costerebbe all’istituto di previdenza 75 miliardi in dieci anni. Una enormità. Soprattutto nella situazione attuale e a maggior ragione se si guarda in prospettiva, quando andranno in pensione i lavoratori che oggi sono giovani.

Per questo motivo la soluzione più semplice resta sempre la stessa: stabilire delle soglie di età accanto a quella dei contributi. E introdurre delle penalizzazioni (magari più lievi di quelle attuali) per chi decide di uscire prima.

Perseverare con la Quote dopo tanti fallimenti sarebbe grave. Così come continuare a ignorare l’emergenza che verrà, quando arriveranno alla soglia della pensione milioni di lavoratori non garantiti.

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