La regina degli scacchi: recensione di una mossa vincente

La regina degli scacchi: storia di una bambina prodigio che trova nel gioco il suo talento e il suo riscatto. Un piccolo gioiello tra le serie Netflix da non lasciarsi scappare.

6' di lettura

Il catalogo Netflix di ottobre ci ha regalato delle belle novità e, di certo, La regina degli scacchi è tra queste. Ha una trama lineare che in 7 episodi affascina lo spettatore senza far ricorso ad eventi eclatanti e grossi colpi di scena. La serie punta tutto sui dettagli e le sfumature. E vince il nostro interesse in poche, facili mosse.

Cosa sancisce la buona riuscita di una storia? In certi casi sono le trovate fantasiose che portano avanti il racconto. L’effetto sorpresa che ribalta l’intera narrazione e ci fa rivalutare tutto ciò che abbiamo visto fino a un attimo prima. Altre volte siamo spettatori di vicende meno spettacolari, fondate su brevi momenti che hanno un impatto profondo sui personaggi. È il caso della storia di Beth Harmon e del suo talento, che diventa anche un salva vita.

La regina degli scacchi. Grande successo per la serie Netflix
La regina degli scacchi. Grande successo per la serie Netflix

La regina degli scacchi: la poetica del gioco

Siamo negli anni ‘60. Dopo un incidente stradale, la piccola Beth Harmon (interpretata da Anya Taylor-Joy) viene accolta in un orfanotrofio. La sua vita cambia radicalmente, ma Beth cerca sin dal primo momento un appiglio nella quotidianità. Qualcosa a cui dedicarsi che la distragga dal dolore. Così, quando entra nel seminterrato dell’edificio e vede un uomo – il custode – curvo su una scacchiera, rimane folgorata.

Le pedine, il movimento fluido delle mani, tutto rimane talmente impresso nella sua mente che Beth non può fare a meno di pensarci fino al mattino successivo, quando comincerà a insistere affinché l’uomo le insegni il gioco.

Da subito Beth si rivela un piccolo prodigio degli scacchi. Impara ciò che deve fare semplicemente osservando. Di notte, immagina una scacchiera grande come tutto il soffitto della camerata e pensa alle strategie che utilizzerà nelle prossime sfide con il custode. 

La bimba vive gli scacchi appassionatamente, fino a lasciarsi consumare dal gioco. Continuerà così anche anni dopo, quando potrà accedere alle prime competizioni importanti. La mente di Beth è geniale, ma è anche una mente tormentata e scossa dagli eventi. Così il suo talento e il successo diventano rapidamente un’ossessione.

Beth, poi giovane donna, vede negli scacchi qualcosa di più di un semplice intrattenimento. È una sfida con se stessa e con un mondo ancora diffidente nei riguardi dell’intelletto delle donne.

Il titolo originale della serie, The Queen’s Gambit (il gambetto di donna) non solo fa riferimento a una strategia di gioco, ma strizza l’occhio proprio al fare di Beth, donna sicura di sé in un mondo notoriamente maschile

A fare da sottofondo all’incredibile storia di Beth, la colonna sonora di Carlos Rafael Rivera, costruita come un unicum in crescendo dal primo all’ultimo episodio. Il tutto si sposa benissimo con le scelte di regia di Scott Frank che realizza bellissimi primi piani su Beth, come per costringerci a vedere negli occhi della protagonista tutta la sua brama di conoscenza e la sua competitività. Ma anche la sua tristezza inestinguibile.

La regina degli scacchi fra competitività e formazione

Non è semplice pensare di appassionarsi a una competizione di scacchi vista dall’esterno. È un gioco lento, fatto di riflessione e attesa. Eppure La regina degli scacchi riesce nell’impresa di renderlo vivo anche per lo spettatore.

Tra le mani di Beth Harmon, pedoni, cavalli, alfieri, donne e re evocano immaginari fantastici. Grazie anche ai tempi narrativi ben gestiti, tra sequenze più pacate e scene più frenetiche, la serie non annoia. Al contrario, fa venir voglia di farsi prendere per mano dalla protagonista e imparare a giocare.

E insieme all’amore per gli scacchi e l’intelletto, la serie porta in scena un commovente racconto di formazione dalle atmosfere profonde che non scadono mai nel sentimentalismo. 

Complici una buona interpretazione del cast, una bella regia e di una trama dai ritmi sapientemente orchestrati, La regina degli scacchi si rivela un prodotto di intrattenimento che non delude

L’unica pecca è rintracciabile nella difficoltà ad affezionarsi ai personaggi che ruotano attorno a Beth, unico vero fulcro della narrazione. Se, da un lato, questo permette un racconto fluido e non frammentario, d’altro canto impedisce di sentire una vicinanza con il resto dei personaggi. 

In definitiva, comunque, la serie si dimostra all’altezza del lancio promozionale fatto da Netflix e si conferma una bella voce del catalogo di questo mese.

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