La pensione di invalidità è reversibile?

In caso di morte dei pensionati gli eredi hanno diritto a una pensione. Vediamo se la pensione di invalidità è reversibile

7' di lettura

La pensione di invalidità è reversibile? Come è noto, in caso di morte del pensionato, i familiari superstiti hanno diritto ad una pensione a titolo proprio purché fossero a suo carico al momento del decesso (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

La pensione di invalidità è reversibile: gli eredi

Coniuge e figli minori non devono dimostrare di essere stati a carico del defunto, mentre la prova è necessaria per gli altri familiari.  

Se il defunto era già titolare della pensione al momento della morte, si parla di pensione di reversibilità. Se invece il defunto non era ancora pensionato ma aveva comunque maturato i requisiti di contribuzione per la pensione, si parla di «pensione indiretta».

Capita a volte che, al decesso, il de cuius fosse anche titolare di una pensione di invalidità civile. Di qui, il dubbio da parte dei parenti se anche questa sia reversibile, se cioè la stessa possa essere liquidata agli eredi da parte dell’Inps.

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La pensione di invalidità è reversibile: le norme

Il dubbio in merito alla reversibilità della pensione di invalidità va inquadrato e definito nei seguenti termini.

La pensione di invalidità civile è una forma di sussidio assistenziale rivolto nei confronti di chi ha una totale inabilità lavorativa, ossia un’invalidità pari al 100%. Essa pertanto prescinde dallo svolgimento di un lavoro, ma dipende unicamente dalla condizione invalidante di cui è affetto il titolare. 

Proprio per tale motivo, la legge riconosce la pensione di invalidità civile a chi ha determinati requisiti di reddito: proprio per venirgli incontro nel sostentamento delle ingenti spese mediche e di assistenza cui deve far fronte, pur in mancanza di una capacità lavorativa. 

La pensione di invalidità è reversibile: criteri di anzianità

Affinché i familiari del pensionato o del lavoratore possano ottenere uno dei due benefici è necessario che il lavoratore deceduto abbia maturato i requisiti previsti dalla normativa per la pensione di vecchiaia:

– 780 contributi settimanali in tutta la vita assicurativa

oppure

– in caso di defunto in possesso dei requisiti per aver diritto all’assegno ordinario di invalidità260 contributi settimanali, di cui 156 nel quinquennio precedente la data del decesso.

Ai superstiti del titolare di assegno ordinario di invalidità spetta la pensione indiretta, a condizione che siano perfezionati tali requisiti, includendo nel computo dell’anzianità contributiva anche il periodo di godimento dell’assegno.

L’unica eccezione è rappresentata da morte del lavoratore per cause di servizio, per la quale si prescinde dal requisito, e si procede con la pensione indiretta in caso di mancata liquidazione di una rendita dell’assicurazione infortuni.

La pensione di invalidità è reversibile? Ecco i motivi

Da quanto detto si comprende che l’importo della pensione di invalidità non segue la logica “contributiva”: non è cioè legata al versamento dei contributi versati nel corso della propria attività lavorativa come invece la pensione di vecchiaia.

Proprio tale ragione fa sì che la pensione di invalidità civile non sia reversibile: essa cioè non segue le regole per la pensione ai superstiti (quest’ultima invece è reversibile).

La pensione di invalidità è reversibile: i casi

Cosa spetta agli eredi del defunto invalido che percepisce la pensione di reversibilità? 

Questi dovranno innanzitutto comunicare all’Inps il decesso affinché l’Istituto di previdenza interrompa il versamento delle mensilità di tale contributo. Diversamente, si potrebbe infatti configurare un reato di truffa ai danni dell’Inps

Agli eredi spettano solo le quote della pensione di invalidità maturate fino al momento della morte. Quelle successive, invece, vanno immediatamente restituite.

Se invece l’invalido è deceduto dopo l’accertamento sanitario della commissione medica ma prima della liquidazione della pensione di reversibilità, agli eredi spettano i ratei dal momento dell’accertamento (anteriore alla liquidazione della pensione) fino al momento del decesso. 

Potrebbe infine succedere che l’invalido muoia dopo aver presentato la domanda per ottenere la pensione di reversibilità ma prima che venisse fatta la visita medica di accertamento.

In tale caso, gli eredi possono richiedere il riconoscimento dell’invalidità civile tramite istanza alla competente commissione medica, presentando tutta la documentazione medica in loro possesso che dimostri in modo inequivocabile l’infermità.

In tal modo, avranno diritto alle somme dal giorno della domanda fino al decesso. 

La pensione di invalidità è reversibile: ecco le somme

La pensione spetta in percentuale diversa, a seconda del grado di parentela degli aventi diritto:

–       coniuge: 60% della pensione
–       coniuge con un figlio: 80%
–       coniuge con due figli: 100%

Nel caso manchi il coniuge, i familiari a carico al momento del decesso, hanno diritto ad aliquote diversificate:


–       figlio: 70%
–       due figli: 80%
–       tre figli: 100%
–       un genitore: 15%
–       due genitori: 30%

Se il superstite che percepisce la pensione possiede altri redditi, la pensione viene ridotta percentualmente a seconda del reddito.

Nel caso più soggetti abbiano diritto alla pensione, la somma delle diverse aliquote non può superare comunque il 100% della pensione cui aveva diritto l’assicurato al momento del decesso.

La pensione di invalidità è reversibile: ecco a chi spetta

Sia che si tratti di reversibilità che di pensione indiretta questa viene riconosciuta a:

–       coniuge anche separato (se il tribunale ha decretato il diritto agli alimenti) o, in casi particolari, anche divorziato;
–       figli che alla data del decesso siano minori, studenti che non svolgano attività lavorativa (fino ai 26 anni se studenti universitari); inabili indipendentemente dall’età;
–       in alcuni casi specifici: genitori (ultra65enni, se non ci sono figli, nipoti, o coniuge e se sono a carico al momento del decesso); nipoti (se minorenni e se i genitori non sono in grado di assisterli al momento del decesso); fratelli e sorelle (se a carico e se non ci sono figli, coniugi, genitori o nipoti).

Il primo, fondamentale, chiarimento dunque è che per i figli non è richiesto il riconoscimento dell’invalidità (in nessuna percentuale) ma l’inabilità lavorativa.

Con sentenza n. 27448/2017, infatti, la Corte di Cassazione ha chiarito che non è decisiva la percentuale di invalidità se l’erede ha comunque a disposizione una residua capacità lavorativa. Per godere dell’assegno pensionistico il figlio deve trovarsi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi lavoro.

la pensione di invalidità è reversibile ?
La pensione di invalidità è reversibile?

In particolare nella succitata sentenza, i Giudici ricordano che “per il riconoscimento della prestazione” la normativa “attribuisce rilevanza al criterio oggettivo della assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa” (ai sensi dell’art. 8, comma 1, Legge 222/1984), cioè “essa deve essere determinata esclusivamente dalla infermità ovvero dal difetto fisico o mentale”.

Fino al 2008 la concessione della pensione ai superstiti era preclusa nel caso l’inabile svolgesse una qualsiasi attività lavorativa, anche part-time, al momento della scomparsa del genitore. Con l’Art. 46 della Legge 31/2008 è stata invece introdotta un’eccezione: l’attività lavorativa svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali, o presso datori di lavoro che assumono persone disabili con convenzioni di integrazione lavorativa (Art. 11, Legge n. 68 del 12 marzo 1999non preclude l’erogazione della pensione di reversibilità.

Inoltre, è importante precisare che l’inabilità lavorativa deve già sussistere al momento del decesso del parente mentre è totalmente irrilevante un’eventuale inabilità sopraggiunta successivamente.
Un’altra precisazione importante è che non è obbligatorio che il figlio inabile sia convivente con il genitore al momento del decesso ma è importante che sia a suo carico.

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